Corretja su Sinner: “È una macchina per risultati, senza Alcaraz può vincere ma a Parigi…”
«Jannik non è una macchina. I risultati sono quelli di una macchina, ma lui è un essere umano molto sensibile. Sinner è una persona straordinaria, che ha bisogno dei suoi tempi per riposarsi e anche per godersi ciò che fa. Altrimenti resta soltanto un tennista che gioca. A Parigi sarà ovviamente lui il favorito». Ex numero 2 del mondo, due volte finalista al Roland Garros nel 1998 e nel 2001, nonché vincitore di una rocambolesca edizione del Masters di fine stagione nel 1998, Alex Corretja è da anni una delle voci più autorevoli e apprezzate del circuito. Il catalano, entrato anche nel cuore del pubblico romano grazie al trionfo agli Internazionali d’Italia del 1997, si è costruito una seconda carriera di grande successo. Storico opinionista di Eurosport - che trasmetterà il Roland Garros in diretta integrale su HBO Max e Discovery+ - Corretja ha voluto esaltare Jannik Sinner non soltanto per il livello tennistico, ma soprattutto per la sua dimensione umana.
Lo abbiamo visto lottare contro Medvedev e adesso avrà dei giorni liberi. Crede che Sinner arriverà al Roland Garros al 100%?
«Io mi aspetto la miglior versione di Jannik. Ciò che ha fatto tra Indian Wells e Roma è incredibile, per me è difficile capire come un giocatore possa passare così bene dal cemento alla terra. La vittoria di Montecarlo contro Alcaraz gli ha dato una motivazione extra, quella che lo ha portato a Madrid. Ho visto qualche match degli Internazionali, vive il miglior momento della sua carriera e credo che dopo questi giorni di riposo lo ritroveremo bene».
Lo scorso anno Jannik perse una finale incredibile a Parigi. Si aspettava una reazione del genere già a Wimbledon?
«Solo un giocatore come Sinner poteva essere capace di riuscirci, perché devi essere davvero forte mentalmente. Perdere quella finale deve essere stato durissimo. E paradossalmente Jannik ha giocato una finale perfetta a Parigi, mentre a Wimbledon ha vinto pur non esprimendo lo stesso livello. Questa è la prova di quanto possano variare le cose in questa rivalità con Alcaraz. La stessa reazione è arrivata dopo la sconfitta dello US Open e da lì si è evoluto tennisticamente».
Adesso vivrà il Roland Garros nel suo ruolo da opinionista. Senza Alcaraz, cosa si aspetta di interessante?
«La domanda che tutti ci facciamo è se Jannik vincerà il torneo ovviamente. È il favorito, credo sia pronto ma deve farlo. Poi sono curioso di scoprire chi sfrutterà l’assenza di Alcaraz per riuscire ad andare in finale e giocarsi il titolo. Poi c’è anche Jodar, giocatore che è cresciuto tantissimo in queste settimane ma che dovrà imparare a gestire le partite al meglio dei 5 set, di solito avviene con l’esperienza. Però è un ragazzo molto intelligente e sa esattamente ciò che vuole. Spero il sorteggio non lo metta al terzo turno con Sinner perché sarebbe un peccato».
Nel 1998 lei vince il Masters di fine anno in modo rocambolesco. Ha l’impressione che nel tennis odierno non ci sia spazio per sorprese così?
«Quando Jannik e Carlos giocano al loro meglio non perdono mai e questo è un po’ strano: è la differenza più grande con il tennis del passato. Poi quando ci sono entrambi sanno che c’è almeno un tennista che li può battere. Adesso, senza Alcaraz, credo Sinner abbia la sensazione di poter vincere sempre se sta al suo meglio. In questo momento serve che gli altri dimostrino di poter fare bene negli Slam e credo che questo Roland Garros sia interessante proprio perché offrirà un’occasione del genere. Poi a Wimbledon vedremo se Carlos rientrerà o meno».
Sinner ha parlato della felicità non legata solo ai risultati. Lei che rapporto ha con ciò che ha fatto? Oggi le capita di pensare che sarebbe potuto essere numero 1?
«Non ci penso mai onestamente (ride). Nella mia carriera ho dato tutto ciò che avevo, quindi non ho il rimpianto di non aver dato il 100%. Poi come tutti magari farei alcune scelte diverse, ma la mia coscienza è serena. Questa è la cosa più importante. Ho 52 anni, stiamo parlando, tra una settimana sarò a Parigi per il mio impegno con Eurosport, farò le interviste in campo e sono felice. Alla fine la gente non ti rispetta solo perché vinci uno Slam o diventi numero 1, ma per quello che tu trasmetti. Per questo è importante rispettare i giocatori ed essere empatici con loro. Io per esempio ne ho avuta con Jannik per ciò che gli è successo l’anno scorso con la sospensione, perché sentivo la sua sincerità e di certo non sono un giudice. Non siamo qui per fare i giudici, ma per esprimere il nostro parere».
TTornando a Sinner. Lui sostiene che vincere tutti e 9 i Masters 1000 in un anno sia impossibile. Lei che dice?
«Farcela è molto difficile, ma non impossibile, anche perché ne ha già vinti 5 su 5 (ride). Però richiede uno sforzo fisico molto duro, specialmente per il Canada e Cincinnati ora che durano anche quelli due settimane. La verità è che non so se dopo Parigi e Wimbledon quel tipo di sforzo valga la pena, a un certo punto anche a Jannik servirà del riposo. Per questo lui pensa che sia impossibile secondo me, anche se per come sta giocando niente lo è».
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