Maestrelli si racconta: "Tifo Pisa e soffro. Io come Cobolli? Lui a calcio era più bravo di me... Sinner mi ha colpito"
Francesco Maestrelli ha incantato tutti agli Australian Open, e forse ancora non ha realizzato quello che ha fatto, e come a 23 anni può cambiargli la vita. Affrontare un mostro sacro come Djokovic sulla Rod Laver Arena è un qualcosa che non dimenticherà mai, e la sconfitta lo ha fatto anche un po’ arrabbiare. La prima qualificazione in uno Slam, la vittoria con Atmane, e i complimenti di Sinner e Musetti sono cose che gli fanno venire la pelle d’oca soltanto a parlarne. Ora riparte dal torneo Tenerife Challenger 1 sui campi dell’Abama Tennis Academy, da numero 117 nel ranking Atp, con nuove consapevolezze.
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Raccontaci le emozioni della partita con Djokovic, ti sei anche arrabbiato un po’ per aver perso.
“È stato molto emozionante. Dopo 4 match ero immerso nel torneo, quindi non stavo realizzando pienamente quello che stava succedendo. È sicuramente una giornata che ricorderò per sempre, come ho detto anche a lui a rete. Però provavo anche un po' di rabbia, perché pensavo che la sfida fosse molto più proibitiva di quanto si è rivelata. Il terzo set poteva essere ancora più netto, perché lui ha alzato il livello, ma nei primi due ho sentito di essermela giocata. Se avessi fatto qualcosa di più al servizio avrei potuto tenerla anche più a galla, però mi sono portato a casa tanti insegnamenti positivi”.
Cosa ti ha detto Djokovic?
“Mi ha detto che è stata una grande partita, che si è divertito. È stato molto bello sentirlo da parte sua. Mi ha reso molto orgoglioso anche la reazione degli altri giocatori che si sono congratulati con me per tutto il percorso, è stato bellissimo”.
Veramente non sapevi che avresti affrontato Djokovic?
“Non lo sapevo, perché io non guardo mai il tabellone. Ero a pranzo con Luca Nardi e mi ha detto: ‘Se vinci…” e io subito ‘Zitto, non dirmi niente, non voglio sapere niente'. Però avevo capito che potesse esserci un ostacolo bello. Poi l'ho scoperto quando mi hanno fatto l'intervista in campo. Io non voglio sapere nulla”.
Tu come Flavio Cobolli facevi anche calcio, sei arrivato alle giovanili del Pisa. Perché poi hai scelto il tennis?
“Primo, perché ero molto più bravo a tennis. Secondo, perché mi ha sempre attratto di più lo sport individuale rispetto a quello di squadra. Quando perdevo nel calcio, ma sentivo di aver fatto una buona partita, mi giravano le scatole perché non dipendeva tutto da me. E anche viceversa: magari vincevamo, ma avevo fatto una partita un po' brutta e non ero soddisfatto. Cobolli comunque giocava molto meglio di me”.
Comunque sei un grande tifoso del Pisa...
“Sì, sono un tifoso accanito. Da pisano, quando vedo giocare il Pisa soffro tanto perché purtroppo la squadra soffre. La Serie A è un banco di prova parecchio alto. Però sono orgoglioso del percorso che stiamo facendo. I ragazzi stanno mettendo tutto quello che hanno in campo, anche se purtroppo i risultati non sono sempre positivi. Però ho tanta fiducia”.
Tra i messaggi dei big del tennis italiano, ce n’è uno che ti ha fatto particolarmente piacere?
“Mi ha fatto molto piacere quello che mi ha detto Musetti, che si è congratulato con me per il percorso e mi ha fatto i complimenti per essermela giocata a viso aperto con un mostro sacro come Djokovic”.
Come è cambiata la tua vita dopo l’Australian Open?
“Zero. L’unica cosa che è cambiata è che tante persone ora mi fermano per farmi i complimenti. Ma per quanto riguarda me, non è cambiato nulla. Io resto fermo sui miei obiettivi e sono consapevole che devo lavorare ancora molto per migliorare e raggiungerli”.
Anche la tua fidanzata Eleonora ora è famosa per quel bacio che è diventato virale
“A lei in realtà non è che piaccia tanto questa notorietà. L’avevo avvisata che poteva succedere. Poi è stato un gesto spontaneo, io non mi ero nemmeno accorto che ci fossero le telecamere. È stato emozionante, però la nostra vita rimane la stessa. Lei continua ad amare e odiare questo sport, perché a volte non possiamo vederci per molto tempo”.
Secondo te qual è il segreto del tennis italiano?
“È il sistema che c'è dietro. La nostra federazione sta facendo un lavoro incredibile, un po' nelle retrovie, a partire dalla formazione. Ci danno tante possibilità con i tornei e tante opportunità per migliorarci. La federazione sta investendo molto per le nostre prestazioni come abbiamo visto anche a Melbourne: fisioterapisti, preparatori, c’era di tutto e di più per permetterci di fare bene. Non tutte le federazioni fanno questo, anzi probabilmente siamo quasi gli unici”.
Cos’hanno Sinner e Alcaraz più degli altri?
“Secondo me, oltre ad avere delle doti tecniche incredibili, hanno entrambi, a loro modo e nella loro identità, qualcosa di eccezionale. Sinner ha una predisposizione al lavoro, un'attenzione e una focalizzazione che invidio da morire. Alcaraz ha un talento, una creatività e una esplosività fisica senza paragoni. Secondo me però la cosa che fa la differenza è tutto quello che fanno dentro la giornata, che è pensato per essere sempre al top. Mettendo insieme tutti questi ingredienti, esce fuori il capolavoro”.
Cosa ti ha detto Sinner a Melbourne
“Ci siamo incontrati fuori dallo spogliatoio e mi ha detto che ero stato bravo, gli ero piaciuto molto, e che questa esperienza mi servirà. L'ho ringraziato, è stato davvero carino”.
Ora sei a Tenerife per il torneo Challenger 1: come ti trovi lì?
"È un posto in cui vengo da tre anni e mi trovo molto bene con l’organizzazione e con i campi, il clima è ottimale per giocare. Sicuramente è un posto che sceglierei anche per andare in vacanza o per la pre-season, perché il tempo è molto buono e ci si può allenare anche al caldo. È un posto veramente perfetto per giocare a tennis”.
