Bublik esclusivo: “Sinner fa bene al nostro sport, Fonseca ha un potenziale enorme”

Il kazako adora il nostro Paese, vive il suo tennis in modo normale e...
Lorenzo Ercoli
8 min

NIMES (FRANCIA) - «Non credo che qualcuno si stia avvicinando a Sinner e Alcaraz. Il loro vero obiettivo sono gli Slam e lì sono intoccabili. Se mi mettessi nella loro posizione, perché dovrebbe importarmi qualcos’altro? Dovrei cercare di raggiungere qualcosa di storico, avvicinarmi ai numeri di Rafa, Roger e Novak». Alexander Bublik parla chiaro e non lascia molto spazio all’ottimismo per chi spera di agganciare a breve il duo di testa. Impegnato fino a ieri allo UTS di Nimes, un anno fa il kazako in questo periodo dell’anno era numero 76 del ranking ATP. Poi la svolta: ottavi di finale a Madrid, campione al Challenger di Torino e quarti di finale al Roland Garros. Da lì in avanti, senza snaturarsi, Bublik ha vinto sempre più. Nel 2025 ben cinque titoli alzati al cielo e il posto da riserva alle ATP Finals. Oggi numero 11 del mondo, Bublik ha iniziato la stagione centrando la Top 10. Per molti potrebbe essere la conclusione di un viaggio, ma a sentirlo parlare viene da pensare che il divertimento sia appena cominciato.

Ha centrato l’obiettivo Top 10 alla prima settimana dell’anno battendo Musetti in finale a Hong Kong. Come ha vissuto quel giorno?

«Penso che la chiave sia stata viverla in modo normale. Sapevo cosa ci fosse in palio, ma ho messo tutto in un angolo della mente e me ne sono quasi dimenticato. Non era la mia prima finale e sapevo di dover essere coraggioso nei momenti importanti».  
 
Riuscirà a fare lo stesso adesso che dovrà difendere punti importanti sulla terra?

«Per me non si tratta di difendere punti, ma di farli. È una situazione che ho già vissuto e gioco i tornei per guadagnare, non per difendere».

Spesso quando c’è un ingresso in Top 10 si fanno paragoni con il passato. Nel suo caso erano tutti semplicemente felici. Percepisce questo affetto?

«Sì e devo dire che questo mi accade molto spesso in Italia, ho un legame speciale con il vostro Paese e con i vostri tennisti. Aver visto la felicità di tante persone al mio ingresso nei primi dieci è stato importante».  
 
C’è un azzurro con cui ha legato di più?

«Potrei dire tutti. Ricordo quando giocai la prima volta con Jannik e scherzando gli dissi che aveva 15 anni. Con Musetti ho giocato in doppio e lo adoro: è un bravo ragazzo e uno splendido padre. Cobolli lo considero come un fratellino, cerco sempre di aiutarlo e penso che otterrà grandi cose. Poi c’è Vavassori, che adesso è anche uno specialista del singolare (ride). Lui lo adoro».

La sua personalità è uno dei motivi del suo successo. A volte è troppo facile giudicare male chi in campo mostra qualcosa in più degli altri?

«Il mondo in cui viviamo a mio parere è finto, tutti fingono di essere qualcuno che non sono. Io non ci penso: se faccio un errore, faccio un errore. Per me non c’è niente di sbagliato nel rompere una racchetta. Se superi il limite prendi la multa e la paghi. Un po’ come quando parcheggi in divieto di sosta, può capitare. Poi chiaro c’è il buonsenso che non ti fa superare dei limiti. La gente ci giudica sulla base dell’unica fotografia che ha a disposizione. Se rompessi 5 racchette direbbero che sono pazzo. Quando mi comporto bene dicono “Oh, Bublik è cambiato”. Ovviamente non voglio rompere le racchette, ma a volte non riesco a trattenermi. Cos’è più importante? Evitare di farlo solo per far sì che il telecronista dica che sono un bravo ragazzo o essere per davvero un buon amico e un bravo marito? Per me la seconda». 
 
In Italia è famoso per aver definito Sinner “non umano”. Com’è affrontarlo quando è al suo massimo?

«Non penso di averlo mai affrontato quando non fosse nel flow. Forse solo la prima volta ad Halle, quando si è ritirato da infortunato. Jannik è fantastico proprio perché dà sempre il 100%, uno come lui fa bene allo sport. Mi piace il suo modo di fare e mi piace questo dualismo “ghiaccio e fuoco” con Alcaraz». 
 
Affrontando Fonseca per la prima volta ha avuto la sensazione che possa essere “non umano” come Sinner e Alcaraz?

«Ha un potenziale enorme, già dopo la nostra finale a Phoenix ha vinto un ATP 500. La sua scalata inizia ora, ma è un giocatore che può esplodere improvvisamente e fare una finale al Roland Garros dal nulla. O un giorno potrebbe vincere un Masters 1000 senza perdere un set. Sono cose che possono accadere».

Lo scorso anno con Carlos giocò benissimo in allenamento a Torino. In partita non lo ha mai affrontato, potrebbe dominarlo così?

«Non si sa mai. Poi lì a fine stagione, eravamo sul cemento indoor che non è la sua superficie. Lì avrei più chance contro diversi top player. Sinner ad Halle per esempio l’ho sconfitto su erba indoor, una situazione di gioco che nessuno dei due ha mai allenato e che mi ha favorito quel giorno. Sicuramente più di quando lo affronto all’una di pomeriggio sulla terra lenta del Roland Garros. Quindi se fossi la mia miglior versione su una superficie che mi piace e lui non si sentisse al massimo… però con tutti questi “se” non ha senso parlarne. Ma penso giocheremo prima o poi».  

Ci sono Jannik e Carlos ovviamente, ma a volte non si dimenticano i risultati di voi altri? Zverev tolta la mancanza dello Slam ha vinto tantissimo, Rublev e tanti altri sono in doppia cifra con i titoli. È giusto che a volte venga vissuta come se ci fossero solo due giocatori?

«Alla fine i grandi campioni oggi sono loro due e prima erano tre. Ed è giusto che si parli di loro per ciò che fanno. Ma allo stesso tempo si parla anche di Sascha, di me, di Andrey, di Medvedev che è tornato a fare risultati e tanti altri. Quanto a Zverev, mi piace molto e gli auguro di vincere un titolo Slam un giorno. Se dovessi scegliere un giocatore che lo merita più di tutti è proprio lui».

Spuntata la voce Top 10, adesso ha ancora dei sogni e dei grandi obiettivi per la sua carriera?

«I sogni sono una cosa molto filosofica, penso debbano appartenere a una sola persona e per questo non mi piace condividerli. Se parliamo di obiettivi può essere qualcosa che non ho mai raggiunto, come la finale di un Masters 1000. Ma anche provare a tornare tra i primi dieci e poi starci il più a lungo possibile. È questo il tipo di approccio che voglio avere».


© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Tennis