Djokovic, quanti complimenti a Sinner. Poi la battuta su Messi: "Magari fossi come lui, che gioca solo 90 minuti..."

Il 24 volte campione Slam si è raccontato in occasione del lancio del docu-film 'Il lupo d'inverno', che svela i retroscena della sua carriera

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Pubblicato il 18.08.2026, 09:30

In occasione del lancio de Il lupo d’inverno, il docu-film disponibile in esclusiva su Prime Video, Novak Djokovic si è raccontato in esclusiva in una lunga intervista al Corriere della Sera. Il documentario racconta, attraverso un accesso inedito dietro le quinte, le tappe che hanno plasmato il fenomeno serbo: dai tassi usurai pretesi dai creditori quando il padre Srdjan scommesse tutto su di lui, ai 78 giorni di bombardamenti NATO su Belgrado nel 1999; dall'etichetta di "cattivo" appiccicatagli dai media quando osò spezzare il duopolio di Roger Federer e Rafael Nadal, fino alle controverse posizioni personali su spiritualità e vaccini, culminate con l'arresto e l'espulsione dall'Australia nel 2022. "È impossibile distinguere le fasi della mia crescita e della mia formazione di uomo: ogni secondo che ho vissuto è autentico e fa parte del mio percorso. Chi sono, il mio carattere, i miei valori: tutto discende da lì. E mi ha plasmato anche come giocatore di tennis: mi sono sempre feltro un guerriero, uno che non è mai stato autorizzato ad arrendersi. Anche la mia forza fisica origina da lontano: mi è servita, sin da bambino, per affrontare circostanze che hanno messo in difficoltà anche gli adulti che mi circondavano".

La guida spirituale

Tra le sequenze più intense del film emerge la figura di Jelena Gencic, la prima maestra che credette nel suo talento e a cui Djokovic portò la prima coppa di Wimbledon nel 2011. "Jelena se n’è andata nel 2013: era una persona incredibile, siamo stati vicinissimi - ricorda -. I miei genitori mi hanno messo nelle sue mani quando ero un bambino piccolo, sensibile e molto plasmabile: si sono fidati che Jelena mi formasse come essere umano, prima che come tennista. Ho speso ore incalcolabili con lei in campo e a casa sua, a guardare videocassette in bianco e nero di vecchi match. L’influenza di Jelena su di me è stata enorme: mi ha insegnato ad apprezzare la musica classica, a fare visualizzazioni, a respirare in modo che non sia solo un atto meccanico".

Su Sinner

L'analisi del campione serbo si sposta poi sul presente e sul confronto con Jannik Sinner, nel quale individua radici e attitudini sorprendentemente simili: "I punti di contatto non mancano, pur essendo ogni essere umano unico e speciale. Entrambi veniamo dalle montagne, lui dell’Alto Adige e io della Serbia. Avevamo scelto lo sci come sport, abbiamo lasciato casa a 13 anni, siamo stati costretti a diventare uomini in fretta, lontano dalla famiglia e dagli affetti. Non c’è alcun dubbio che lo sci ci abbia dato l’elasticità, i movimenti, la capacità di scivolare su ogni superficie: la flessibilità delle caviglie origina dalla neve tanto quanto l’equilibrio e la coordinazione tra arti superiori e inferiori. Le similitudini abbondano anche sul piano tecnico: sì, mi rivedo in Sinner. Non parlerei di ossessione ma di dedizione, costante e totale, al tennis. Osservo la sua e mi ci ritrovo completamente: la voglia di migliorarsi, crescere, evolversi sotto ogni punto di vista. Jannik, come me, non si accontenta mai. Ha la mentalità del campione, l’ha sempre avuto. È una forza dominante, eppure si sveglia ogni mattina con il desiderio di essere migliore del giorno precedente. E non c’è vittoria che possa appagare quella fame, nemmeno 24 titoli Slam".

La battuta su Messi

"Il tennis è uno sport individuale: non esistono sostituzioni, non puoi fermarti cinque minuti a bordo campo mentre il gioco procede, non ci sono compagni che possono aiutarti. Sei solo con te stesso. Se hai un giorno no, sei fuori. Il tennis è spietato, brutale. Ogni tanto mi dicono: 'Nole, sei come Leo Messi'... Magari! A 39 anni mi piacerebbe giocare soltanto 90 minuti. Se vuoi essere il migliore, non ci sono alternative: tutto deve essere al servizio del risultato", ha poi scherzato il 24 volte campione Slam.