Intervista a Ljubicic: “Sinner è fortissimo. Ecco cosa consiglierei ad Alcaraz”

L'ex numero tre del mondo e storico coach di Federer alla vigilia degli Internazionali d'Italia
Lorenzo Ercoli
7 min

«Di Sinner non mi sorprendo, sapevamo cosa poteva fare anche sulla terra e quest’anno è tornato con qualche arma in più e una maggiore esperienza. Musetti spero ritroverà il suo tennis anche con la spinta del pubblico di Roma, mentre Cobolli ha tutto ciò che deve avere un tennista». Alla vigilia dell’inizio del main draw degli Internazionali BNL d’Italia, Ivan Ljubicic riassume così il quadro del formidabile tridente azzurro. In un’edizione che segnerà i 50 anni dall’ultimo successo al maschile di Adriano Panatta, le aspettative sono ovviamente alte, anche in virtù del filotto di 5 titoli consecutivi a livello Masters 1000 di Sinner. L’ex numero 3 del mondo, storico coach di Roger Federer, rinnova il suo impegno con Sky Sport, dove racconterà quotidianamente la rassegna di Roma. Intanto il suo punto di vista su quello che sarà il torneo e non solo.

 

 

Il suo impegno con Sky si rinnova anche per il 2026. Dopo quattro mesi di stagione, ha l’impressione che ci si stia divertendo un po’ di più?

«Direi di sì, la nuova generazione sta iniziando a far vedere che fa sul serio. Oltre a Jannik, abbiamo visto un ottimo Arthur Fils, forse il giocatore più in forma dopo di lui. Ci sono giovani come Fonseca che magari crescono meno velocemente di quanto pensassimo, ma fanno passi avanti. C’è un Jodar che non conoscevamo. Quindi vedo un movimento nuovo ed è molto divertente poterli raccontare».

Si può dire che i risultati di Fils siano merito anche del modo in cui ha gestito il rientro dall’infortunio alla schiena?

«Conosco Arthur molto bene, l’ho anche allenato nel 2023. È un ragazzo molto maturo e forte fisicamente. Riguardo allo stop, considero che se un giocatore usa bene quel tempo, come fece Federer nel 2016, non è mai tempo perso. I giocatori davvero forti trovano il tempo per fermarsi, allenarsi e crescere. Lo stop forzato lo ha tranquillizzato e gli ha dato il tempo di maturare».

E dato che parla di infortuni. Alcaraz come vivrà il suo?

«È un po’ la stessa cosa. Carlos ha male al polso, quindi ha il tempo e le possibilità di lavorare su altre cose con il proprio team. Mi auguro si possa prendere il tempo necessario senza forzare il rientro. Capisco che oggi saltare uno o addirittura due Slam possa sembrare drammatico, ma andare incontro a uno stop più lungo per affrettare le cose lo sarebbe ancora di più. Una volta che sei ai box è meglio prendersi tutto il tempo e tornare quando si è pronti».

Si aspetta cambiamenti all’interno del team?

«Non lo so, di certo l’infortunio non è correlato al team. E a inizio anno ha vinto l’Australian Open. Quindi non saprei dire».

 

 

Con Montecarlo e Madrid, Sinner è arrivato a cinque Masters 1000 consecutivi. C’è ancora qualcosa che la sorprende di questo ragazzo?

«Per me non c’era nessun dubbio che sulla terra fosse forte. Lo era già stato lo scorso anno con le finali di Roma e Parigi perse solo contro Alcaraz. Sta continuando a fare ciò che gli è riuscito l’anno scorso ma con un po’ più d’esperienza. Quindi per me non c’è nessuna sorpresa nel prosieguo del suo dominio. Così come non considero drammatico il fatto che giochi tutti i tornei, anche perché Nadal lo faceva e li vinceva tutti. Jannik è giovane, quindi è giusto che giochi se sta bene. Quella di saltare i Masters 1000 è una cosa moderna, ma quando sei giovane non c’è sempre l’obbligo di fare prevenzione. Poi se ci si sente stanchi è comprensibile saltare un evento».

I Masters 1000 di Nadal si giocavano su una settimana, adesso quasi ovunque ne durano due. Cosa cambia?

«Beh cambia parecchio. Fisicamente è più semplice perché non giochi tutti i giorni, ma mentalmente è più dura. Per fare tre tornei adesso devi stare via cinque settimane, mentre prima ne facevi quattro in quattro settimane. Così non ti rilassi mai, sei sempre sotto tensione mentale. Lo stress di cui parla Jannik ora è probabilmente più mentale che fisico».

Musetti ha lasciato la Spagna con 4 vittorie in 2 tornei. A Roma cosa si aspetta?

«Spero che recuperi la sua condizione perché la qualità del suo tennis la conosciamo. Mi auguro che ritrovi il suo ritmo e i suoi meccanismi, magari aiutato dalla spinta del pubblico di Roma. Non dobbiamo dimenticare come ha giocato contro Djokovic a inizio anno, in quel momento valeva forse il numero 3 o 4 del mondo».

Arriva sulla cresta dell’onda Cobolli. Di lui cosa dice?

«Lui è un giocatore istintivo e sensibile, questo si vede in campo. Credo che la difficoltà degli avversari nello sfidarlo sia anche questa, perché non sanno cosa aspettarsi. Quando le cose vanno bene, vanno benissimo; quando vanno meno bene magari ancora è difficile tirarlo su. Ma adesso ha un’esperienza importante e troverà sempre più spesso il modo di tirarsi fuori dai momenti negativi, diventando un giocatore da Top 10. Non credo che abbia dei limiti perché ha tutto ciò che deve avere un tennista per essere fortissimo».

Se già a Roma sarà difficile trovare rivali per Jannik, al Roland Garros chi può contendergli lo Slam? I giovani come reagiranno al meglio dei 5 set?

«È vero, i giovani non hanno tutta questa esperienza in partite Slam. Ma non è detto che non siano in grado di essere competitivi, magari scopriamo questa caratteristica. Poi ovviamente i senatori, penso a Djokovic e Zverev, sanno benissimo gestire un torneo di due settimane al quinto set. Quindi sanno come fare. Però senza Alcaraz, io mi aspetto che i giovani provino a fare qualcosa di speciale per crearsi un’opportunità in più».

 

 


© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Tennis