La Coppa Davis senza Sinner e Alcaraz, Gaudenzi reagisce così: “Con questi calendari…”
È successo tutto nella notte tra lunedì e martedì: i compagni non hanno fatto in tempo a salutarlo che Alcaraz era già diretto a Murcia. Il numero 1 del mondo non giocherà la Coppa Davis e domani, senza di lui, la Spagna esordirà contro la Repubblica Ceca. La buona volontà non era mancata. Nonostante il problema accusato nel match contro Sinner alle ATP Finals, Carlitos era comunque arrivato due giorni fa a Bologna. Poi sono arrivati gli esiti della risonanza al bicipite femorale destro e il consulto con il suo medico personale, Juanjo Lopez. La diagnosi: edema muscolare. Giocare avrebbe significato correre un rischio troppo alto. Nella notte anche il dottore della nazionale ha confermato il verdetto, e il capitano David Ferrer ha preso atto senza discussioni, pur restando orfano della sua stella. I compagni, andati a dormire nel dubbio, lo hanno scoperto solo al mattino, eccezion fatta per l’ex top 10 Pablo Carreno Busta, che scenderà in campo da secondo singolarista: «Carlos mi ha scritto un messaggio dicendomi ‘preparati’. Io sono pronto». Da possibile grande favorita, la Spagna ora si ritrova improvvisamente outsider contro la Repubblica Ceca. In singolare giocheranno Munar e Carreno Busta, mentre il doppio toccherà a Granollers e Pedro Martinez. Gli iberici, peraltro, si erano già presentati a Bologna senza il loro n. 2, Davidovich Fokina. Il numero 14 del mondo aveva declinato la disponibilità in due occasioni prima di questa Final Eight, di conseguenza Ferrer non lo aveva scelto quando doveva consegnare i primi 4 nomi. La decisione non era piaciuta a Davidovich, che poi, chiamato come quinto membro, non ha dato l'ok. In conferenza è stato chiesto al capitano iberico se oggi rimpianga la gestione del giocatore, ma la replica è stata secca: «Prossima domanda, non risponderò».
L'idea per cambiare la Davis
Tra un Alcaraz al limite dell’infortunio, un Sinner prudente che preferisce concentrarsi sulla preparazione e un elenco crescente di scontenti (vedi Zverev che non ha ritrattato le parole di Torino) prende sempre più piede la proposta di disputare il torneo in un ciclo biennale e tornare definitivamente al formato tradizionale con le trasferte. I primi due giocatori al mondo appoggiano l'idea, e senza avere potere decisionale diretto, anche il presidente ATP Andrea Gaudenzi ha espresso sostegno. «Con questo calendario è difficile che ogni anno ci siano i migliori - aveva spiegato Sinner con lucidità -. Purtroppo non ho mai giocato la vera Coppa Davis, quella con trasferte in Argentina o Brasile dove l’intero stadio tifa. Se a Bologna si giocasse Australia-USA non sarebbe la stessa cosa del format tradizionale». La visione dell’altoatesino coincide con quella del suo rivale spagnolo, che pochi mesi fa aveva confessato di volersela addirittura tatuare la Davis: «Rappresentare il proprio Paese è un privilegio enorme. Se si giocasse ogni due o tre anni sarebbe ancora più speciale e i giocatori si impegnerebbero di più. Non si può giocare ogni anno». È chiaro però che i giocatori ragionano da giocatori, lontani dalle logiche economiche. Un evento annuale, se funziona, genera più introiti di una rassegna biennale che, dai quarti in poi, coinvolgerebbe inevitabilmente pochi mercati invece di monopolizzare il palinsesto con un grande finale. Tradizione, modernità, esigenze dei tennisti e interessi degli organizzatori: un poker difficile da comporre. Ma una cosa è evidente: senza il benestare dei protagonisti, la Coppa Davis è un castello di carte pronto a crollare.
