Sinner si racconta in Francia e le parole sul robot dicono tutto di lui

L'Équipe ha pubblicato l'intervista realizzata al numero uno del mondo a poche ore dal titolo conquistato a Montecarlo contro Carlos Alcaraz
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A poche ore dal successo agli Internazionali d'Italia che ha permesso a Jannik Sinner di diventare il più giovane giocatore di sempre a completare il Career Golden Masters, appena il secondo nella storia dopo Novak Djokovic a riuscire a conquistare tutti e nove i Masters 1000, L'Équipe ha pubblicato un'intervista realizzata al numero uno del mondo. Jannik si era concesso al quotidiano francese dopo la finale di Montecarlo vinta contro Carlos Alcaraz grazie alla quale era tornato al numero uno del mondo.

Sinner sulla finale del Roland Garros 2025

Tra le altre cose, l'azzurro è tornato sulla finale persa a Parigi contro lo stesso Alcaraz dopo aver avuto tre match point di fila: "Sarebbe una bugia dire che è stato facile voltare pagina ma, come sempre, ho cercato subito di guardare avanti, come faccio anche quando vinco. Ed è così che sono riuscito a trionfare a Wimbledon subito dopo. Ma ho imparato grandi lezioni da quella sconfitta a Parigi. E ne sono uscito con una certezza: quella di poter giocare bene sulla terra battuta".

Sulla definizione di robot

"Ho l’immagine di un giocatore senza emozioni - spiega il numero uno al mondo -, ma è perché sono molto concentrato su quello che devo fare. Non trovo che il termine robot sia dispregiativo. È così che funziono. Cerco sempre di essere il più preciso possibile, di giocare il colpo giusto al momento giusto. Questo richiede una condizione fisica e mentale eccezionale. È per questo che mi alleno: per essere il più preparato possibile nei momenti importanti del match".

Sulla famiglia e il legame con l'Italia

Della famiglia Jannik parla così: "Sono persone molto semplici, che hanno sempre lavorato durissimo. Da piccolo vedevo i miei genitori solo la sera e molto presto al mattino. Ci sono state tante cose per cui ho dovuto cavarmela da solo, e credo davvero che questo mi abbia fatto crescere". E sul legame con l’Italia: "Se ho scelto di vivere a Monaco è per la tranquillità che trovo qui, ma devo anche dire che le strutture sono perfette. Certo, la mia famiglia mi manca. I miei nonni invecchiano e vorrei poterli vedere più spesso. Se fossi rimasto ad allenarmi a casa non sarei stato nelle condizioni ideali per diventare il miglior giocatore possibile, ma sono fiero di essere italiano".


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