Nadal e la nuova vita dopo il tennis: "Non ho più toccato la racchetta". Poi parla di Alcaraz e Sinner: "Devono migliorare in due aspetti"

La leggenda del tennis spagnolo si racconta a un anno dal ritiro: "Senza Djokovic e Federer non avrei mai fatto questa carriera. Jannik e Carlos dominano, la finale del Roland Garros è stata emozionante. Ma possono crescere ancora entrambi"
Simone Zizzari

È l'ossessione nell'allenare i particolari che trasforma un campione in leggenda. Rafael Nadal ne sa qualcosa. La sua bulimia da competizione era rinomata nel circuito, almeno fino allo scorso anno quando al Roland Garros, lo spagnolo 38enne ha detto basta. Fine dei giochi, fine della battaglia. La testa di Rafa era ancora al top, la fame di trionfi sempre la stessa, il desiderio di allenare i particolari intatto. C'era però quel piede maledetto e un fisico che cominciava a scricchiolare troppo frequentemente. "Da quel giorno non ho più preso una racchetta in mano", ha detto l'ex numero uno al mondo che sulla bacheca di casa può mostrare la bellezza di 22 titoli Slam. In una lunga e bellissima intervista al New York Times, Rafa ha parlato di tutto: della sana rivalità con i Big Three, dello stato del tennis attuale e del duopolio Sinner-Alcaraz che sta facendo il vuoto dietro di sé.

La nuova vita di Nadal dopo il tennis

La chiacchierata nella sua casa di Maiorca parte dal nuovo capitolo della vita di Rafa Nadal. Non c'è più spazio per il tennista, ora la priorità sono i due figli. "Voglio passare più tempo a casa con la mia famiglia. E poi ho molto lavoro arretrato da recuperare". Oggi lo spagnolo si divide tra gli incontri con gli sponsor, la Rafa Nadal Academy, gli hotel e un'azienda che produce integratori. Forse è più impegnato oggi di quando giocava: "Ora ho maggiori responsabilità, allora pensavo solo a scendere in campo e dare tutto quello che avevo". Il tennis ora non è prioritario. Ma questo non vuol dire che sia solo un ricordo: "Da quando ho smesso non ho più giocato perché dopo il mio ritiro dello scorso anno ho sofferto molto per il piede". Già quel problema è diventato cronico e lo ha torturato negli ultimi anni della sua carriera, "dopo lo Slam vinto in Francia nel 2002 ho avuto grandissime difficoltà a camminare per un mese. Ora però voglio tornare ad allenarmi altrimenti rischio di dimenticarmi come si gioca a tennis". Sarebbe un paradosso. 


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La rivalità di Nadal con Federer e Djokovic

Nadal passa poi a raccontare la rivalità con gli altri tre eroi di questo sport: "La cosa bella non sono stati tanto i successi quando le emozioni che abbiamo vissuto e fatto vivere ai tifosi. Io, Roger e Novak insieme abbiamo vinto 66 titoli del Grande Slam ma alla fine nei miei ricordi c'è soprattutto il grande senso di rivalità positiva che vivevamo in campo". C'è spazio anche per Andy Murray, "un rivale straordinario" che insieme a Federer e Djokovic hanno voluto salutare Rafa nel giorno del suo addio al tennis: "Personalmente ho vissuto un'emozione unica. Sono stato molto felice di aver vissuto un momento così bello", ha detto Nadal che insiste su un punto fondamentale: "Non avrei mai vinto tutto quello che ho vinto se non ci fosse stata la rivalità con gli altri campioni a motivarmi e a farmi crescere come uomo e come professionista. Non avevamo mai tempo per rilassarci, dovevamo sempre lavorare per spingerci oltre il limite per restare lassù e per competere. Non mi allenavo solo per me stesso ma anche per superare gli altri. E questo aspetto è stato determinante".


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Il commento di Nadal su Sinner e Alcaraz

A proposito di rivalità. Una volta c'era l'oligopolio dei Beatles della racchetta. Oggi la cerchia si è ristretta a due: Sinner e Alcaraz. Rafa ha uno splendido rapporto con entrambi: "Quando penso a loro due mi torna subito in mente la pazzesca finale del Roland Garros dello scorso giugno durata cinque ore e mezza. È stata una partita incredibile dall'altissimo livello emotivo. Con i primi tre set piuttosto normali e gli ultimi due straordinari. Carlos in quell'occasione ha sbagliato l'approccio tattico al match mentre Jannik è stato sfortunato sullo 0-40 ma non penso abbia giocato con la giusta determinazione i punti decisivi e dopo allora ha smesso di fare quello che sapeva fare bene: tirare e giocare con questa velocità extra sulla palla. Non riusciva più a giocare con l'aggressività espressa in precedenza. È stata comunque una finale indimenticabile, una delle più emozionanti che abbia mai visto e sono stato fortunato ad assistervi da tifoso a casa. Se mi è venuta nostalgia vedendo quel match? No, ho accettato al 100% la mia nuova vita da commentatore", ha detto scherzando.

Sempre parlando di Sinner e Alcaraz, Nadal ha sottolineato il miglioramento dell'azzurro al servizio, "e poi imprime al dritto un ritmo che è molto difficile da seguire. È molto veloce nel raccogliere la palla in anticipo ed è rapido nel trasformare la difesa in attacco. Secondo me deve e può migliorare ancora molto nella sensibilità del tocco di palla". Morbidezza di giocata che invece è una delle caratteristiche migliori di Carlos: "Lui è più imprevedibile e può inventare magie in ogni momento, può giocare a un livello che probabilmente a volte Jannik non riesce a raggiungere ma allo stesso tempo commette anche più errori: può giocare meglio, ma anche peggio. Deve trovare un giusto equilibrio. Avendo un repertorio leggermente più completo dell'avversario, Carlos a volte commette errori perché cerca delle giocate sorprendenti da vedere. Lo fa per essere imprevedibile ma il rischio in queste giocate aumenta. Comunque vedere giocare Carlos è molto divertente perché è in grado di produrre cose incredibili e allo stesso tempo è in grado di commettere errori banali. Tutto questo è molto umano. In cosa può migliorare Alcaraz? Deve tarare meglio l'approccio tattico in alcune partite perché a volte sembra che giochi sempre per chiudere il punto, anche quando non ce n'è bisogno. Sia lui che Jannik hanno ampi margini di miglioramento. Sono davvero bravi", ha concluso Nadal. Parole da leggenda.


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È l'ossessione nell'allenare i particolari che trasforma un campione in leggenda. Rafael Nadal ne sa qualcosa. La sua bulimia da competizione era rinomata nel circuito, almeno fino allo scorso anno quando al Roland Garros, lo spagnolo 38enne ha detto basta. Fine dei giochi, fine della battaglia. La testa di Rafa era ancora al top, la fame di trionfi sempre la stessa, il desiderio di allenare i particolari intatto. C'era però quel piede maledetto e un fisico che cominciava a scricchiolare troppo frequentemente. "Da quel giorno non ho più preso una racchetta in mano", ha detto l'ex numero uno al mondo che sulla bacheca di casa può mostrare la bellezza di 22 titoli Slam. In una lunga e bellissima intervista al New York Times, Rafa ha parlato di tutto: della sana rivalità con i Big Three, dello stato del tennis attuale e del duopolio Sinner-Alcaraz che sta facendo il vuoto dietro di sé.

La nuova vita di Nadal dopo il tennis

La chiacchierata nella sua casa di Maiorca parte dal nuovo capitolo della vita di Rafa Nadal. Non c'è più spazio per il tennista, ora la priorità sono i due figli. "Voglio passare più tempo a casa con la mia famiglia. E poi ho molto lavoro arretrato da recuperare". Oggi lo spagnolo si divide tra gli incontri con gli sponsor, la Rafa Nadal Academy, gli hotel e un'azienda che produce integratori. Forse è più impegnato oggi di quando giocava: "Ora ho maggiori responsabilità, allora pensavo solo a scendere in campo e dare tutto quello che avevo". Il tennis ora non è prioritario. Ma questo non vuol dire che sia solo un ricordo: "Da quando ho smesso non ho più giocato perché dopo il mio ritiro dello scorso anno ho sofferto molto per il piede". Già quel problema è diventato cronico e lo ha torturato negli ultimi anni della sua carriera, "dopo lo Slam vinto in Francia nel 2002 ho avuto grandissime difficoltà a camminare per un mese. Ora però voglio tornare ad allenarmi altrimenti rischio di dimenticarmi come si gioca a tennis". Sarebbe un paradosso. 


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