Wawrinka: «Napoli, sei speciale. Voglio chiudere senza rimpianti»
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Wawrinka: «Napoli, sei speciale. Voglio chiudere senza rimpianti»

Il campione svizzero torna alla Guerri Napoli Tennis Cup: «Qui accoglienza unica». Tra bilanci, futuro e nuova generazione, Wawrinka racconta il suo ultimo tratto di carriera
Davide Palliggiano
5 min

NAPOLI – Tornare dove si è stati bene. Stan Wawrinka riparte dalla Guerri Napoli Tennis Cup con la consapevolezza di essere nella fase finale di una carriera straordinaria. Lo svizzero, tre volte campione Slam, ha scelto Napoli anche per l’atmosfera respirata dodici mesi fa: pubblico, organizzazione e passione per il tennis. Alla vigilia del torneo racconta il suo momento tra presente e futuro.

Perché ha deciso di tornare a Napoli?


«Sto vivendo una fase particolare della mia carriera. Non so esattamente quando mi fermerò, ma è chiaro che sono negli ultimi anni. Per questo sto cercando di giocare i tornei che ho amato di più e dove mi sono trovato bene. Napoli è sicuramente uno di questi. L’anno scorso ho ricevuto un’accoglienza incredibile, mi sono sentito davvero apprezzato e rispettato. L’organizzazione è stata eccellente, il pubblico molto caloroso e questo per un giocatore fa la differenza. Tornare qui è stato naturale e spero di poter fare meglio rispetto alla scorsa stagione».

Che giudizio dà del suo tennis in questo momento? Si sente competitivo?


«I risultati di inizio stagione non sono stati straordinari, ma le sensazioni in campo sono state buone. Ho perso contro giocatori molto forti, alcuni dei migliori al mondo, e spesso sono state partite combattute. So di non essere più giovane e questo cambia alcune cose, ma allo stesso tempo ho ancora tanta motivazione. Sto cercando di capire fin dove posso spingermi, soprattutto sulla terra battuta. Il mio obiettivo è continuare a competere, a godermi il tennis e a dare sempre il massimo».

Che cosa rappresenta oggi il tennis per lei?


«È tutta la mia vita. Ho iniziato a giocare quando avevo otto anni e da allora il tennis è sempre stato al centro di tutto. È stato il mio sogno, poi il mio lavoro e anche il modo per conoscere il mondo. Ho viaggiato tantissimo, ho incontrato persone straordinarie e ho avuto esperienze incredibili. Il tennis è una scuola di vita perché ti mette continuamente alla prova e ti obbliga a migliorare. Sono molto grato per quello che mi ha dato».

Ha ancora dei sogni nel tennis?


«Credo che i sogni ci siano sempre, ma bisogna anche essere realisti e grati per quello che si è ottenuto. Io ho avuto una carriera fantastica e ne sono orgoglioso. Ora il mio obiettivo è chiudere senza rimpianti, sapendo di aver dato tutto. Voglio continuare a spingermi al massimo e finire nel miglior modo possibile».

Si sente un’ispirazione per i giovani?


«Spero di sì. Ho sempre cercato di mostrare la mia passione per questo sport, di dare tutto in campo e di essere onesto con il pubblico. Il supporto che ricevo in giro per il mondo è qualcosa di speciale. Sentire l’affetto dei tifosi è uno dei motivi per cui continuo a giocare».

Che rapporto ha con Napoli e con l’Italia?


«In Italia ho sempre sentito una grande passione per il tennis. Qui a Napoli si percepisce ancora di più. Purtroppo durante i tornei non c’è molto tempo per visitare la città, perché gli orari sono molto serrati, ma si sente l’energia del pubblico e il calore della gente. È sempre bello tornare».

Segue i nuovi talenti del circuito?


«Sono sempre stato un grande appassionato di tennis e continuo a guardarlo anche fuori dal campo. Negli ultimi anni è stato speciale vedere giocatori come Sinner e Alcaraz. Stanno facendo qualcosa di incredibile e rappresentano il futuro del nostro sport».

Come è cambiato il tennis rispetto a quando ha iniziato?


«È la normale evoluzione dello sport. Tutto è diventato più veloce e più fisico, ma succede in ogni disciplina. Prima c’erano pochi giocatori che dominavano, oggi ce ne sono altri. Il livello generale è molto alto e per emergere bisogna essere completi sotto tutti gli aspetti».

Ha già pensato a cosa farà dopo il ritiro?


«La prima cosa che voglio fare è viaggiare un po’ meno e passare più tempo a casa. Dopo tanti anni in giro per il mondo ne sento il bisogno. Non so ancora se farò l’allenatore: nel breve periodo credo di no, ma non si può mai sapere. Il tennis è stata la mia vita e probabilmente resterò in questo ambiente in qualche modo. Prima però voglio godermi gli ultimi tornei e chiudere questo capitolo nel miglior modo possibile».

 

 

 


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