Furlan non ha dubbi: "A Wimbledon sarà ancora una sfida Sinner-Alcaraz"
Due titoli in singolare nel circuito maggiore e un best ranking di numero 19 ATP. Già da giocatore, Renzo Furlan aveva scritto pagine importanti della storia tennis italiano, comandando le classifiche tra i giocatori azzurri per 121 settimane. Poi la lunga e fruttuosa esperienza da allenatore di Jasmine Paolini, fino alla top 5 del ranking WTA. Ora è il momento di cambiare prospettiva durante il torneo di Wimbledon, in cui farà parte della squadra dei commentatori di Sky Sport: «Questo ruolo mi permetterà di parlare di ciò che mi compete, ossia il tennis, facendolo da un’angolazione diversa».
Le mancherà il suo ruolo di coach durante Wimbledon?
«In realtà credo di no. Certamente nasco come allenatore e piano piano mi piacerebbe farlo di nuovo. Però è un momento in cui mi piace questo tipo di alternanza, quindi sono molto curioso ed entusiasta di poter vivere il torneo da una prospettiva diversa».
È corretto affermare che allenare Tyra Grant sarebbe un’esperienza simile a quella vissuta con Jasmine Paolini?
«Sicuramente si tratterebbe di una situazione che conosco e in cui penso di essere abbastanza bravo, perché anche con Jasmine avevamo iniziato il percorso quando era molto giovane. Ma sarebbe anche una situazione diversa perché lei ha già un allenatore con cui si è accordata, ossia Matteo Donati. Quindi darei il mio contributo insieme a un altro tecnico. La ragazza ha un grandissimo talento, e l’idea mi piace, ma voglio ancora conoscerla meglio e faremo altre settimane di prova oltre quella che stiamo facendo».
Al maschile, chi sono i favoriti e quali sono le chance di Sinner?
«I principali favoriti credo siano abbastanza scontati, oltre Jannik e cioè Carlos Alcaraz e Novak Djokovic. Invece sono molto curioso di vedere cosa saranno in grado di fare tennisti come Jack Draper, che ha un potenziale enorme, e Holger Rune, che è ancora molto discontinuo ma nei palcoscenici importanti non si tira mai indietro. Ma anche Joao Fonseca e Lorenzo Musetti, anche se sull’azzurro ci sono un po’ di incognite perché non ha giocato dopo Parigi. Incognite che, purtroppo, sono ancora più importanti nel caso di Matteo Berrettini, fermo ormai da tanto tempo».
Relativamente alla superficie, quanto è cambiata rispetto al passato?
«Totalmente. Anni fa giocare sull’erba era come farlo su un campo da calcio, era molto irregolare e le palle erano più veloci. Negli anni si è lavorato per rendere la superficie più dura, infatti ora la palla rimbalza alta e il manto erboso è molto fitto e soprattutto all’inizio è regolarissimo. Inoltre, la palla adesso ha molto più controllo».
Come spiega il fatto che Sinner, al momento, abbia ottenuto meno risultati a Wimbledon che al Roland Garros?
«Secondo me è casuale. Se non sarà quest’anno, sarà il prossimo, ma Jannik a mio avviso vincerà Wimbledon. L’erba è una superficie sulla quale può generare il massimo della sua potenza, e quando lo fa diventa devastante. Poi ha una caratteristica che si adatta benissimo a questi campi, ossia il fatto di essere molto basso quando gioca».
Il torneo femminile, invece, sarà più aperto? E quali sono le possibilità di Paolini?
«Sì, la situazione è molto diversa rispetto al maschile. Penso non ci sia una vera favorita e la platea di pretendenti è molto più ampia. Jasmine, senza alcun dubbio, sarà tra le pretendenti al titolo. Forse Aryna Sabalenka è leggermente avanti alle altre, ma non ha ancora mai fatto grandi risultati sull’erba. Tra le favorite metto Keys e Swiatek, ma anche Pegula e Andreeva possono essere pericolose. Mirra, però, tecnicamente ha ancora qualcosa da migliorare su questa superficie, negli spostamenti e sul lato del dritto, e gioca ancora troppo alta. Rybakina, se fosse al top a livello di motivazione, sarebbe probabilmente la vera favorita».
