Binaghi annuncia un torneo in erba in Italia, sogna lo Slam a Roma, e su Malagò in Figc...
Tra 14 giorni esatti il grande tennis sbarca a Roma con gli Internazionali Bnl D'Italia in scena dal 28 aprile al 17 maggio. Al Foro Italico splende il sole e gli operai sono al lavoro per allestire un Site che si preannuncia spettacolare. Il sogno di Binaghi, e non solo, è che si possa chiudere con una grande festa per la prima vittoria di Sinner a Roma. La conferenza stampa al Foro Italico si è aperta con il doveroso omaggio a Nicola Pietrangeli: tutta la sala si è alzata in piedi per dedicare un tributo alla leggenda del tennis scomparsa lo scorso dicembre. "Il tennis italiano si è fermato qua il primo dicembre scorso e da qui oggi ripartiamo - ha detto il presidente della Fitp - ripartiamo dall’eredità di Nicola Pietrangeli, il più grande campione del primo secolo di vita della nostra federazione. Un campione che insieme a Lea Pericoli ha contraddistinto il tennis italiano nel mondo e lo ha qualificato. Inizia una nuova era senza di lui e Lea, per noi e gli Internazionali, una era per cui senza di loro siamo più deboli ma con una base molto solida grazie a loro”.
Un torneo su erba in Italia, ecco quando e dove
Il presidente Binaghi ha annunciato anche altre importanti novità, come il primo torneo in erba che si giocherà in Italia: “Abbiamo acquistato il torneo Atp 250 di Bruxelles dal 2028. Per la prima volta si giocherà sull’erba in Italia. Si disputerà nella seconda settimana di giugno nel nord Italia. Per noi è una grossa opportunità di crescita”. Inoltre le due nazionali che hanno trionfato in Coppa Davis, saranno al Quirinale da Mattarella il 4 maggio. Non ci sarà Sinner, che non ha partecipato all'ultima edizione.
Il sogno: il quinto Slam a Roma
Il sogno vero di Binaghi è trasformare gli Internazionali d'Italia in uno Slam: "Il quinto slam a Roma? Come dirigente vivo - ha detto - e per questo e vivrò fino all'ultimo giorno della mia esperienza con la speranza di fare questa impresa. Sto finendo di risolvere con il Governo alcune problematiche riguardo altre manifestazioni e, come ho già detto, vorrei affrontare il prima possibile lo studio di fattibilità di un'operazione del genere e di quella che sarebbe in campo sportivo l'iniziativa più profittevole per lo Stato. Le tenterò tutte". Così Angelo Binaghi, presidente della Fitp, nel corso della conferenza stampa di presentazione degli Internazionali d'Italia 2026.
I numeri degli Internazionali d'Italia
L'obiettivo per l'edizione 2026 è superare i numeri già da record della scorsa edizione: “I nostri obiettivi sono tre - dice Binaghi - superare le 400 mila presenze paganti, superare un miliardo di euro di impatto economico sul territorio, e vincere il singolare maschile. Credo sia il momento giusto, non solo per quello che Sinner ha fatto domenica a Montecarlo. Abbiamo 4 giocatori nei primi 21 del mondo. Sono tre obiettivi ambiziosi ma raggiungibili e interconnessi tra loro. Oggi inizia una nuova era in cui partiamo da una base molto solida. A livello di biglietteria siamo ancora sopra lo scorso anno, abbiamo già venduto oltre 220mila biglietti. Ci confrontiamo con la limitata capacità del Centrale, in attesa che si possa usufruire di un Centrale ampliato a partire dal 2028”.
Il confronto con il calcio e la candidatura di Malagò per la Figc
Inevitabile fare il confronto con il momento no del calcio e la mancata qualificazione ai Mondiali per il terzo anno di fila. Con le elezioni per il nuovo presidente della Figc alle porte, Binaghi sembra non approvare la candidatura di Malagò: "L'occasione per cambiare strutturalmente il calcio italiano, per fare la rivoluzione la ebbe otto anni fa il presidente del Coni Malagò, che si presentò nella giunta di Firenze a proporre il commissariamento della Figc. Io intervenni negando l'assenso e dicendo che era sbagliato fare un commissariamento a tutto tondo. Si doveva fare un commissariamento ad acta solo per lo statuto, primo perché non bisognava fare ingerenze nella gestione della Federcalcio e secondo perché si doveva sfruttare l'occasione che derivava proprio da uno statuto sbagliato, visto che non si riusciva a eleggere il presidente, per cambiare radicalmente le regole del gioco e fare di conseguenza la rivoluzione. Malagò però preferì fregarsene, andare avanti, nominare un commissario a tutto tondo nella persona di Roberto Fabbricini che avrebbe dovuto da là a qualche giorno nominare lo stesso Malagò come presidente della Lega di Serie A. Come dire, chi se ne frega della rivoluzione. A noi interessa la gestione del calcio”.
