Le bellissime parole di Muguruza per Paolini: "So quanto è difficile restare a quei livelli". E su Sinner...
«Prima, con Serena e Venus, c’erano due tenniste che vincevano quasi sempre. Oggi invece il circuito è molto più aperto e competitivo: le Top mantengono continuità, ma in ogni grande torneo ci sono tante giocatrici in grado di imporsi, a seconda della superficie. A me questo piace». Ritiratasi poco più di due anni fa, Garbine Muguruza è andata avanti senza colpo ferire. Oggi 32enne, la campionessa del Roland Garros 2016 e di Wimbledon 2017, già n.1 del mondo, è rimasta una presenza viva e riconoscibile nel tennis. L’entusiasmo e il carisma che la caratterizzano sono intatti: si percepiscono tanto nel ruolo di direttrice delle WTA Finals quanto nella sua avventura con Tennis Channel. Per il secondo anno alla guida del torneo che vede protagoniste le migliori otto al mondo, Garbine difficilmente avrebbe potuto chiedere di meglio.
Guardando i due gironi è facile notare il grande equilibrio. Immagino sia soddisfatta.
«Il livello è incredibile. Ben 6 ragazze erano presenti già lo scorso anno e in più accogliamo Keys e Anisimova alla sua prima partecipazione. Questo ruolo mi sta piacendo e sono contenta di poter imparare quanto lavoro ci sia dietro le quinte e di poter assicurare alle ragazze ciò di cui hanno bisogno. Ogni match in campo a Riyadh potrebbe tranquillamente essere una finale Slam».
Tra le conferme anche Paolini, che valore ha per lei essere di nuovo qui?
«Sono davvero felice di rivederla. Jasmine nel 2024 ha vissuto una svolta e so quanto sia difficile mantenere quel livello per un altro anno dovendo gestire tante nuove aspettative. Il tennis italiano è all’apice e qui vedo anche il supporto che le ragazze ricevono dalla Federazione. In doppio c’è anche Sara, la sua forza mentale è incredibile. Non solo è motivata, ma continua a vincere».
Jasmine si è giocata la qualificazione fino all’ultimo. Quanto può essere stressante?
«Ho avuto la fortuna di giocare diverse edizioni e di vincere nel 2021. Ci sono anni in cui è tutto facile e stagioni dove fino all’ultimo non sai se ce la farai. È una corsa stressante, ma dai tutto perché vuoi entrare tra le migliori otto. E se ti qualifichi non ti rilassi perché ogni match è difficile. In più con il format a gironi, puoi perdere un match e vincere il torneo, come successe a me a Guadalajara contro Pliskova».
Oggi Italia-Spagna si traduce in Sinner-Alcaraz. Come vive questa rivalità da spettatrice?
«Chiaramente conosco un po’ meglio Carlos. Sono ragazzi dalle personalità diverse, ed è una cosa che adoro. Alcaraz è molto estroverso, sorride tanto, esterna molto di più le sue emozioni e ha grande energia. Jannik, ti accorgi subito quanto sia responsabile e un gran lavoratore. Da ex tennista, ammiro la sua forza mentale, perché alla fine tutti abbiamo alti e bassi, ma Jannik è davvero una roccia, e sono impressionata che, così giovane, sia in grado di padroneggiare così bene tutti questi aspetti. È destinato a essere uno dei più grandi».
Come cambia la vita di due campioni del genere?
«Quando vinci uno Slam la tua vita cambia: tutti vogliono un pezzo di te. Ci sono tante attenzioni e aspettative da gestire: questo richiede un processo di apprendimento. La cosa importante è gestire le energie perché quelle ti servono in campo per fare il tuo lavoro. Non è facile come i tifosi potrebbero pensare, non è automatico continuare a vincere».
Serena a Parigi, Venus a Wimbledon. Cosa significa aver vinto i suoi titoli Slam in finale contro le Williams?
«Le persone pensavano fossi pazza, ma per me affrontarle in finale rappresentava la conclusione perfetta. Sono cresciuta ammirandole, poi le ho affrontate tante volte e oggi è bello sapere di aver vinto due Slam battendo le migliori della storia. Nella mia carriera sono stata anche n.1 del mondo, ma vincere un Major è più bello. I trofei rimangono, li puoi guardare e toccare ogni giorno».
