Volandri: “Sinner-Berrettini, sarà battaglia”

Il capitano di Davis anticipa la sfida: “Wimbledon è speciale, nessuno dei due in questo momento è felice di sfidare l'altro”
Volandri: “Sinner-Berrettini, sarà battaglia”
Lorenzo Ercoli
4 min

LONDRA (Inghilterra) - «I miei favoriti? Come sapete odio fare nomi. A Wimbledon i primi tre turni di Wimbledon fanno la differenza perché tra prima e seconda settimana la superficie cambia. Se non ci dovessero essere sorprese poi si tornerà ai nomi di Sinner, sappiamo c’è il match con Berrettini, e Alcaraz». Filippo Volandri oggi sarà un po' come noi: con un occhio spalancato per gustarsi lo spettacolo e l'altro socchiuso, consapevole che comunque vada, il tabellone di Wimbledon perderà uno tra Sinner e Berrettini. Ma alla fine, questi sono i rischi del mestiere. Lo sa bene il capitano della nazionale di Davis, che da un certo punto di vista ha già vinto: ben dieci italiani nel tabellone principale del torneo più prestigioso è un trionfo.

Oggi il derby Sinner-Berrettini, lei li conosce bene: che match si aspetta?
«Nessuno dei due è contento di giocare con l’altro al 2° turno di Wimbledon. Mi aspetto una battaglia, poi il resto ce lo dirà il campo. L’erba della prima settimana è diversa ma entrambi sono giocatori che hanno dimostrato di adattarsi bene alla superficie: qui uno ha fatto finale e l’altro ha semifinale».

Ormai negli Slam siamo abituati bene. Degli altri azzurri chi le ha fatto una buona impressione?
«Sicuramente Musetti. Lui può giocare pure sulla luna, ma è il primo anno che vediamo un’adattabilità così buona sull’erba. Da lui come in ogni torneo ci aspettiamo che possa andare in fondo, naturalmente senza mettergli troppa pressione. Però ha le carte in regola».

Cosa rende Wimbledon diverso dagli altri tornei?
«È difficile spiegare l’atmosfera che si respira lì. Quando i giocatori raccontano della tradizione che si sente è tutto vero. Poi adesso la struttura è pazzesca e il regolamento è meno rigido del passato, ma l’atmosfera è sempre quella. Le mie esperienze non sono mai state troppo positive, però ricordo di aver inaugurato il Campo 1 con Berdych, finalista dell’anno prima, ed è qualcosa che ho sentito sulla mia pelle».

Si aspettava il rientro di Djokovic? Ljubicic dice che nell’esperienza con Federer si è accorto delle difficoltà di recuperare in fretta i problemi al ginocchio.
«Sono d’accordo con Ivan, rientrare così velocemente su una superficie dove hai bisogno di tutti gli appoggi, specialmente nei primi giorni si scivola tanto, non è facile. Nole si è assunto un bel rischio, ma è anche vero che conosce l’erba a memoria. Però, sapendo che per lui l’Olimpiade è importante, pensavo rimanesse sulla terra».

L’Olimpiade sarà importante anche per lei. Forse per la prima volta l’Italia arriva con chance concrete di medaglie, anche più di una.
«Maschile e femminile possono giocarsela, tutto il tennis azzurro può fare medaglia. L’Olimpiade è un torneo a sé, come la Davis, hai la responsabilità di una bandiera sulle spalle. I ragazzi però stanno acquisendo molta esperienza, quindi partiamo fiduciosi e si può far bene. Il Roland Garros naturalmente non sarà quello di maggio».

Si è fatto un’idea di come sarà affrontare la Davis da campioni in carica?
«Cambia, ma ci dà lo spunto per seguire un nuovo progetto. Il successo ci può servire per creare una mentalità vincente e andare a caccia di un nuovo titolo, non necessariamente quest’anno. Da adesso non sarà come cercare di vincere dopo 47 anni. Per noi riuscirci al terzo anno e alla prima finale dopo tante defezioni è stato importante».
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