L'allarme di Nadal scuote il tennis: "Cosa succede se arriva uno di due metri e...?"
Durante una conferenza presso Escuela Universitaria a lui intitolata di Madrid, Rafael Nadal ha parlato dell'evoluzione del tennis e degli atleti. Il campione spagnolo, ritiratosi in occasione delle Final Eight di Coppa Davis di novembre, ha espresso una sua preoccupazione sul futuro di questo sport: "Gli atleti sono sempre più alti e si muovono meglio. Il servizio ha un impatto decisivo. Se non si limita questa potenza, arriverà qualcuno alto più di due metri e con buona mobilità e non si potrà competere contro di lui, non si riuscirà a fare un break". Un cambiamento che secondo Rafa non è però ancora arrivato: "Djokovic ha giocato una finale due giorni fa, io ho continuato a competere fino a un anno e mezzo fa. Questo mi porta a pensare che il cambiamento non sia stato ancora così brusco, perché abbiamo continuato ad avere possibilità di successo".
Nadal, il ricordo di una carriera straordinaria
Nadal ha anche avuto modo di ripercorrere qualche tappa della sua indimenticabile carriera, tra cui la diagnosi nel 2005 della sindrome di Muller-Weiis al piede sinistro che avrebbe potuto compromettere il suo percorso: "Vari medici mi dissero che non avrei più giocato. Avevo 19 anni ma alla fine si trovò una soluzione. Deviare il punto d’appoggio con una soletta di 7 millimetri e una scarpa speciale. E funzionò. Anche se questo ha creato conseguenze negative in tutto il resto del corpo". Poi un ricordo sulla finale vinta a Wimbledon contro il rivale e amico di sempre, Roger Federer: "È stata una delle partite più difficili da gestire della mia carriera, per ciò che significava in quel momento. Era la terza finale a Wimbledon, dopo aver perso nel 2006 e 2007 contro di lui. Batterlo mi ha dato una spinta in più, mi ha fatto capire che potevo vincere grandi tornei anche fuori dalla terra battuta".