Intervista a Ferrer: “Sinner non si è allontanato da Alcaraz, ma Carlos ora ha più fiducia”© Getty Images for ITF

Intervista a Ferrer: “Sinner non si è allontanato da Alcaraz, ma Carlos ora ha più fiducia”

Il capitano della Spagna torna sulla Coppa Davis e analizza il momento: le sue parole
Lorenzo Ercoli
5 min

«Vent’anni fa, quando mi affacciavo al circuito Challenger, dovevo andare in Italia o in Francia per giocare: in Spagna forse avevamo solo due tornei di questo livello. Oggi la Federazione sta facendo un grande lavoro, ne abbiamo tanti anche noi e sono fondamentali per la crescita dei nostri ragazzi. In questo abbiamo preso esempio dall’Italia: ai miei tempi aveva buoni giocatori, ma non la quantità di talenti che ha adesso». David Ferrer elogia l’Italia, ma prepara il futuro per una grande Spagna. L’ex numero 3 del mondo, oggi capitano della selezione iberica, è reduce da una spedizione brillante a Bologna. La sua nazionale, orfana di un infortunato Alcaraz, è stata capace di spingersi fino alla finale, fermata soltanto dagli azzurri di Volandri. A settembre gli iberici si giocheranno l’accesso alla Final Eight nella trasferta contro il Cile. Potrebbe essere l’occasione per vedere in campo anche Rafael Jodar, talento classe 2006 ormai alle porte della Top 100, nuovo gioiello a disposizione di Ferrer. Non solo Sinner-Alcaraz, dunque. Italia-Spagna ha tutto per diventare una rivalità sempre più intensa e profonda.

Lo scorso novembre si è sorpreso nel vedere l’Italia vincere senza Sinner e Musetti? 

«Onestamente no. Sapevo già che l’Italia non fosse solo Sinner e Musetti. Abbiamo giocato contro Berrettini, un finalista Slam ed ex Top 10, e Cobolli, un ragazzo con un ottimo futuro davanti. Mi ha impressionato perché, nei momenti di grande pressione, non si è scomposto ed è stato importante per la sua nazionale. L’Italia sarà protagonista in Davis ancora tanti anni». 
 
Voi siete arrivati in finale senza Alcaraz. Quanto ha inciso da capitano e quanto è difficile il suo ruolo? 

«In primis il mio lavoro mi porta a seguire tutti gli spagnoli, non solo i top player. In questo ruolo ci sono tante decisioni importanti da prendere, lo hanno fatto anche i miei capitani quando giocavo. E per questo so che si tratta di scelte meramente sportive e non personali».  

Per provare a vincere l’insalatiera quanto saranno importanti i classe 2006 Jodar e Landaluce? 

«Ai miei tempi la Spagna aveva 4 o 5 Top 20: l’abbondanza non è mai un problema. Rafa e Martin stanno seguendo il loro percorso e sono due ragazzi che mi sorprendono per la loro maturità: possono entrare nei primi venti e diventare il futuro della nazionale. Però è importante non fare paragoni con Alcaraz, perché Carlos è come Nadal, ne nascono pochi così. Poi ci sono altri ragazzi, come il 2004 Daniel Merida, che ha vinto il Challenger di Tenerife: io tengo tutti d’occhio». 
 
Ovviamente l’ideale sarebbe avere anche Alcaraz. È rimasto sorpreso per lo scetticismo che lo circondava a inizio anno? 

«Quello con Ferrero non era un addio facile. Carlos ha dimostrato di essere più maturo di quanto si pensi, non a caso cresce di anno in anno. Nel trionfo dell’Australian Open c’è anche parte della preparazione invernale con Juan Carlos, ma lui è stato fantastico».  
 
E concorda con Alcaraz quando dice che Samuel Lopez è uno dei migliori coach al mondo? 

«Sì. Conosco Samu da tanti anni e l’ho visto ottenere grandi risultati con Almagro e Carreno Busta. Già la scorsa stagione ha lavorato bene con Alcaraz e sono sicuro che abbia tutto per ottenere tanti successi con lui». 
 
Dopo le sconfitte di Melbourne e Doha, Sinner si è allontanato da Alcaraz? 

«Carlos e Jannik per me sono sempre molto vicini. Come abbiamo visto nelle ultime stagioni si alimentano a vicenda ed è così che continuano a migliorare. In Australia Djokovic ha giocato molto bene, anche nella finale con Alcaraz. Non dobbiamo dimenticare che aveva energie e ha vinto 24 titoli Slam: sulla partita secca non mi sorprende possa ancora giocarsela. Detto ciò non vedo giocatori in grado di battere Sinner e Alcaraz negli Slam, sono i più forti, specialmente nei momenti importanti. Dopo l’Australian Open Carlos avrà più fiducia, ma già a Indian Wells e Miami sappiamo che Sinner può giocare molto bene. Dire chi sarà più forte tra i due è una previsione difficilissima, come lo è stato con Roger, Novak e Rafa». 
 
Già a quota 7 Slam, Alcaraz può sognare di superare i 24 Slam di Djokovic? 

«Non posso vedere nel futuro (ride). Al momento è chiaro che se ci sono due giocatori che possono raggiungere i numeri dei Big 3 sono Alcaraz e Sinner, specialmente con 10 o 15 anni di carriera davanti. Ma arriveranno sempre più giocatori e non sappiamo in quanti potranno impensierirli sul serio».  


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