Sinner, perché i tie-break vinti con Fonseca e Medvedev non sono un caso: così ha costruito la vittoria a Indian Wells
Che siano i tre set point annullati a Fonseca nel tie-break del primo set o i sette punti consecutivi strappati a Medvedev da 0-4 sotto, quando tutto sembrava apparecchiato per il terzo set, non è un caso il ripetersi di certi episodi. Ed è un dettaglio ancora meno trascurabile dal momento che certe imprese vengono sempre firmate da un ristretto circolo di campioni. Un mago della specialità è Jannik Sinner, per la prima volta in carriera capace di imporsi a Indian Wells.
Tie-break simili, eppure diversi
Simili eppure diversi i due 7-6 7-6 inflitti prima, agli ottavi, a Joao Fonseca e poi in finale a Daniil Medvedev. C’è però un filo rosso che li unisce: un Sinner capace di fare la differenza quando conta davvero. In nessuno dei due match l’azzurro è stato nettamente superiore nella qualità complessiva del gioco, ma è stato sempre lui trovare le soluzioni giuste nei momenti decisivi. E soprattutto è stato lui a vincere quei pochi, maledetti punti che separano una grande carriera da una carriera destinata alla leggenda. A 24 anni la strada per il gotha è ancora lunga, ma intanto, con il sesto titolo Masters 1000, Sinner ha di fatto “completato” il tennis sul cemento: due Slam (Australian Open e US Open), le ATP Finals e i Masters 1000 di Indian Wells, Miami, Cincinnati, Canada, Shanghai e Parigi. Trofei custoditi gelosamente nella sua bacheca.
Il fattore condizione fisica
«Questo è un traguardo fantastico e sono felice che sia arrivato al termine di una battaglia così. Sono contento di aver visto Medvedev di nuovo a questo livello - ha detto Sinner, che durante la premiazione ha anche fatto i complimenti a Kimi Antonelli per la vittoria del GP di Shanghai, sottolineando una domenica straordinaria per lo sport italiano -. Volevo vincere un titolo che mi mancava e sono felice di esserci riuscito. In campo faceva molto caldo, anche se l’umidità non era eccessiva. Mi sono preparato per due settimane e da questo punto di vista non ho avuto difficoltà». Ed è proprio qui che Jannik ha centrato un altro snodo fondamentale del suo successo californiano. Perché dietro la lucidità mentale e l’attitudine del fenomeno stanno emergendo certezze tecniche sempre più solide - su tutte un servizio che ha funzionato a meraviglia - e una condizione fisica in grande crescita. Se in Australia erano riemerse alcune perplessità sulla tenuta nelle condizioni più torride, l’altoatesino ha deciso di andare contro natura: a Indian Wells si è allenato quasi sempre nelle ore centrali della giornata, quando il sole picchiava più forte, incurante di temperature che sfioravano i 36 gradi.
Da Miami alla terra, la rincorsa continua
Ridotto a 2.150 punti il distacco in classifica da Carlos Alcaraz, ora il prossimo passaggio chiave si chiama Miami. Non tanto per la rincorsa immediata, visto che lo spagnolo nel 2025 perse all’esordio contro Goffin e non dovrà perdere punti. Ma in Florida Jannik ha storicamente espresso un ottimo tennis: due finali nel 2021 e nel 2023, prima del titolo conquistato nel 2024. Poi sarà la volta della terra battuta, superficie sulla quale Jannik ha già indicato il Roland Garros come grande traguardo stagionale. Senza però perdere di vista il presente: «Prima di Parigi ci sono tanti tornei importanti. Adesso mi prendo un paio di giorni per pensare un po’ meno al tennis, ma poi sarò subito concentrato su Miami. Successivamente torneremo sulla terra in Europa, dove le condizioni saranno diverse e non si può mai sapere cosa succederà. Non vedo l’ora».
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