Navarra esalta Sinner prima di Wimbledon: "Sull’erba Jannik fa magie. Che equilibrio!" 

L'ex n.119 ATP e ora tecnico FITP: "Il segreto? I piedi, ha appoggi esemplari, così spinge a tutta. E la sua palla è dritta e veloce"

4 min

Pubblicato il 20.06.2026, 11:48

«Giocare a tennis sui prati è difficile. Bisogna gestire appoggi diversi, spostamenti complicati e rimbalzi più bassi. Nonostante l’erba sia una superficie meno rapida rispetto al passato, rimane complesso esprimersi al meglio su campi del genere. Tranne per Sinner, lui è mostruoso». Mosè Navarra, tecnico FITP ed ex numero 119 ATP, racconta così le proprie impressioni in vista di Wimbledon, dove nel 1996 raggiunse un bellissimo terzo turno partendo dalle qualificazioni. «E pensare che arrivai a Londra dopo aver vinto il doppio in un Challenger tedesco su terra battuta - spiega Navarra -. Io e il mio compagno Jonathan Leach partimmo di notte in auto, dopo la finale, per raggiungere Colonia. Da lì prendemmo l’aereo per Londra. Arrivai al campo alle 12 e alle 14.30 giocai il 1° turno di qualificazione».  

Una volta qualificato vinse con David Rikl e Albert Costa. 

«Non sapevo nemmeno che l’ultimo turno delle “quali” fosse al meglio dei cinque set. Lo scoprii al sorteggio. Erano altri tempi, privi di cellulari e senza internet a spiegarti tutto. Io ero sicuro di affrontare Chang al 2° turno, che invece fu sconfitto dallo spagnolo. Vinsi quel match 9-7 al quinto set, che gioia». 

«Ai miei tempi su erba veniva premiato il tennista d’attacco, che andava a rete a chiudere la volée, perché le condizioni di gioco erano più rapide e il rimbalzo molto basso. È proprio quest’ultimo che è cambiato nel tempo. Al giorno d’oggi su erba è possibile scambiare di più ed è questa la grande differenza rispetto al passato». 
 
Rimane una superficie difficile da gestire. 

«La velocità del gioco è aumentata e per far bene sui prati bisogna avere una capacità negli spostamenti notevole. L’adattabilità nel trovare subito gli appoggi giusti è la chiave, perché a volte si perde facilmente l’equilibrio. Cadere a terra, sull’erba, è molto frequente. Jannik ad esempio ci scivola benissimo, perché riesce quasi sempre a rimanere stabile. Invito tutti, su qualsiasi superficie, a guardare i piedi di Sinner». 
 
Perché? 

«È sempre in equilibrio perfetto, i suoi appoggi sono esemplari. È una delle sue grandi forze, è pazzesco sotto questo punto di vista. Un conto poi è farlo sulla terra battuta, un altro su erba». 
 
E per quanto concerne i colpi migliori sui prati?  

«Il top spin su erba funziona meno, mentre lo slice può diventare un’arma così come, in colpi più veloci e penetranti». 
 
Come quelli di Sinner? 

«Si, torniamo a Jannik, perché la sua palla arriva dritta, veloce e fa male il doppio rispetto a quella di molti suoi avversari. Sono colpi difficili da gestire». 
 
Un altro azzurro che aspettiamo è Berrettini

«Si, anche se ricordo ancora quando accompagnai Matteo a Wimbledon Juniores nel 2014. Si qualificò, passo un turno e poi disputò un grande match contro Rublev, perso soltanto 12-10 al set decisivo. Si intuiva già che l’erba potesse essere una superficie a lui congeniale nel futuro».