Paola Cortellesi, Sinner e il Barcellona di Guardiola: cosa hanno in comune

La regista del film C'è ancora domani, il tennista protagonista alle Nitto Atp Finals, una squadra leggendaria: vi spieghiamo perché paragonarli non è così folle
Paola Cortellesi, Sinner e il Barcellona di Guardiola: cosa hanno in comune
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Mattia Rotondi

Ok, può apparire un po’ azzardato. Ma pensateci bene: Paola Cortellesi, il Barcellona di Guardiola e Jannik Sinner hanno davvero (almeno) una cosa in comune.

Due sport e una attricebarraregistabarracomica. E di questi due sport: uno di squadra e uno individuale. Sì, ovvio che le differenze siano enormi. E che i paragoni siano arditi. Ma è più semplice di quello che sembri: hanno fatto tutti qualcosa di simile.

Paola Cortellesi e il suo film “C’è ancora domani”

Inutile stare qui a negarlo: con C'è ancora domani Paola ha tirato fuori un film incredibile. Incredibile perché non è reato affermare che il trionfo totale al botteghino forse non era neanche nelle sue più rosee aspettative. Grazie a lei le sale cinematografiche sono dovute correre a rifornirsi di pop corn dopo un periodo (lunghissimo) in cui quelli a disposizione sfioravano la data di scadenza. Sale piene così erano un ricordo piacevole di un tempo andato che uno spera sempre possa tornare, la stessa cosa che pensano oggi i tifosi del Napoli di Mazzarri con Lavezzi e Cavani. Paola Cortellesi c’è riuscita con una formula che avrebbe spaventato ogni produttore convinto che il futuro del cinema siano solo i mutandoni dei supereroi: un film in bianco e nero, storico e impegnato.

Paola se n’è fregata altamente e ha costruito il suo prodotto, quello che voleva, quello che pensava dovesse essere. Ha comunicato quello che aveva da dire senza fare alcun occhiolino alle certezze. Ecco, quello che è uscito fuori è un mix di dolcezza, ironia, forza, denuncia, militanza, bellezza, che in Italia non riusciva forse dai tempi de La Vita è Bella di Benigni. Ha letteralmente strappato le terga degli spettatori dai divani di casa e li ha trascinati in coda fuori dalle sale. Tutti i giorni della settimana.

Diventerà (è) l’urlo di un genere, diventerà (è) il manuale di come l’altro genere ha la potenzialità per vergognarsi in così tanti modi diversi che forse neanche immagina. Le differenze si nutrono di indifferenza e questo film fa luce e cerca di cancellare proprio l'indifferenza. Ha portato lo spettatore a passare diverse fasi durante la visione, tutte diverse l’una dall’altra, opposte persino, eppure sempre così incastrate alla perfezione. Ha urlato a tutto il cinema italiano: non sei morto, non sei morto se ti si rende giustizia, se ti si rispetta. Ha ridato ossigeno. Ha cambiato le regole.

Il Barcellona di Guardiola

Chi non lo ha mai potuto vedere dal vivo, si è perso un’opera d’arte. Recuperare qualche partita nei filmati d’archivio è il minimo che si possa fare per un amante del calcio. Quella squadra era la perfezione fatta schema. Ma non solo. Dentro di sé aveva la grandezza dei paradossi: attaccava come se non ci fosse un domani e aveva la miglior difesa, in un calcio sempre più fisico le superstar erano tutti “piccoletti”, in una squadra con un tasso di classe e piedi fini come raramente si era visto una delle caratteristiche più vincenti era l’ossessiva intensità nel recupero palla alto. Cambiò le regole. Una recitava: in un undici di base ci vogliono almeno tot giocatori difensivi, sennò si è troppo sbilanciati: ecco, un concetto che proprio non apparteneva a quel Barcellona. Fece innamorare anche gli altri tifosi, che in tv magari alla fine guardavano solo le partite della propria squadra e quelle del Barça. Ripetiamo: cambiò le regole.

Jannik Sinner e la sua scalata tra i big

C’era una volta un tennis italiano che, dopo i fasti del passato, sonnecchiava nelle parti basse della classifica Atp. Annoiato. Sospeso a guardare gli altri Paesi del mondo che sfornavano campioni, che custodivano nelle loro scuole i protagonisti del futuro. Di conseguenza, per una legge non scritta anche davanti alla tv l’interesse nei confronti di questo sport si era affievolito. Non estinto, perché alla fine siamo (anche) un Paese di tennisti. Poi piano piano, i primi azzurri hanno cominciato a scalare quella classifica. Fino ad arrivare a lui: l’altoatesino che fa sembrare questo sport qualcosa di semplice, una caratteristica che solo i predestinati hanno. Sinner a 22 anni ha posto di nuovo un proiettore gigantesco sul tennis. Lo ha riportato al centro dei discorsi della gente, dei titoli dei giornali. La sua storia ispira tantissimi giovani, ha donato di nuovo la consapevolezza che sì, l’Italia ha una delle scuole tennis migliori del mondo. Ha (ri)cambiato le regole.

Ecco la risposta: sono tutti game changer

Paola Cortellesi, il Barcellona di Guardiola e Sinner hanno cambiato le regole. Hanno fatto innamorare pubblici disillusi e spenti, sollecitati poco e male. Hanno ridato speranza a movimenti e a guizzi pensati come utopie. Hanno conquistato tutti andando contro le regole, le dicerie, i preconcetti e lo status quo, andando a reclamare uno spazio, il proprio spazio. E il pubblico li ha seguiti, li ha compresi. Il Barcellona di Guardiola ormai fa parte del passato e non tornerà. Ma Paola Cortellesi e Sinner sono qui. Abbiamo una fortuna: possiamo e dobbiamo tifare per loro.


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