
Santopadre: "Sinner-Alcaraz? Vi dico i due momenti chiave"
«Anche un italiano che non segue il tennis con particolare attenzione conosce l’importanza e il prestigio di Wimbledon. È riconosciuto ovunque come il torneo più importante del mondo. Sinner ha raggiunto un traguardo storico e mi piace pensare che sia andato a completare un cerchio. È quasi un segno del destino che l’avventura di Alcaraz sia cominciata proprio contro Fognini, l’uomo che per un decennio ha rappresentato l’Italia nel tennis. E poi nel 2021 abbiamo vissuto anche la finale di Berrettini, che ha acceso i sogni di tanti italiani. Senza nulla togliere agli altri, credo sia simbolico questo passaggio di tappe tra loro tre». Sono le parole di Vincenzo Santopadre, che da coach di Matteo Berrettini una finale a Wimbledon – la prima di sempre con un azzurro in campo – l’ha vissuta sulla pelle.
Anche per questo motivo gli viene facile empatizzare e, soprattutto, comprendere la portata dell’impresa maturata in campo da Jannik Sinner: «Dopo aver perso il primo set, anche a causa di un passaggio a vuoto dal 4-2, non era affatto scontato che Jannik riuscisse a tenere mentalmente. Invece ha rimappato tutto e si è rimesso in carreggiata. Le sfide tra questi due campioni si decidono prima dal punto di vista emozionale e solo dopo sul piano del gioco. Due momenti chiave? Nel terzo set, sul 4-4 e 30-40, e nel quarto set la palla break sull’1-1. In entrambe le occasioni è stato decisivo con il rovescio, quello che lo aveva “tradito” su quella risposta a Parigi. Nonostante all’inizio mi fosse sembrato contratto e con sensazioni non eccezionali, dal secondo set in poi per certi versi ha dominato e soprattutto è rimasto tranquillo nei momenti che contavano, quando Carlos era ancora lì. Altri avrebbero avuto fretta di andare a chiudere».
Da coach, analista e, perché no, anche spettatore, ciò che Santopadre ha più apprezzato è stato l’aspetto mentale di Sinner, punto in cui è davvero impareggiabile. I temi di queste due settimane sono stati dibattuti a lungo: le scorie dello Slam precedente, i cambiamenti nello staff e il problema al gomito. Eppure l’altoatesino è rimasto impermeabile a tutto: «Solo lui riesce a gestire queste situazioni con questa mentalità, che è la stessa che porta in campo. Cerca sempre di capire cosa può fare meglio ed è costantemente propositivo, anche nel gioco. Quando prende una decisione non rimugina e non guarda al risultato immediato. È stato così anche dopo il Roland Garros: la bruciatura c’è stata, ma ha capito che quella sconfitta faceva parte del percorso e non si è lasciato intaccare. Da adesso, quel pizzico di amarezza sarà sempre più lieve».
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