La previsione dell’ex coach di Federer: “Sinner riprenderà Alcaraz. Sarei sorpreso se…”
«Onestamente sarei sorpreso se Sinner non dovesse riprendere Alcaraz e tornare a batterlo. Ha già dimostrato di avere le qualità per farcela, non è a causa di due tornei che lo do per spacciato. Mi aspetto che torni più forte di prima». Ben consapevole dei tanti cambi d’inerzia nella rivalità tra i Fab 4, Severin Lüthi non ha dubbi sul dualismo Sinner-Alcaraz. Lo storico coach di Roger Federer, attuale capitano di Davis svizzera, ha parlato di attualità e della sua nazionale, facendo un paragone con l’Italia. Dopo Federer e Wawrinka, la compagine elvetica sta investendo su un gruppo di giovani, tra questi anche il 19enne Henry Bernet, campione dell’Australian Open Junior 2025 ed ex n. 1 Junior. Il ragazzo di Basilea è allenato proprio da Luthi e, in patria e non solo, sta già facendo sognare molti appassionati per via del rovescio a una mano.
Oltre al ruolo di capitano, sta allenando il giovane Bernet. Quanto le ricorda Federer?
«Il paragone lo capisco, vengono dalla stessa città e hanno entrambi il rovescio a un mano. Ma non si può fare un vero confronto, Federer a 19 anni era già in orbita della Top 50. Bernet ha un buon potenziale e buone variazioni, ma ci sono ancora dei buchi nel suo tennis. Quando tutto si allinea ha un ottimo livello, ma ci vorrà tempo per mettere tutto insieme».
E la sua nazionale quanto è lontana dal ritorno alla Final Eight?
«La strada è lunga. Intanto dobbiamo vincere a settembre per tornare nel giro delle qualificazioni. Per riuscirci è necessario un grande gruppo, non un singolo giocatore. Basta guardare l’Italia cosa è in grado di fare anche senza Sinner».
L’Italia sta già pianificando i prossimi 10 anni. È sorpreso del successo del tennis azzurro?
«Vent’anni fa non ci avrei scommesso. La Federazione italiana e l’intero Paese però hanno fatto un lavoro incredibile investendo nei tornei e nei loro allenatori».
A proposito di pressioni. Come accaduto a Federer, anche Sinner sempre più si trova a gestire un livello di fama che per forza di cose cambia la sua vita. Quanto è difficile riuscirci?
«Non è facile e bisogna essere organizzati e ben preparati. Trovavo interessante l’approccio di Roger, lui lo vedeva come parte del gioco e non l’ho mai visto infastidito per questo. Quando sei giovane sogni di avere dei fan e in più arrivi presto a firmare buoni contratti, il “rovescio della medaglia” è avere addosso sempre tante attenzioni. Se lo vivi come un aspetto negativo, diventa uno stress costante che alla fine influisce sul tuo tennis».
Proseguendo il parallelo con i Big 3. Quanto è importante per Sinner e Alcaraz stimolarsi a vicenda in un momento senza altri rivali?
«Giocatori di quel livello accettano la sfida e trovano interessante poter cercare sempre delle soluzioni per migliorarsi e battere l’altro. Probabilmente pensano con sei mesi d’anticipo a come l’altro migliorerà in quel tempo. Il successo può portare ad arenarsi su ciò che ti ha fatto vincere degli Slam, mentre questi campioni sanno abbandonare delle cose che funzionavano in passato per restare competitivi».
Quanti Slam potranno vincere Jannik e Carlos?
«Ci sono molte incognite: infortuni, burnout o perdite di motivazioni. Quando Sampras era a 14 pensavo nessuno lo avrebbe mai raggiunto, poi sappiamo com’è andata. Oggi Carlos e Jannik sono su una strada incredibile, ma non sarà facile rimanere lì così tanti anni senza rivali».
