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La parola al presidente Manfredi: “Italvolley modello vincente”

«L’azzurro traina il movimento e con i club siamo in sinergia. 150 persone lavorano per l’Italia. Investire sui giovani è la chiave ma tutto questo non è gratis»

Paolo de Laurentiis
Paolo de Laurentiis

5 min

Pubblicato il 09.11.2022, 19:00

ROMA«C'è una cosa che proprio non mi spiego: come è possibile che un allenatore come De Giorgi fosse libero. Stiamo parlando di un fenomeno». Giuseppe Manfredi, presidente della Federvolley da marzo 2021, ha fatto le cose in fretta scegliendo di avere - a cavallo dei Giochi di Tokyo - due Nazionali maschili: quella di Blengini impegnata all’Olimpiade e quella di De Giorgi che lavorava in vista di una stagione che è stata stroardinaria con la doppietta Europeo-Mondiale
«Si stava chiudendo un ciclo, bisognava ripartire con uno spirito nuovo. Con De Giorgi ci siamo trovati d’accordo nel costruire qualcosa con obiettivo Parigi 2024, poi i tempi si sono accorciati e abbiamo vinto sia l’Europeo che il Mondiale»

Impresa quasi replicata dalle ragazze di Mazzanti: oro Europeo e bronzo Mondiale. 
«Quel terzo posto è un grande risultato ma forse la vittoria nella Nations League ci ha messo fuori pista: non è scritto da nessuna parte che dobbiamo vincere per forza. Di sicuro, però, la gente si appassiona moltissimo alle partite della Nazionale femminile».

C’è stato però lo strascico del caso Egonu. 
«Paola si presenta da sola, ha l’azzurro cucito addosso. Io non vedo grossi problemi ma a gennaio parlerà con il tecnico e se c’è qualche nodo da sciogliere sarà sciolto. Certo, la Nazionale non è un albergo dove si entra e si esce a piacimento e anche lei deve stare in un contesto in cui il tecnico fa le sue scelte. Lei è importante ma è una delle 14 della Nazionale».

A proposito di tecnici: De Giorgi e Mazzanti guideranno le Nazionali a Parigi? 
«Vedremo».

In che senso? 
«Con loro ho un rapporto eccezionale ma non voglio lasciare nulla al caso: tra pochi giorni presenteranno le relazioni tecniche nel consiglio federale. Se gli obiettivi sono comuni nessuno vuole cambiare. Anche Mazzanti, come De Giorgi, porta medaglie».

Perché la pallavolo vince? 
«Perché investe sui giovani, come dimostrano i successi di tutte le Nazionali, non solo quelle assolute. E sulle persone: come qualità, con Velasco nel settore maschile e Mencarelli in quello femminile che lo dimostrano, e quantità. Sono in 150 a lavorare con la Nazionale, 50 solo tra medici e fisioterapisti. Competenza, staff esteso: così migliora la prestazione. Tutto questo ovviamente non è gratis».

Qual è il rapporto tra Nazionale e club? 
«Di sinergia, la Nazionale traina il movimento e porta nuovi tesserati. Noi abbiamo i giocatori per tre-quattro mesi l’anno, i club per tutto il resto della stagione: lavoriamo insieme per un obiettivo comune».

Avete recuperato i danni del Covid? 
«Nell’ultimo anno contiamo 25.000 nuovi tesseramenti, a giugno 2023 dovremmo tornare ai numeri del 2019».

Ha sentito Petrucci, presidente della Federbasket, ultimamente molto attento alle differenze con la pallavolo? 
«Abbiamo un ottimo rapporto, ci conosciamo da anni. Siamo diversi? Loro sono incentrati più sul professionismo, noi puntiamo molto sui ragazzi con investimenti importanti. Il nostro obiettivo è far appassionare i giovani che poi rinforzano i club. Ma ci tengo a dire una cosa: io tifo per tutte le Nazionali, di tutte le discipline. E quando qualcuno perde ci sto male».

Allenatore di club e contemporanemante ct della Nazionale, per lei è... 
«Un “non problema”. Come Federazione una limitazione del genere non la metterei mai. La Lega è un consorzio privato e con un club privato fa quello che vuole. Per la Nazionale ho scelto due ct a tempo pieno perché penso che sia necessaria la loro presenza sul territorio 12 mesi l’anno».

Lavoro sportivo e svincolo, ormai ci siamo. 
«Ed è inutile rimandare. La strada è questa, pensiamo piuttosto a trovare con il Governo le soluzioni più opportune perché dall’oggi al domani un club non può trovarsi improvvisamente con i costi in crescita e il rischio di perdere tutto il patrimonio dei giocatori. La Fipav sulle tutele è comunque un passo avanti: dal punto di vista medico siamo stati i primi a stabilire l’obbligo delle tutele per giocatori e dirigenti. E da gennaio, inoltre, abbiamo istituito il fondo “La maternità è di tutti” che integra il contributo già assegnato dal Dipartimento dello Sport della presidenza del consiglio. Impossibile dire che non tuteliamo i nostri giocatori. Sul vincolo sportivo c’è comunque una commissione di tesseramento autonoma che può scioglierlo in qualsiasi momento».

Ammetterà che è un controsenso, nel 2022, che uno sportivo dilettante che vive di rimborsi spese o addirittura paga per fare sport debba chiedere il permesso a una commissione per scegliere cosa fare. 
«Su questo non ci sono dubbi» 

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