Il battibecco tra Cobolli e il papà a Wimbledon che spiega la giornata no di Flavio. E la favola di Fery, figlio del presidente del Lorient
Flavio Cobolli non se l'aspettava. Uscire così in tre set contro un inglese numero 114 del mondo (ancora per poco) sul centrale di Wimbledon è stata una beffa per il tennista romano che, forse, è rimasto vittima della sua sicurezza. L'azzurro pensava, probabilmente, di essere superiore: lo diceva la classifica, lo spiegava l'andamento da alieno di queste ultime settimane. E invece Flavio è rimasto invischiato in una giornata storta, in una partita scivolosa e (forse) di un fisico che dopo i fuochi d'artificio al Roland Garros ha cominciato a chiedere il conto.
Il battibecco tra Cobolli e il papá
Cobolli oggi è apparso stanco, non si spiega in altro modo una sconfitta in tre set (l'ultimo addirittura per 6-0) contro un tennista molto intelligente, solido e che da due settimane sta vivendo su una nuvola, spinto dall'entusiasmo del pubblico di casa. Il nervosismo ha spesso preso il sopravvento nella mente di Flavio: a testimoniarlo il vivace battibecco avuto con il papà allenatore Stefano durante un momento molto complesso della sua deludente partita. "Mettiti in competizione, fatti sentire. Che cosa vuoi che ti dica?", le parole del papà nel tentativo di "rianimare" il figlio visibilmente nervoso e contrariato dall'andamento del match contro un avversario che non gli ha concesso nulla. Stefano Cobolli ha voluto dire a Flavio "Calati nella lotta" perché l’atteggiamento di Flavio oggi è stato deludente. Forse sentiva di avere un biglietto da visita superiore all’avversario, un pass agevole per le semifinali di Wimbledon. Cobolli è rimasto vittima della sua sicurezza.
Chi è Arthur Fery
Ma chi è Arthur Fery, nato in Francia ma inglese d'azione? Si è parlato tanto della sua agiata famiglia, con il papà finanziere di successo, impegnato nella gestione dei titoli ad alto rischio (gli hedge found) e anche presidente Lorient, squadra che milita in Ligue 1. Loic Fery ha investito moltissimo sul figlio: gli ha fatto seguire un percorso universitario di due anni a Stanford, in una delle università con il livello più alto in America. Insomma, ricco di famiglia sì ma anche molto intelligente e capace con la racchetta in mano. E Wimbledon lo sta dimostrando.
