L’associazione di Djokovic si schiera con Sinner e attacca il sistema antidoping: “È ingiusto”

La Professional Tennis Players Association in difesa del numero uno con il direttore esecutivo Ahmad: "Jannik è coinvolto in una disputa politica e legale"

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Pubblicato il 12.02.2025, 10:21 (Aggiornato il 12.02.2025, 12:47)

Mancano ancora poco più di due mesi alla data tanto attesa. Il 16 e 17 aprile, al Tas di Losanna si svolgerà l'udienza sul ricorso Wada contro la decisione di assolvere Jannik Sinner sul caso Clostebol. L'agenzia mondiale antidoping insiste sulla “colpa o negligenza” del giocatore, responsabile del suo staff nonostante non fosse a conoscenza delle condizioni del suo fisioterapista del tempo, Giacomo Naldi. In difesa del numero uno è intervenuta la Professional Tennis Players Association (PTPA), associazione fondata durante il periodo della pandemia da Novak Djokovic. In particolare, a esprimersi sui social è stato il direttore esecutivo, Ahmad Nassar.

Sinner: la lettera della PTPA

Nassar esordisce definendo “ingiusto” l'intero sistema antidoping, elencando poi i motivi della sua affermazione. “Il sistema antidoping dovrebbe preoccuparsi di colpire i dopati. I dopati sono coloro che cercano di migliorare le proprie prestazioni tramite sostanze illegali”, spiega il direttore esecutivo della PTPA, aggiungendo che “le sostanze illegali e le soglie di test per i risultati positivi devono essere strutturate. Questo però non accade. Parliamo per lo più di quantità irrisorie, cose che in realtà non migliorano le prestazioni. Questo è l’inizio dell’ingiustizia per tutti”. Secondo Nassar, inoltre, Sinner è "coinvolto in una disputa politica-legale tra le due agenzie. E sta ancora aspettando da quasi un anno che ci sia un giudizio definitivo". Il numero uno "è stato messo in una situazione ingiusta. L'Itia sostiene di aver seguito il suo processo e le sue regole. La Wada non è d’accordo e sente la necessità di respingere l'Itia. Sfortunatamente, questo non è stato un risultato sorprendente per altre situazioni. Ciò non significa che siamo d’accordo con l’appello della Wada o con la decisione originale dell'Itia".

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