Djokovic attacca l'Atp: "Dovrebbe dare più soldi ai tennisti"

Prima dell'esordio a Miami contro Hijikata, il serbo denuncia una distribuzione dei ricavi non equa in base alla popolarità di questo sport

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Pubblicato il 21.03.2025, 12:20 (Aggiornato il 21.03.2025, 12:28)

Forse la sua intenzione era calmare gli animi, ma non è riuscito a trattenersi e così si è lasciato andare una stoccata non da poco. Prima dell'esordio al Masters 1000 di Miami contro Hijikata, Novak Djokovic è tornato a parlare del controverso comunicato pubblicato dalla Professional Tennis Players Association (PTPA), sindacato professionistico fondato dal serbo e da Vasek Pospisil, sostenuto anche da altri giocatori come Nick Kyrgios. Il direttore esecutivo della PTPA si era scagliato contro gli organi di governo del tennis, definendoli "corrotti", e ha attaccato anche Sinner con varie inesattezze. Djokovic, che non compare tra i firmatari del documento, ha ammesso qualche perplessità: "Alcune parole a mio avviso sono piuttosto forti, ma immagino che il team che se ne occupa sappia cosa stia facendo e quale terminologia usare per provocare una reazione. Sono stato molto attivo nella politica del tennis, sentivo che era mia responsabilità usare la mia influenza per lottare per i diritti di tutti i tennisti, ma nella lettera non c'è la mia firma perché voglio che altri giocatori si facciano avanti".

Djokovic: "Il tennis è solo nono come distribuzione dei montepremi agli atleti"

Djokovic ha comunque sostenuto che qualcosa nel tennis deve cambiare: "Ci sono molte questioni da risolvere, mi auguro che tutti gli organi di governo, inclusa la PTPA, si riuniscano e le risolvano". Un problema da risolvere per Nole è la distribuzione dei guadagni ai giocatori: "Il tennis è il terzo sport più popolare al mondo, ma è solamente il nono in termini di distribuzione dei montepremi agli atleti. Questo deve cambiare, perché se più atleti potranno vivere di tennis ci ritroveremo con più giocatori. E potremo dar loro un futuro". L'obiettivo del serbo non è creare conflitti: "Non sono mai stato favorevole alla divisione del tennis, ma ho sempre lottato per una maggiore rappresentanza e influenza dei giocatori nel nostro sport, e credo che non siamo ancora considerati come dovremmo".

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