Rabbia Sinner, ma dopo Parigi c'è stata Londra: e stavolta? Ecco come ripartirà

Focus su dettagli ed episodi chiave per Jannik, nessun dramma per la sconfitta: Jannik da questi momenti sa trarre gli stimoli migliori
Alessandro Nizegorodcew
4 min
Tagssinner

Il più arrabbiato di tutti, nel day after, è Jannik. La sconfitta contro Djokovic a Melbourne, seppur nel giardino di casa di Nole, brucia tantissimo. Fa male perché giunta dopo cinque successi di fila, tutti netti, contro il serbo; perché i numeri dal match parlano di un predominio generale dell’azzurro, ma anche di (quasi) tutti i punti importanti persi. È frustrante poiché Djokovic è parso più volte vicino al cedimento fisico, ma ha saputo risparmiare le energie per le fasi decisive. Nole ha giocato una semifinale da campione assoluto, Jannik ha invece perso la lucidità minuto dopo minuto. È una sconfitta che desta preoccupazione? No, ma è corretto (come tutto il team avrà già fatto) analizzarne tutti i dettagli.

Nemesi inversa

Eppure sembrava che Sinner avesse trovato, in maniera netta e definitiva, la maniera di sconfiggere Djokovic. Senza dar mai la sensazione di soffrire il tennis del serbo. La crescita di Jannik e il calo fisiologico di Nole avevano portato il gotha del tennis a uno status quo che pareva inscalfibile: il serbo può battere tutti ma non più Sinner e Alcaraz. Falso. L’azzurro, che per molti (e anche per lo stesso Novak) è una sorta di Djokovic 2.0, era divenuto la nemesi del ventiquattro volte campione Slam. Nole invece è tornato per una volta Tifone, il “padre di tutti i mostri”, invertendo la tendenza nel momento più sorprendente.

Cattiveria e lucidità

Sinner è finito nella tela del ragno. Dopo un primo set di dominio assoluto, Jannik ha finito per perdere il controllo dello scambio quasi senza rendersene conto. Nei momenti importanti Djokovic ha portato la sfida tattica sui propri binari e Sinner non è riuscito a cambiarne l’inerzia. A volte ha scambiato troppo, in altre circostanze ha strappato il movimento per accelerare. Mancanza di lucidità. Su alcune chance di break, poi, è mancato il “killer instinct” che ha contraddistinto la recente carriera dell’azzurro. Gli occhi della tigre si sono visti solamente a tratti. Dettagli, però decisivi. D’altro canto affrontare il tennista più forte della storia sui “pressure points” è un grande rischio, ma non sempre si può dominare. La sconfitta fa parte dello sport, ancor più nel tennis. Bisogna arrabbiarsi, quindi accettarla e infine reagire.

Vendetta Sinner

La sconfitta australiana con Nole somiglia molto alla finale del Roland Garros 2025 contro Alcaraz, quando Jannik uscì dal Philippe Chatrier con le ossa (figurativamente) rotte e il morale (fattivamente) sotto terra. Ma è proprio in momenti del genere che Sinner si ritrova, reagisce, riattiva la cattiveria sportiva; passando dal lavoro, dalle extra motivazioni, dall’analisi di ciò che ha funzionato a Melbourne e di quello che, invece, andrà rivisto. Non c’è atleta nel mondo, oggi, che abbia la stessa fame di vendetta di Jannik Sinner. Quella stessa voglia in stile “vi faccio vedere io chi sono” che lo ha portato lo scorso anno a trionfare a Wimbledon. Perché dopo Parigi, c’è sempre Londra. O, almeno, questo è ciò che vive nella mente (da campione) di Jannik Sinner.


© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Tennis