Zverev sul dominio di Sinner: "Nessuno vince titoli a parte lui, cerco un modo per batterlo…"
ROMA - «Cosa mi diverte nel tennis? Boh, lo sport in generale. Dovrei pensarci un po’, in realtà». Se per scoprire cosa diverta davvero Alexander Zverev dovremo forse aspettare il match di oggi contro Alexander Blockx, riedizione della semifinale di Madrid, una certezza c’è: la voglia di provarci non gli è mai passata. Semifinale all’Australian Open, semifinali nei primi tre Masters 1000 dell’anno e poi la finale di Madrid nel quarto. Un inizio di stagione che per il 99% del circuito varrebbe un carriera, mentre nel caso del tedesco sembra non bastare mai. Zverev vive ormai in una dimensione tutta sua: il palmarès - tra cui due ATP Finals, un oro olimpico conquistato a Tokyo e sette Masters 1000 - parla da solo. Non è un caso che uno dopo l’altro abbia neutralizzato in tempi recenti Mensik, Fonseca, Tien, Blockx e tanti altri aspiranti “terzi incomodi”. Ciò che ha oggi Zverev non solo se lo è guadagnato, ma lo ha saputo difendere quando diversi coetanei hanno iniziato a perdere terreno. Già oggi potrebbe essere considerato il più forte giocatore di sempre a non aver mai vinto uno Slam, con tre finali disputate tra New York 2020, Parigi 2024 e Melbourne 2025. L’interpretazione di questo dato la lasciamo al libero arbitrio di chi guarda. Di certo, però, il tedesco è stato sottovalutato troppe volte. E lui, che per anni si è ritrovato più spesso a parlare di ciò che gli manca che di ciò che ha conquistato, il consiglio migliore lo ha dato al giovane se stesso: «Goditi tutto ciò che fai nel tennis, perché non durerà per sempre».
Come si presenta a Roma dopo le due settimane di Madrid?
«Il passaggio da Madrid a Roma è andato bene, ormai sono dieci anni che lo faccio. Dopo un paio di settimane di tennis il mio corpo si è rilassato e mi sono leggermente ammalato. È stato un po’ difficile per un paio di giorni, ma spero di poter stare meglio e fare un bel torneo».
Sta avendo uno dei migliori inizi di stagione della sua carriera. Le è davvero mancato solo un titolo. Come la sta vivendo?
«Ad essere onesto nessuno sta vincendo titoli a parte Jannik. Non sono l’unico in questa posizione. Quando sei un Top 10 o un Top 5 vuoi sempre vincere trofei ed è normale. Ma sto giocando bene, lo sento, e penso di potermela giocare con tutti. Giusto negli ultimi due match contro Jannik non ho mostrato il mio miglior tennis. Sono stati un po’ a senso unico. Ma sto provando a trovare una via per riuscirci».
Negli anni è diventato un giocatore sempre più completo. Sta ancora provando a rivoluzionare qualcosa o mantiene il livello?
«Non sono il migliore, non sono il numero 1 del mondo e quindi provo sempre a migliorare e crescere. L’allenamento è importante quanto la partita e finché hai questa mentalità sei sulla strada giusta».
Ovviamente anche lei figura nella lettera che i Top 10 hanno mandato agli Slam. Qualcuno ha parlato di boicottaggio. Cosa pensa?
«Tra di noi non abbiamo parlato di boicottaggio, credo sia un concetto generale. Se vedete la divisione dei ricavi degli altri sport si è molto vicini al 50-50, nel tennis uomini e donne sono al 15%. Credo sia semplicemente frustrante per noi giocatori. Non è una questione che riguarda i top: Sinner guadagna bene, Carlos guadagna bene, io guadagno bene. Però credo che solo i primi 150 del mondo oggi possano vivere bene di tennis e tra le donne forse ancora meno. Se dovessimo ottenere una ripartizione più equa questo numero aumenterebbe. Il nostro obiettivo è spingere il tennis avanti e credo sia un tema importante. Il 15% non è una percentuale giusta per noi giocatori, credo che alcune delle partite che giochiamo valgano più di questo 15%».
L’assenza di Alcaraz cambia qualcosa per lei e i suoi colleghi in vista di Parigi?
«C’è ancora Jannik e credo sia il focus principale di tutti».
