Djokovic, "Inat": quella parola radicata nell'animo serbo che gli impedisce di mollare nonostante tutto
1 / 2
Inat è una parola molto usata in Serbia che non ha una traduzione vera e propria in italiano. Significa "testardaggine", "ostinazione", fare qualcosa anche a dispetto di quello che dicono gli altri, andare controcorrente. Novak Djokovic ci ha costruito una carriera ineguagliabile, si nutre di questo e per questo è diventato una leggenda del tennis. Lo ha spiegato nel bellissimo documentario "Il lupo d'inverno", uscito su Amazon Prime Video di recente. A 39 anni però, è sempre più difficile andare avanti senza fare i conti con il proprio corpo. L'eliminazione al primo turno agli Us Open, dopo una battaglia più contro sé stesso che contro l'avversario Navone fa malissimo. Il vomito ricorrente, l'inalatore spray per il respiro, il medical timeout per il problema alla schiena, le lacrime di commozione per l'ovazione del pubblico. Un calvario che pone qualche riflessione. Questo tremendo ko inoltre, arriva dopo quell'altro a Cincinnati sempre al primo turno contro un altro Argentino, Tirante, in cui ha accusato malori molto simili: unica partita giocata dopo l'eliminazione in semifinale a Wimbledon contro Sinner. Per la prima volta dal 2018 Djokovic uscirà dalla Top 10. L'inseguimento del 25esimo Slam rischia di diventare un'ossessione. Anche la moglie Jelena, come sempre, ha assistito preoccupata in tribuna al match di Novak.
Djokovic: "Mi sono sentito malissimo in campo"
Dopo il match, un Djokovic devastato ha provato a spiegare cosa è successo: "Penso fosse ovvio che mi sentissi malissimo in campo - ha detto -. È una cosa con cui ho dovuto fare i conti, purtroppo, praticamente in ogni partita quest'anno. Il vomito - tanti conati di vomito - è un vero problema a quel livello. E poi tutto il mio corpo ha iniziato a cedere, con crampi e dolori ovunque. E alla fine, la schiena ha ceduto, così come la spalla, e non sono riuscito a finire la partita come avrei voluto. Ho avuto un break nel quarto set, ma ho faticato per tutta la partita dal quarto game in poi. Ripeto, non voglio togliere nulla alla sua vittoria. Congratulazioni a lui. È un bravo ragazzo, un combattente. Ma comunque, non mi sono divertito per niente".
1 / 2
Unisciti alla Community
Accedi o registrati per dire la tua sugli argomenti che più ti interessano e vivere tutti i servizi di Corriere dello Sport–STADIO". Completa il tuo profilo per essere sempre aggiornato su notizie, eventi, offerte e tutto ciò che fa vibrare il mondo dello sport.
ACCEDI
oppure
o entra con DISQUS


