Sinner, il concetto di felicità e l'ingresso in campo con i bambini: "È una delle cose che mi toccano di più"
Sinner ha chiuso un cerchio aperto sette anni fa, quando mise piede nel Centrale per la prima volta a soli 17 anni nel 2019, da giovane promettente del torneo che arrivava dalle prequalificazioni. Jannik da numero 262 al mondo perse male il primo set 6-1 contro l'americano Johnson, numero 59. Poi però stupì tutti riuscendo a ribaltare la situazione e vincendo in tre set 1-6 6-1 7-5 in un'ora e 53 minuti. Da lì è iniziata la sua ascesa inarrestabile e ieri è avvenuto il tanto atteso passaggio di consegne con Panatta, l'ultimo italiano a vincere gli Internazionali nel 1976. Dopo il trionfo Jannik in conferenza stampa ha ricordato quei momenti nel 2019 in cui era un ragazzino timido, ma già con una grande forza mentale: "La prima volta che ho giocato qua sul Centrale - ha raccontato il campione di Roma - era contro Johnson. Sono entrato in campo e non volevo fare brutta figura, questa era il mio obiettivo perché io sono sempre stato realista, sapevo che era quasi impossibile vincere quella partita e non volevo far brutta figura. Il problema è che poi ho perso 6-1 in un secondo, poi ho trovato le risorse che avevo dentro ed è cambiata un po' la partita. Io credo in quello che sto facendo, quello che ho fatto fino ad ora, non mi metto neanche in gioco per certe cose, perché non avrei mai pensato di essere nella posizione in cui sono ora. Sono semplicemente un ragazzo che viene da un piccolissima città con duemila persone, dove normalmente la gente va a sciare. Io alla fine sono qui che gioco a tennis nei campi più grandi e più belli del mondo e quindi questa è un po' la mia vita. Quello che cerco e cercherò sempre di fare sarà dare il 100%, poi quello che esce sia nel bene che nel male è comunque un'esperienza".
Jannik: "Entrare con i bambini uno dei momenti che mi tocca di più"
La conferenza stampa post vittoria è stata particolare e diversa dalle altre. Sinner era più libero, aveva scaricato un po' di tensione e poteva finalmente rilassarsi. Jannik ha parlato a ruota libera di alcuni aspetti del suo carattere. L'ingresso in campo con i bambini, ha rivelato, è un momento che lo coinvolge particolarmente: "A volte noi tennisti, è brutto da dire, però non ci rendiamo conto di quanto siamo fortunati. Qui ci sono i ragazzini che hanno dei problemi, però sono così felici con dei piccoli gesti. Questo ti cambia un po' il punto di vista, sei solo felice di essere in campo e dare spettacolo, c'è tanta gente, lo stadio pieno, non c'è posto più bello per giocare. Forse questi sono i momenti che mi toccano di più, perché hai un contatto fisico con dei ragazzini. Oggi per esempio ce n'era uno veramente piccolo, dovevo andare anche piano in campo, però era bello, un momento che anche a me fa molto piacere: sono piccoli gesti che loro si terranno per sempre e a noi non costa niente, anzi anche a noi danno delle bellissime sensazioni e quindi tutta la settimana è stata molto bella da questo punto di vista".
Sinner: "Quello che ho fatto è incredibile"
Dopo sette anni da quella prima vittoria ufficiale a Roma con Johnson, Sinner ha raggiunto una serie infinita di record: è il numero uno al mondo e ha vinto anche l'ultimo Masters 1000 che mancava nella sua bacheca. Difficile capire se si rende conto di quello che ha fatto: "Non abbiamo mai tanto tempo per realizzare davvero quello che stiamo facendo. Come ho già detto a inizio anno, il mio obiettivo principale resta comunque Parigi. Quello che ho fatto qui e fino ad ora in questa stagione è incredibile, me ne rendo conto, ma mentalmente so che adesso devo continuare a fare le cose giuste. È fondamentale riposarsi, ma è altrettanto importante tenersi in forma perché mi aspetta il torneo più importante dell'anno. Vedremo come andrà. Non voglio mettermi troppa pressione, anche perché quella poi viene già da sola. Vediamo, laa cosa più importante adesso è staccare la spina per poi fare le scelte corrette. Credo sia anche giusto non pensare solo al tennis".
Sinner e il concetto di felicità
Sinner resta un ragazzo semplice: gli basta poco per essere felice: "In questo momento sono felice perché so che posso staccare per due o tre giorni, quindi resterà per due o tre giorni la felicità. Dopo Montecarlo non era così perché siamo andati subito a Madrid. Però, io credo che la felicità non debba dipendere da se vinco un torneo o se perdo, ma da come come vivo tutta la vita, se mi metto poi la pressione addosso diventa un incubo. Io credo di essere una persona abbastanza equilibrata anche nei modi di fare fuori dal campo che mi rende felice veramente: piccole cose, mezza giornata e giocare a golf, andare sui go-kart, io sono sempre felice".
Sinner: "A volte mi do una pacca da solo sulla schiena"
L'umiltà è una sua dote, però a volte anche lui si fa i complimenti da solo: "Sì, succede. Mi sono fatto i complimenti dopo la partita contro Medvedev perché ho fatto tanta fatica in campo poi sul 4-2 abbiamo smesso di giocare sono andato a casa ho detto: "bene che siamo ancora qua", perché comunque le cose si erano messe male. Però anche dopo una sconfitta a volte, se gioco bene, mi faccio comunque i complimenti per il torneo che ho fatto. Anche se nella sconfitta è un po' più difficile, però è giusto darmi qualche volta una pacca dietro e dirmi 'bravo, stai facendo bene'".
