Berrettini racconta un aneddoto su Sinner: "Ho sentito dire che era in crisi dopo Doha. La prima volta che l'ho visto..." 

Il tennista romano è carico per gli Internazionali d'Italia, per lui un torneo speciale, perché si gioca a casa sua: "È anche difficile dire che per me Jannik è una fonte di ispirazione, perché vincere 5 Masters 1000 di fila è impossibile"
Valerio Minutiello
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Berrettini si sente carico. Del resto Roma è il torneo di casa sua, qua le sensazioni sono sempre positive per lui. Certo il tabellone potrebbe mettergli davanti il suo amico Sinner, al terzo turno. Matteo ne approfitta per raccontare un aneddoto: "La prima sensazione che ho avuto quando l'ho visto - racconta - è stata importante per un allenamento a Monte Carlo nel 2019. Mi ricordo che stavo con Vincenzo (Santopadre, ndr) e gli ho detto 'questo è forte' poi quanto è sempre difficile dirlo. Lui sta dimostrando giorno dopo giorno di essere un campione in tutto quello che fa, e in come gestisce le cose, come affronta le partite e gli ostacoli, come in silenzio abbassa la testa, lavora e torna più forte di prima. Mi è capitato di sentire crisi Sinner quest'anno dopo Doha e mi viene da ridere. Insomma è veramente forte, un'ispirazione è anche difficile dirlo per me, perché vincere cinque master mille di fila non penso sia una cosa fattibile, però la dedizione e anche la forza che ha nell'andare avanti nonostante tutto è veramente qualcosa di incredibile".

Berrettini: "Roma non sarà mai un peso, altrimenti direi basta"

Ma adesso è ancora presto per pensare al possibile incrocio con Sinner. Berrettini vuole godersi ogni momento di questo torneo e ha sensazioni positive: "Secondo me c'è stata un'ottima reazione dopo Madrid - dice - a Cagliari mi sono sentito decisamente meglio, sono riuscito a tirare fuori l'energia che avevo e adesso mi sento molto bene. Poi questo è un torneo speciale, sono molto felice di essere qui, di giocare un altro anno a Roma. Se può diventare un peso? Non credo che lo lo sarà mai, e se dovesse mai diventare un peso sarebbe forse il momento giusto di dire basta, perché comunque ho sempre sognato di giocarlo e ci sono cresciuto con questa idea. Ora non sono più bambino e sono super felice di essere qui. Se ci fosse stato un altro Masters 1000 avrei avuto un pochino meno energia di tornare invece sono molto contento E poi vedremo come andrà, però l'importante è il lavoro che sto mettendo dentro e sono sicuro che pagherà"

Berrettini e il cambio di atteggiamento

Berrettini ha un'altra mentalità adesso. Niente grandi obiettivi, ma si vive alla giornata. Non è un ridimensionamento, ma l'unico modo per andare avanti: "È proprio grazie a questo atteggiamento che potrò continuare a giocare. Mi sono reso conto che il vecchio modo di affrontare il tennis mi stava portando in una strada che non era sana per me, dal punto di vista mentale e fisico, quindi ho proprio avuto la necessità di cambiare un pochino l'approccio. Questo non vuol dire non impegnarsi o non tenere ai grandi risultati. Dall'altra parte ai grandi risultati non ci sono arrivato mai con l'ambizione di arrivarci che è un po' una cosa strana però è così".

Berrettini: "Vorrei essere più istintivo e meno analitico"

A 30 anni, Berrettini comincia a sentirsi un po' vecchio, almeno per il tennis: "Cosa recupererei? Forse quella sfrontatezza di essere un po' più 'pischello' e giocare senza farsi incastrare dai pensieri. Spesso mi consigliavano di pensare meno, cioè di essere un po' più istintivo, e forse vorrei recuperare un pochino quell'istinto che secondo me è proprio della gioventù. Non sono anziano, ma comunque nel tennis un pochino mi ci sento. Sto lavorando anche per quello, per cercare di essere un po' più istintivo e meno analitico".

Berrettini: "Mio fratello la persona più importante per me"

"Chi è la persona più importante per me? Senza ombra di dubbio mio fratello. Abbiamo un rapporto che va al di là di qualsiasi amicizia bellissima che ho creato negli anni. Siamo veramente cresciuti fianco a fianco e nonostante adesso sfortunatamente i due circuiti in cui giochiamo non sono gli stessi, quando riusciamo a stare insieme ci capiamo con uno sguardo. Lui riesce sempre a trovare le parole giuste per farmi stare meglio e per stimolarmi a dare di più. L'anno scorso mi ricordo dopo che mi sono ritirato qui a Roma è stato lui che mi ha trascinato un po' fuori dalla camera e mi ha detto 'Dai andiamo, ti porto in un posto'. Lui è sicuramente quello a cui faccio riferimento nei momenti belli e in quelli meno belli".


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