Flavia Pennetta esclusiva: "L'attenzione è tutta su Sinner, dieci anni fa avremmo firmato..."

Parla l'ex campionessa azzurra dieci anni dopo il suo trionfo agli Us Open, celebrato in un docufilm in onda su Sky: cos'ha detto
Gianluca Scarlata
Gianluca Scarlata

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Pubblicato il 11.11.2025, 07:28 (Aggiornato il 11.11.2025, 07:39)

Ci sono momenti che non ti puoi dimenticare. Ci sono emozioni che non si cancellano e quando tornano con il passare degli anni sono ancora più forti. Chiudere l’ultimo punto, esultare, alzare quel trofeo in uno degli impianti più belli del mondo è tutto per un giocatore. Flavia Pennetta, per anni icona del tennis italiano, ha chiuso gli occhi e davanti a sé ha rivissuto il film di una delle vittorie più belle ed emblematiche del nostro tennis. Vincere a New York è stata un’impresa che ha segnato la storia. Quella cavalcata è nel documentario “Flavia a NY-10 anni dopo”, il successo allo US Open 2015, nella finale tutta italiana contro Roberta Vinci. Il docufilm ricostruisce il cammino umano e sportivo della Pennetta, dai primi successi a Brindisi alle notti americane che l’hanno consacrata regina di Flushing Meadows. In onda domani alle 22.45 su Sky Sport Uno e Now e alle 23.30 su Sky Sport Tennis. «Ho vissuto e provato emozioni mai assaporate, la camminata verso il centrale, la coppa. Mai avrei pensato di gustarmi quei momenti dopo anni».

Che sapore ha dopo anni quella vittoria?
«Speciale. Mi sono goduta ogni istante che all’epoca non potevo fare. Sono sensazioni e stati d’animo che ti rimangono, anzi sono più forti adesso di prima».

Cosa direbbe oggi alla Flavia di allora?
«Un bel “brava Flavia”, mi do una pacca sulla spalla, è stato un bel viaggio. Mi dico: “Cavolo, come giocavi bene”».

Qual è stato il torneo più bello?
«Sicuramente New York. È l’impianto più grande, rumoroso, ricalca appieno lo show americano. Ma anche Acapulco lo ricordo molto volentieri».

Rifarebbe tutto?
«Assolutamente sì, anche gli errori. Sono stati propedeutici per una crescita. Mi sono impegnata, applicata. Non mi sono mai tirata indietro, ho dato il massimo, sono stata anche fortunata perché ho raccolto più di quanto mi aspettassi all’inizio».

Cosa ha rappresentato il tennis per lei?
«Tutto. È stata ed è la mia vita sportiva e personale. Ho vinto, ho perso, mi sono rialzata. Ho trovato l’amore e formato una famiglia con Fabio (Fognini ndc)».

Che ricordi ha della Flavia dei primi anni?
«Ho vissuto tante situazioni, mi ricordo con grande piacere quando arrivavano i primi box a casa con le scarpe o con l’abbigliamento e le racchette. Poi quando ho firmato il mio primo contratto non stavo nella pelle, volevo diventare una giocatrice e ci sono riuscita».

Ora ha una bellissima famiglia con tre figli: Federico, Farah, Flaminia. Tutti con la F. Consiglierebbe loro di intraprendere la carriera da tennista?
«Assolutamente sì. Mio marito no. Il tennis mi ha dato e insegnato tanto, ti forma».

Che tennis si gioca rispetto a qualche anno fa?
«È più fisico, c’è più potenza, si cura molto la nutrizione e la preparazione atletica, a discapito della tattica».

Cos’altro è cambiato?
«Le superfici di gioco. Prima c’era molta più differenza, ora sono quasi tutte uguali, ci si adatta con più facilità».

Ce n’è uno in particolare che è cambiato di più?
«Sicuramente Wimbledon. Era impossibile giocare da fondo campo, oggi sembra che tutti possano farlo».

Il tennis italiano che momento sta vivendo?
«Il più bello. Oggi sembra tutto scontato, dieci anni fa ci avremmo messo la firma per vedere tutti questi giocatori nei primi 20 o 100. L’Italia è il Paese più completo tra uomini e donne. Il movimento è in grande crescita».

Cosa ci dobbiamo aspettare dalle Nitto ATP Finals?
«Saranno delle finali entusiasmanti. L’attenzione è tutta su Sinner, sta ottenendo dei risultati incredibili. Abbiamo grandi aspettative in lui come in Musetti, che ha una grande forza mentale e può rientrare ancora in semifinale. Abbiamo anche un grande doppio».

Che stagione è stata per Jasmine Paolini?
«Incredibile. Ha confermato il suo status. Gioca un tennis tra i migliori al mondo. Ha soluzioni, colpi, è molto tattica, può variare rispetto alle sue colleghe più performanti fisicamente».

Le manca il tennis giocato?
«Sì, riprenderei la racchetta anche oggi. Ma una partita tra amici, senza impegno».

Agassi nel suo libro “Open” è seduto a terra in una stanza di hotel e ripercorre la sua vita, è così anche per lei, un film che scorre veloce?
«La vita del tennista è quella. Non ti rendi conto quando la vivi. Poi arriva un docufilm e torni a vivere l’adrenalina di una volta. Del resto la vita senza emozioni che vita sarebbe?».