L’incredibile teoria sugli infortuni di Djokovic: "È esattamente il contrario di quello che si pensa…"

L'esperto di benessere degli atleti, Stephen Smith, fondatore e Ceo della Kitman Labs, stupisce tutti con la sua analisi delle problematiche del serbo
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Come si è visto anche a Shanghai, l'incredibile tempra di Novak Djokovic sta mostrando segni di cedimento. Il serbo, che nei primi 20 anni della sua straordinaria carriera era riuscito a preservarsi da infortuni seri ed a giocare con grande continuità, sembra ora essere arrivato al 'redde rationem', pagando dazio all'età che avanza e collezionando un problema dietro l'altro. Non è però solamente un problema fisiologico e anagrafico, almendo stando a sentire quanto dichiarato da Stephen Smith, esperto di benessere degli atleti e prevenzione degli infortuni, che ha analizzato a fondo l'ormai continua lotta del leggendario tennista serbo con il suo corpo. Il fondatore e CEO di Kitman Labs, azienda leader mondiale nel settore della scienza e dei dati sportivi, ha anche espresso il suo punto di vista sul possibile impatto dell'approccio di Djokovic alla programmazione.

 

 

"Giocare meno non sempre fa meglio"

Paradossalmente, in un momento in cui il tennis è bersagliato di critiche per i troppi impegni a cui sono chiamati i giocatori, che sembrano aver fatto impennare il numero degli infortuni, Smith va controcorrente, proponendo un sua visione diametralmente opposta a quell comune: "Certamente tutti gli infortuni che Djokovic sta patendo sono legati all'età agonistica e dunque all'usura, ma nel suo caso potrebbe anche esserci un'altra spiegazione. Dal 2003 al 2023, Nole non ha mai riportato problemi fisici seri e questo ha favorito la sua straordinaria longevità profesionistica, ma negli ultimi 18 mesi è stato costretto ad alternare tornei a stop più o meno lunghi. Questo, e la decisione di centellinare i tornei cui partecipare, hanno fatto il resto. Penso che a volte il periodo di riposo che si ha quando si sta curando un infortunio significhi che il carico di allenamento diminuisce e poi si torna in campo e ci si aspetta che si gareggi allo stesso livello, e questo può causare una serie di infortuni a cascata".

 


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