Carica Bellucci: “Roma speciale, voglio avvicinarmi ai più forti”

Il numero 80 della classifica Atp oggi sfida Burruchaga: "Ho il desiderio di fare meglio. Questo torneo è uno stimolo"
Lorenzo Ercoli
Lorenzo Ercoli

4 min

Pubblicato il 07.05.2026, 10:49

«Se penso a due anni fa o alla mia prima volta a Roma mi sento più esperto e più bravo, non solo in termini tennistici ma anche per quanto riguarda la gestione delle situazioni e del team. Queste cose solo l’esperienza te le può dare». Lucido e sorridente come ormai abbiamo imparato a conoscerlo, Mattia Bellucci nel circuito piace e diverte. Vuoi per il suo tennis mancino o per una personalità che ruba l’occhio, il 24enne di Busto Arsizio è stato subito accolto bene dal tifo del Foro Italico. Numero 80 del mondo e quest’anno finalista del Challenger 175 di Cap Cana, per Mattia la sfida odierna contro Roman Andres Burruchaga segna l’inizio della sua terza avventura agli Internazionali, la seconda in main draw dopo quella dello scorso anno.

Per tanti azzurri Roma è un torneo fantastico, ma comporta diverse pressioni. Lei come lo vive?

«Con il mio storico non posso rispondere dicendo che non temo minimamente questo palcoscenico. Ma negli anni precedenti non penso di aver perso perché ci fosse tensione, ma solo perché ho affrontato rivali più navigati di me. Da parte mia c’è il desiderio di fare un gran bene, ma non voglio sia un’ossessione. Roma non è un torneo come gli altri, ma allo stesso tempo devo normalizzarlo un po’».

Parlando di Sinner e Alcaraz, Zverev delle volte sembra afflitto ed è il numero 3 del mondo. Chi è numero 80 come lei, che percezione ha?

«Jannik e Carlos sono di un altro pianeta in questo momento. Per quanto mi riguarda, oltre loro due, ci sono un settantina di giocatori sopra di me. Io e Zverev ovviamente abbiamo punti di vista differenti. Ma lo capisco perché quando sei un n.3 del mondo con un palmares pazzesco e magari perdi un match come quello di Madrid, capisci quanto siano avanti gli altri due».

Ha detto di aver migliorato la gestione delle situazioni. Il modo in cui si qualifica a Miami arrivando forse 1 ora prima del match ne è la prova?

«La mattina dopo la finale di Cap Cana avevo il volo per Miami, dove avrei giocato nel pomeriggio. Al momento dell’imbarco il volo è stato cancellato. Ho rischiato di non giocare, però è una situazione che mi ha insegnato a prendere le cose con il sorriso. Aver gestito l’emergenza in fretta e furia mi ha fatto entrare in campo a ritmi alti ed è andata bene».

A proposito di viaggi. Ha preso spunto da Alcaraz che va ai tornei con 30 paia di scarpe?

«No, non è il mio caso (ride, ndc). Viaggio con due o tre paia extra tennis al massimo. Non mi piace andare in giro con otto valigie e in più ha anche un costo».

La sua classifica oggi la pone in un limbo tra circuito ATP e Challenger. Come la vive?

«So che davanti a me ci sono tantissimi giocatori con più anni esperienza e più qualità. Io lavoro ogni giorno per cercare di avvicinarmi e “rompergli le scatole”. Però se vedo lo storico delle stagioni, ogni dicembre ho sempre migliorato la mia classifica. Non mi sento appagato dalla situazione in cui mi trovo e sto lavorando con tutte le mie forze per migliorare. Mi piacerebbe stare più su, ma c’è tempo».

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