Panatta, nuova dura frecciata a Alcaraz: "È in crisi per un motivo, diciamoci la verità...". Poi esalta Cobolli: "Imita Sinner e lo fa bene"
Adriano Panatta non ha dubbi: Flavio Cobolli non è solo un grande tennista ma è anche un grande uomo. Le sue parole alla nuova Ds suonano cristalline: "È un bravissimo ragazzo con un grande cuore. Tra l’altro io conosco benissimo il papà. La sua emozione dopo la vittoria su Zverev per questo piccolo amico che ha avuto una disgrazia terribile è stata anche la nostra. Flavio era molto legato a questo ragazzino che faceva parte del suo stesso circolo di tennis. Cobolli ci ha fatto davvero vedere di che pasta è fatto anche oltre il campo. La finale persa? Si può uscire sconfitti da una sfida contro Shelton che è un ottimo giocatore. Tra l'altro la terra rossa in Germania è più veloce rispetto a quella mediterranea che c'è in Spagna o Italia".
Panatta e l'elogio a Cobolli (e a Sinner)
Panatta ha poi citato Sinner per fare introdurre un nuovo discorso: "Flavio fa parte dell’ultimo gruppo di giocatori che stanno emergendo e stanno imitando Sinner. L’Italia in questo momento è la prima nazione al mondo come disciplina sportiva e lo è grazie a Jannik che sta portando avanti un vero e proprio movimento. Cobolli c’ha la gamba da calciatore (ha giocato nelle giovanili della Roma) e questo aspetto lo aiuta molto in campo".
La frecciata di Panatta a Alcaraz
L'elogio di Panatta è anche per chi questi fenomeni li allena con enorme devozione: "Il tennis italiano è formato da tanti piccoli miracoli sia nel maschile che nel femminile e questi sono generati dall'impegno estremo dei loro maestri. Piatti ha portato SInner a livelli altissimi, Berrettini è stato cresciuto da Santopadre, Musetti ha Tartarini che lo segue da quando aveva 12 anni. Guardate Nadal che è stato cresciuto dallo zio: il segreto sono chi allena questi ragazzi qui". Ed è qui che arriva una frecciata ad Alcaraz: "Secondo me ha sbagliato a lasciare Ferrero che è uno tosto, difficile ma è anche un grande conoscitore di tennis. Carlos a 21-22 anni, con tutti i trofei che ha vinto, è diventato più intraprendente e ha sbagliato. Sarei felice per lui (e meno per Sinner) se tornasse con Ferrero. Il rapporto tra gli allenatore e il giocatori è viscerale: gli allenatori rinunciano alla loro vita per una dedizione incredibile nei confronti dei giocatori che allenano e che seguono veramente ogni giorno rinunciando alla loro famiglia. Un allenatore prima di tutto deve capire di tennis e non deve avere lacune. Non devono essere genitori o confessori ma devono essere in grado di farti fare quel salto di qualità in linea con la tua età. Se resti per tutta la carriera con un coach padre c'è il rischio che il rapporto possa lacerarsi", ha concluso Panatta.