Pagina 2 | Furlan, l'intervista: "Effetto Jannik? Esempio per tutti"
Faceva parte del team anche Flavio Cobolli, che a Melbourne ha poi superato di slancio le qualificazioni.
«Non vedevo giocare Flavio da circa un anno e ritengo sia migliorato tantissimo. I piedi sono velocissimi, impressionanti, ha voglia, si allena molto bene e, aspetto da non sottovalutare, ha un grande team alle spalle. La qualificazione non mi sorprende».
Lei ha raggiunto un ottavo di finale a Melbourne, battendo Ivanisevic, nel 1996. Sono cambiate, rispetto a quei tempi, le condizioni di gioco?
«Racconto spesso a Jasmine che quando io venivo in Australia, all’incirca 30 anni fa, faceva sempre caldissimo, tutti i giorni. Ora il clima è cambiato e ci sono anche giornate intere in cui si deve portare la felpa. Il tempo varia e bisogna adattarsi. I campi, sempre ottimi, e le palle, sono piuttosto rapide e le condizioni veloci».
A proposito di Paolini, come spiega il salto di qualità che le ha permesso di raggiungere l’attuale n. 30 WTA?
«Ha acquisito consapevolezza ma con i suoi tempi, pian piano. Jasmine ha bisogna di toccare con mano il proprio livello. L’anno scorso, tra Montreal e Cincinnati, ha capito che stava esprimendo un tennis eccellente. Ha preso confidenza vincendo partite. C’è stato anche un miglioramento tecnico, in particolare sul servizio. È anche più ordinata tatticamente».