Carlotta Cambi, l'alzatrice azzurra con due lauree e la scuola con Gianluca Mancini: tutta la sua storia

Toscana, 2ª alzatrice, due lauree: ex compagna di classe del difensore della Roma: è stata utilizzata per il doppio cambio con Antropova
Pasquale Di Santillo
5 min

Dicono che fare il vice di qualcuno, non sia bellissimo. Mica vero. Le eccezioni non mancano perché in fondo dipende sempre da come si vive. La passione per il volley di Carlotta “Charlie” Cambi va oltre i ruoli e con la testa di cui dispone si sente parte integrante del sogno Mondiale (dopo i 3 ori di fila) in azzurro che mercoledì contro la Polonia (15.30) vivrà il secondo atto dentro fuori con i quarti. In casa, Charlie ha scelto presto, a 4 anni, di giocare a pallavolo stanca di rimanere dai nonni mentre papà, mamma e fratello andavano a schiacciare. Prendendo una strada ben diversa dal suo ex compagno di classe a Montopoli in Val d’Arno, Gianluca Mancini, centrale della Roma di Gasperini. Fuori di casa per crescere a 15 anni in quella fucina di talenti che il Volleyrò Casal de’ Pazzi sempre a Roma per poi iniziare il giro d’Italia nei club e finire a fare la vice di Alessia Orro e gestire le alchemiche rotazioni di Velasco con il suo sistematico doppio... Cambi(o) con Kate Antropova.

«Qui - sorride nella palestra di Bangkok dove ha appena finito al seduta di pesi - ricopro un ruolo diverso rispetto a quello che faccio durante l’anno nel club. Però è un ruolo che mi piace e penso di riuscire a farlo al meglio, anche se a i suoi pro e i suoi contro. Se è più difficile? Piuttosto, è diverso. È difficile sia giocare da titolare che entrare dalla panchina. In questo secondo caso hai il vantaggio di guardare la il gioco da fuori per un po’ di tempo e quindi farti un’idea di quello che sta facendo l’avversario e la tua titolare. Hai modo di capire cosa poter cambiare quando entri in campo Poi va fatto davvero. Ma devi imparare a leggere la partita e anche un po’ saperlo fare». L’esempio più lampante nell’ottavo vinto con la Germania. «Già, all’inizio avevamo impostato un gioco che non prevedeva alzare troppo al centro perché la Germania aveva centrali molto presenti in quella posizione. Quando sono entrata invece ho deciso proprio di servirli perché era da un po’ che non lo facevamo. Ha portato i suoi frutti, ma a volte questo non riesce. Cerco di portare delle novità nel gioco, una variazione rispetto al copione di partenza per togliere dei punti di riferimento alle avversarie».

Tra un’interpretazione e l’altra è arrivata anche la seconda laurea: dopo quella in Scienza della Formazione e dell’educazione e arrivata anche la Magistrale in “Pedagogia della marginalità e della disabilità”: «È un impegno che mi aiuta perché non sto tutto il giorno a pensare alla pallavolo, così non penso a cosa non è andato e non perdo lucidità. Oltretutto mi aiuta ad avere un’altra opzione una volta che tutto questo, che purtroppo sappiamo non potrà essere infinito, si concluderà. La terza? Ho in programma per il 12 settembre il test per “primaria”, cioè l’evoluzione della mia prima laurea che esiste solo nell’università pubblica per chi ha un bell’orario di presenza. Proverò ad entrare lì anche se al momento non è il mio obiettivo primario. Non voglio fare la collezionista di lauree, però il mondo della scuola è complesso. Devi avere molti crediti per entrare e quello è il mio obiettivo. Non sarà facile ma siccome sto ancora “lavorando”, finchè ci riesco vado avanti». Da un obiettivo all’altro, dalla Germania alla Polonia il filo conduttore è l’apprensione. «Era normale non sottovalutare le tedesche. Adesso arriva la Polonia: è vero che le abbiamo battute recentemente in VNL ma è anche vero che gli scontri diretti in un quarto di finale di un Mondiale generano qualche tensione che devi comunque gestire e tenere sotto controllo. Sarà una partita da iniziare nel migliore dei modi». E questa Italia ha un suo metodo per gestire la tensione: «Semplicemente ci sfoghiamo l’una con l’altra, condividendo qualcosa di naturale. Nella consapevolezza che come ce l’abbiamo noi la tensione, ce l’hanno anche loro. Chi la gestisce meglio, gioca meglio e vince la partita. Sembra banale, eppure spesso siamo portati a tenerci per noi le cose che non sono bellissime. Invece noi le condividiamo...». Chissà che ne pensa Stefano Lavarini ct polacco e suo futuro tecnico a Milano, dove Charlie finalmente tornerà in prima fila al posto di Alessia Orro, titolare azzurra, andata al Fenerbahce. Sliding doors...


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