Cobolli a Parigi per la storia: 50 anni dal trionfo di Panatta, l'amico Bove e l'ostacolo Zverev

Nella finale più inaspettata l’Italia c’è e può giocarsi le sue carte
Lorenzo Ercoli
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PARIGI - Ore 15 della vigilia. Sul Suzanne Lenglen il pubblico si divide tra la finale femminile sul maxi schermo e l’allenamento di Flavio Cobolli. Poi all’improvviso qualche palleggio con i piedi e l’attenzione si sposta tutta sull’azzurro. Da lì nasce la sfida: si può fare il giro completo del campo palleggiando con una pallina da tennis? Se sei Cobolli, sì. Ne mette insieme 136, con l’ultimo tocco che spedisce la pallina verso gli spalti. Poi prova anche a coinvolgere Edoardo Bove, che però sorride e declina l’invito.
Qualche modo per stemperare la tensione e alleggerire la mente alla vigilia della finale contro Zverev, oggi alle 15 (diretta su NOVE, Discovery+ e HBO Max), Flavio e il suo team lo hanno trovato. Nell’ora e mezza trascorsa in campo, anche papà Stefano Cobolli ha strappato applausi con i suoi palleggi. E c’era poi tutta la squadra allargata: il “secondo” Alessandro Giannessi, il capitano di Coppa Davis Filippo Volandri, il tecnico federale Francesco Aldi e i preparatori atletici FITP Roberto Petrignani e Roberto Bracaglia. «In un Roland Garros pazzerello come questo, l’infiltrato Flavio ci sta bene - racconta papà Stefano -. La Top 10? Era un obiettivo di inizio anno e quando io e Flavio ci poniamo un traguardo è perché pensiamo sia realizzabile. Che arrivasse con una finale al Roland Garros non me lo sarei aspettato. Adesso però c’è una partita da preparare bene contro Zverev, perché se non ci arrivi pronto rischi di fare una brutta figura». 
Nello Slam che lo scorso anno avrebbe potuto regalarci una finale tutta italiana, con Lorenzo Musetti a un passo dall’ultimo atto e Jannik Sinner a tre match point dal titolo contro Alcaraz, quest’anno è successo di tutto. Le eliminazioni premature del numero uno del mondo e del 24 volte campione Slam Djokovic, una parte alta di tabellone spalancata che ha regalato per la prima volta tre italiani nei quarti di un Major, poi il ritiro di Berrettini e il virus che ha impedito a Matteo Arnaldi di disputare la semifinale. La follia del torneo maschile si è riflessa anche nel femminile: fatta eccezione per Zverev, questa edizione ha presentato tre finalisti Slam inediti e incoronerà due nuovi campioni nello stesso anno. Non accadeva dagli US Open 2021 di Daniil Medvedev ed Emma Raducanu.  
Le emozioni avranno un peso importante. Non solo per la prima finale Slam di Cobolli, ma anche per la quarta di Zverev, che dopo tre sconfitte torna a un passo dal sogno. Il tedesco è stato il primo beneficiario di questo Slam imprevedibile, il che fa sorridere pensando che poche settimane fa rispondeva “Ci sarà Sinner”, quando gli chiedevamo cosa si aspettasse da un Roland Garros senza Alcaraz. C’è poi il fattore amicizia che potrebbe rappresentare un piccolo vantaggio per Zverev, che ha ammesso di aver aiutato Flavio e Stefano nella preparazione di alcuni match passati. 
Poi, però, il tennis resta uno sport tecnico oltre che mentale, e appunto i favori del pronostico sono tutti dalla parte del tedesco. Zverev non solo ha respinto con autorevolezza gli assalti degli aspiranti terzi incomodi Jodar e Mensik, ma sta servendo in maniera straordinaria. Cobolli, sotto 3-1 nei precedenti, lo ha battuto appena più di un mese fa a Monaco di Baviera, ma il tedesco si è preso immediatamente la rivincita nei quarti di Madrid. Tennisticamente il romano ha poche lacune: se riuscirà a entrare nel match e a imporre il suo tennis aggressivo, potrà giocarsi le sue chance. Allo stesso tempo, però, Zverev possiede tutte le armi per spegnere sul nascere le ambizioni dell’azzurro in una giornata particolarmente ispirata. Cobolli la storia l’ha già scritta. Adesso è il momento di chiuderla senza rimpianti e dimostrare di appartenere a questo livello di tennis, comunque vada


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