Furlan esclusivo: “Sinner? Una versione più potente e migliore di Djokovic”
«Sinner è il Djokovic 2.0. Considero Jannik la versione evoluta di Nole: giocano in maniera simile, muovono tanto la palla, entrambi hanno migliorato il servizio nel corso della loro carriera. Sinner, però, è più potente, la sua palla va più veloce». Renzo Furlan, ex n.19 ATP e commentatore tecnico a Wimbledon per Sky Sport, parla così del campione azzurro dopo lo storico bis londinese. «Sinner ha due qualità spaventose – ha proseguito -: un repertorio tecnico ormai molto ampio che gli consente di esprimere un tennis eccezionale e la capacità di lavorare. Jannik non si tira mai indietro: va in campo, prova cose nuove e soprattutto assimila subito».
Sinner ha iniziato il percorso a Wimbledon con un difficile match da cinque set contro Kecmanovic. Lei ha commentato la sfida su Sky, che sensazioni le ha dato quell’esordio?
«Ciò che mi ha impressionato durante la telecronaca, nonostante le difficoltà iniziali, è stato il servizio: 31 ace. Un dato eclatante se pensiamo che lo scorso anno vinse Wimbledon realizzando 62 ace e nell’edizione 2026 ne ha messi a segno 126!».
Jannik è sembrato sempre in controllo.
«Non è che Sinner non senta la pressione, ma è sempre iper determinato a cercare il particolare che possa migliorare la prestazione. La sua attenzione è sul mettere in campo la migliore versione di se stesso. Ha questo focus pazzesco a cui rimane attaccato, non lo molla mai. La mia sensazione nei primi turni è che abbia giocato con margine: il servizio funzionava bene e si è quindi permesso di provare soluzioni diverse. Da fondo non è parso il solito schiacciasassi, ma ha alzato il livello nei momenti importanti».
La finale contro Zverev ha visto il tedesco dettare leggere per quasi due set. Ha mai pensato, durante il match, che Sinner potesse perderla?
«Sino al tiebreak del secondo set si, ho avuto dei dubbi. Zverev stava esprimendo un livello molto alto e, qualora fosse salito 2-0, non sarebbe stato facile rimontare».
All’improvviso, in quel tiebreak del secondo set, Jannik ha cominciato a rispondere.
«E non si può dire che Zverev abbia servito peggio. Semplicemente Sinner ha alzato il livello rispondendo sempre. Una volta scollinato il secondo set la sensazione evidente era che sarebbe finita in quattro set in favore dell’azzurro».
La sensazione è che Sinner viaggi a una velocità di crociera che gli altri possono tenere per, al massimo, un paio d’ore.
«Sì, e così è stato anche per Zverev, che dopo aver giocato un grande tennis per due lunghi set si è trovato in parità con Sinner. Jannik, a quel punto, si è insinuato nelle certezze dell’avversario e il calo del tedesco è stato inevitabile. Nonostante la crescita di Zverev, e la fiducia giunta dal successo al Roland Garros, credo che Wimbledon sia la dimostrazione di quanto Sinner e Alcaraz siano di un livello superiore di gran lunga rispetto a tutti gli altri».
Dovesse entrare nel dettaglio: superiori in cosa?
«Possono giocare ad alto livello per ore, senza calare. Anzi, sono in grado di alzare la qualità nei momenti decisivi. Sono gli unici due in grado di farlo».
Cosa ne pensa del torneo di Flavio Cobolli? Nonostante sia arrivato per due anni consecutivi nei quarti a Wimbledon le critiche sono state aspre.
«È vero, la sfida con Fery poteva essere un’occasione, e pensavo che Flavio avrebbe vinto. Il britannico, però, ha interpretato meglio il match e bisogna accettarlo. Io a Cobolli assegno comunque un 10, perché non ci si rende conto di cosa voglia dire raggiungere i quarti a Wimbledon per due stagioni consecutive, con una finale a Parigi in mezzo… È numero 9 del mondo e 4 della Race, non serve aggiungere altro. E ora arriva il cemento, superficie su cui a mio avviso Flavio può fare benissimo; per me ha i piedi migliori di tutto il circuito, anche più di Alcaraz; è un atleta spaventoso».
Negli ultimi 33 Slam l’Italia al maschile ha ottenuto 32 quarti di finale. Nei 38 anni precedenti solo in 4, tra cui lei al Roland Garros del 1995, riuscirono in questa piccola impresa. Che effetto le fa?
«Siamo in una bolla, è l’età d’oro del tennis italiano. E, ad eccezione di Berrettini e Sonego, sono tutti giovani. Credo che la porta sia stata aperta dall’ingresso di Fabio Fognini in Top 10 ATP. Da quel momento il nostro movimento è esploso. Speriamo che adesso anche le ragazze, oltre a Paolini, riescano a trovare sia quantità che qualità».
A proposito di femminile, cosa ne pensa del ritorno di Jasmine Paolini ai quarti di un Major?
«Nel suo Wimbledon è successo di tutto. Dobbiamo sempre partire dal presupposto che in questi mesi Jasmine ha tribolato per un infortunio al piede e sta, infatti, gestendo diversamente il doppio con Sara Errani. Il torneo è iniziato con lo shock del 6-0 subito da Robin Montgomery, al quale ha saputo reagire bene, poi due set combattuti con Golubic seguiti dal miglior match di Wimbledon, davvero eccezionale, contro Sakkari; ha letteralmente preso a pallate la greca».
Contro Eala, che arrivava dal successo a sorpresa su Swiatek, ha vinto un match a tratti sporco. Un aspetto che probabilmente mancava da un po’ a Paolini.
«Un match notevole, nel quale Jasmine ha saputo alternare grandi giocate a momenti di lotta. Il quarto di Paolini a Wimbledon è di buon auspicio per la lunga trasferta nordamericana, sperando che l’infortunio sia finalmente alle spalle. Jasmine quando sta bene è fortissima nel corpo a corpo, sa lottare su tutte le palle e le avversarie la temono».
Lei ora sta allenando Luca Nardi, grande talento ma reduce da alcuni problemi fisici.
«Anche nelle qualificazioni di Wimbledon ha subito purtroppo uno stiramento. Tra noi c’è feeling e Luca sta lavorando benissimo, con grande voglia. Le sue potenzialità sono elevate».
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