Il fratello di Berrettini sicuro: “Wimbledon? Quando Matteo sta bene…”
«Senza il risultato di Parigi, Matteo avrebbe giocato tornei molto diversi nei prossimi mesi. Ma fare bene lì non è stato importante solo per la classifica, ma anche per trovare la convinzione di esserci e poter fare questo. D’altronde Enqvist insiste molto sul fatto che il suo livello sia ancora quello in un Top 10». Dopo aver vissuto il fantastico Roland Garros del fratello Matteo nel ruolo di “terzo coach”, Jacopo Berrettini è al suo seguito anche Wimbledon. Attualmente infortunato, il classe 98 a fine dello scorso anno aveva raggiunto il best ranking di numero 298 ATP, motivo per cui il suo appoggio può andare ben oltre il semplice aspetto motivazionale. Dopo il quarto di finale a Parigi, Matteo è atteso dall’esordio contro Stan Wawrinka. Jacopo per l’occasione ha parlato di questo e del sorteggio che si è svolto ieri. Berrettini-Wawrinka, un primo turno difficile da interpretare.
Cosa si aspetta?
«Diciamo che è un primo turno strano. Stan sappiamo come può giocare, ma credo che Matteo abbia il livello per battere un po’ chiunque su questi campi. Per me dipenderà molto dal livello che saprà esprimere, ma ovviamente Wawrinka resta un giocatore che sa come affrontare certe partite. Però a prescindere è una partita dal grande fascino. In generale abbiamo visto tanti giocatori fuori dalle teste di serie esprimersi a un livello impressionante. E qui ci sono tanti primi turni clamorosi, penso a Fritz-Draper e Ruud-Hurkacz, quindi credo che ci possano essere delle sorprese».
Che effetto le fa ripensare a Parigi? Le prospettive di Matteo per l’estate sono cambiate di colpo.
«Tante emozioni, anche inaspettate. Matteo arrivava da un periodo difficile, ma dopo il primo turno abbiamo tutti avuto la sensazione che fosse scattato qualcosa di diverso. La maratona con Comesana è stato l’apice della tensione e delle emozioni. Sono cose che mi porterò dentro per sempre».
Il team di Matteo è come una famiglia. E qui si è inserito molto bene Enqvist, cosa c’è di speciale in questo rapporto?
«Gli sta dando tanto e lo spinge a credere che il suo corpo sia fatto per fare questo. Poi sappiamo che lui si è sempre dovuto spingere un po’ al limite, ma quando il fisico glielo consente può fare anche partite lottate come a Parigi. Enqvist ha insistito sul fatto che Matteo sia un giocatore da Top 10, perché quando ha potuto lo ha sempre dimostrato. In più Thomas ha tanta passione in ciò che fa, credo abbia fatto bene a tutto il team».
Dal ritorno in campo di Sinner cosa si aspetta?
«Jannik ci ha abituato a reagire a qualsiasi difficoltà, non dimentichiamoci come giocò qui lo scorso anno dopo che tutti si aspettavano un contraccolpo dalla finale del Roland Garros. Come ho letto in giro mi sento di dire che lui sia l’avversario di se stesso. Poi ovviamente è un torneo lungo e va giocato».
Cobolli invece sarà già competitivo dopo la finale di Parigi?
«Per me lui è un giocatore affermato. Ha già giocato partite importanti, al Roland Garros come qui, dove ha già fatto quarti di finale. Il primo turno sulla carta è agevole, poi già dal secondo round potrebbe avere Griekspoor. Ma con le consapevolezze acquisite anche lui è un giocatore che deve preoccuparsi soprattutto del suo livello perché poi può provarci con tutti».
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