Rublev shock, le parole che agitano il tennis: "Mi davo racchettate fino a sanguinare"
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Rublev shock, le parole che agitano il tennis: "Mi davo racchettate fino a sanguinare"

Il tennista russo da mesi combatte contro la depressione. Uscito di scena nel torneo di Rotterdam si è sfogato
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ROMA - Lacrime, sorrisi, racchette spaccate a terra e sulle ginocchia. Andrey Rublev e la sua depressione portata anche sui campi da tennis. Ora sono mesi più facili rispetto allo scorso anno: “È iniziato tutto a Wimbledon. Quello è stato il momento peggiore che ho affrontato. Non riguardava il tennis, riguardava me stesso. I miei pensieri mi creavano molta ansia e non riuscivo più a gestirli. Credo di avere un po' di bipolarismo”, aveva dichiarato il tennista in una recente intervista. E durante il torneo di Rotterdam, in conferenza stampa, è tornato sull’argomento.

Rublev e la paura: le sue parole

“Mi sento come una persona dipendente da qualcosa" ha ammesso Rublev. "Ogni giorno ho paura, ma oggi sono riuscito a calmarmi. Non so se il giorno dopo ci riuscirò. L'importante è accettarsi, mettere da parte il proprio ego e ascoltare la propria voce interiore. Consiglio a tutti di essere onesti con se stessi. Il 99% delle persone al mondo, anche se pensano di esserlo, non sono completamente oneste con se stesse. Le racchettate sulle ginocchia? Quando rivedevo i video di quelle scene, all’inizio mi sentivo male perché non sono quel tipo di persona. Ma quello lì non sono più io, quelle immagini appartengono a una vita precedente. Prima prendevo pastiglie che non mi erano affatto d'aiuto. Ho smesso di assumerle e ho trovato supporto in Marat Safin. Ho iniziato a lavorare con uno psicologo e imparato molto su me stesso. Anche quando non mi sento di buon umore, non provo più quella folle ansia e lo stress di non capire cosa fare della mia vita". Un messaggio a se stesso, un messaggio per tutte quelle persone che combattono contro ansie e paure. Il russo è uscito di scena dal torneo di Rotterdam per mano di Hurkacz. Il suo inizio di stagione non è di certo memorabile. Ma la priorità è solo una ora: ritrovarsi a livello personale per inseguire altri successi con la racchetta in mano.


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