Jasmine Paolini esclusiva: "A inizio 2026 un nuovo coach"

La tennista azzurra si racconta senza filtri: "Errani potrà aiutarmi anche in futuro"
Lorenzo Ercoli
Lorenzo Ercoli

5 min

Pubblicato il 16.09.2025, 07:41 (Aggiornato il 16.09.2025, 08:23)

«Lo sai che qui ti chiamano “Boss”?», chiede un giornalista cinese dall’inglese stentato. Jasmine ascolta, ai suoi lati Tathiana Garbin e Sara Errani se la ridono con complicità. Paolini ringrazia e nel media day scopre di essere una delle più amate, quasi di casa: tra interviste con una conduttrice vestita da tennista, sfide bizzarre per i social media cinesi e selfie “rubati” dalla stampa locale. Paolini e le sue compagne non potranno però fare sconti alla Cina nell’esordio di Billie Jean King Cup. Da qui parte la nostra difesa al titolo. Nell’ultimo anno Jasmine ha vissuto uno strano limbo. Lo storico trionfo di Roma, la finale a Cincinnati, la semifinale a Miami: risultati che per molte sarebbero già un testamento di carriera. Per lei, fino a un paio d’anni fa, sarebbe stato lo stesso. Essere andata oltre, a volte le si ritorce quasi contro. C'è stato l’addio a Renzo Furlan, seguito da quello recente al preparatore Andrea Bracaglia: un doppio vuoto che apre domande sul team del 2026. Una certezza però rimane: Sara Errani. Ieri si è presa cura di un dettaglio particolare, il dritto al volo della compagna, commentandolo nientemeno che con Billie Jean King in persona.

Intanto Jasmine è lì, numero 8 del mondo, sempre con le migliori, determinata a non perdere terreno. La maglia azzurra non porta punti, ma può diventare un altro frammento decisivo nel mosaico della stagione 2025. 

Sui suoi risultati quest’anno si è detto molto. Lei dal 2025 cosa si aspettava e quanto è soddisfatta? 

«Nel 2024 ho tenuto una continuità molto alta e non era facile ripetersi in questa stagione. L’obiettivo però era quello di provarci e di crescere su una serie di aspetti che tutt’ora vanno migliorati. Il 2025 finora è comunque positivo, anche se ho sofferto qualche alto e basso in più. A fine anno è la costanza a farti rendere». 

Spesso si fa l’errore di pensare che a 29 anni non ci si possa migliorare e invece… 

«Djokovic, Nadal e Federer insegnano che si può. Per quanto mi riguarda il margine più evidente è sul servizio, poi c’è altro ma è meglio non sbilanciarsi. In generale posso lavorare su tanti dettagli: tennis, fisico e mente». 

Quando perde viene rimproverata perché “spreca” troppe energie in doppio. Lei cosa risponde? 

«Da quando lo gioco sono migliorata e mi è servito per arrivare dove sono. Ci sono settimane in cui perdi in singolare e poter andare avanti in doppio ti aiuta. Ovvio che fisicamente a volte sia più dispendioso, però mi diverto. Il prossimo anno andrà programmato bene, ma continueremo: io e Sara abbiamo degli obiettivi da raggiungere». 

A proposito di 2026, come si evolverà il team? Sara, coach o meno, mi sembra abbia un ruolo centrale. Ci sarà qualcun altro? 

«Sara capisce questo gioco molto bene, e in campo può sempre darmi una mano. Ovviamente sto cercando anche un nuovo coach che possa aiutarmi, perché no, insieme a Errani. Per il finale di stagione mi sono organizzata con la Federazione, come fatto a New York, e ci sarà di nuovo Gaio. L’obiettivo è iniziare il 2026 con un team al completo». 

A 29 anni si può ancora sognare di diventare numero 1 e vincere uno Slam? 

«Io provo a non pensarci. Mi concentro a tenere il livello di cui parlavamo prima, quello che poi ti consente di cogliere le chance che si possono presentare. Se durante l’anno sei continua, le occasioni arrivano. Ci sono tornei più difficili da giocare, ma l’obiettivo per me è migliorarmi ogni giorno, senza pensare al numero 1 o ad altro». 

A chi non vive il tour come spiega le difficoltà mentali affrontate anche da campionesse che tutto questo l’hanno raggiunto? 

«Questa è una domanda tosta, ma va trovato un equilibrio. Io sono consapevole di vivere un sogno, ma ci sono momenti difficili e quest’anno ce ne sono stati. Quando mi sento così provo a ripetermi che ci sono cose ben peggiori, anche se sul momento non è facile trovare aspetti positivi. Giocare tanti tornei può essere un bene perché ogni settimana si può ripartire, ma se le cose non vanno si entra in una fase negativa. Alle tue spalle servono persone importanti e la consapevolezza che c’è anche altro nella vita. A volte, anche solo sdrammatizzare mi aiuta ad analizzare il momento». 

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