Pallavolo, Manfredi esclusivo: "Cambiare per vincere ancora"
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Pallavolo, Manfredi esclusivo: "Cambiare per vincere ancora"

Il n.1 Fipav parla di calendari, naturalizzazioni e fa il bilancio di un 2025 indimenticabile: "Aveva ragione Velasco: il Club Italia produrrà altri talenti"
Pasquale Di Santillo
9 min

Lo chiamano il presidente d’oro perché da quando nel marzo del 2021 è stato eletto al seggio più alto della Federazione pallavolo l’Italia ha vinto 1 oro olimpico, 3 Mondiali, 2 Europei, 3 VNL e altre 3 medaglie pesanti, al netto della quantita industriali di allori giovanili. Giuseppe Manfredi 72 anni da Alberobello è irrequieto e incontentabile. Sa bene cosa ha per le mani e non vuole perdere la minima occasione per ottenere altre medaglie, vittorie, soddisfazioni, mentre la pallavolo guarda avanti. Come lui.

La FIVB vuole spostare l’attività delle nazionali tra dicembre e gennaio: che ne pensa?
«Penso che abbiamo bisogno di innovazioni, di sperimentare, di provare a cambiare qualcosa. E tutte le innovazioni hanno bisogno di tempo per affermarsi. In passato, tante volte abbiamo contestato le innovazioni - tipo abolizione cambio palla e libero - per poi verificare che le innovazioni hanno funzionato. Il vero problema è capire cosa potranno fare i giocatori non coinvolti dalle rispettive nazionali in quel periodo. Non possono stare fermi due mesi. Allo stesso tempo ci potrebbe essere il doppio vantaggio di poter avere più tempo per il campionato come chiedono i club e anche più riposo per i giocatori». 

Restiamo in tema di regole: cosa pensa della nuova norma sulle naturalizzazioni (solo 2 per squadra, tre anni di residenza prima della cittadinanza ect.). 
«Credo che se si fanno delle regole devono durare nel tempo, se non diventare definitive. Se la regola è che chi ha già giocato nella sua Nazionale di origine non può e non deve giocare in altre selezioni, va bene, ma deve valere per tutti. Fare a gara a naturalizzare un atleta per portarlo in Nazionale alla fine rischia di impoverire anche il patrimonio delle piccole Nazionali. E non va bene. Questo non significa non monitorare giocatori di alto livello che sono importanti per il movimento, per lo spettacolo».

Come procede la situazione di Keita, l’opposto di Verona dato in orbita Nazionale azzurra?
«Mi dicono abbia presentato istanza per diventare cittadino italiano e non dovrebbe avere problemi ad ottenerla. Il problema è che sembra abbia giocato nella selezione del Mali U.17, così bisogna capire se la norma che dovrebbe entrare in vigore il prossimo 28 febbraio è retroattiva o meno. Noi monitoriamo la situazione anche per evitare che possa fare scelte diverse. Certo, che se non passa per noi non passa per nessuno. Non sono abituato a discutere le norme, quando ci sono le rispetto. Ma non farlo giocare per nessuno sarebbe un peccato, perché è un fenomeno. Però serve una regola precisa da non modificare per tanto tempo».  

Presidente, come si fa a fare meglio di quanto ha fatto l’Italia nel 2025 col doppio, storico oro Mondiale donne-uomini? 
«La cosa più difficile è confermarsi. Bisogna continuare a lavorare così e allo stesso tempo rinnovarsi, perché non ci possiamo fermare sugli allori. Ogni anno ci sono sempre giocatori nuovi, ragazze nuove che entrano in Nazionale perché abbiamo la doppia fortuna di avere ottimi campionati, sia al massimo livello che quelli minori. Sono le palestre più importanti per far crescere i nostri giovani. È la strada giusta da seguire. Anche se prima o poi si capirà che non si può sempre vincere: l’importante è rimanere sempre lì a giocarsi una medaglia. I due Europei, quello maschile organizzato anche in Italia, sono l’occasione giusta per evitare lo stillicidio della qualificazione olimpica». 

Cosa migliorerebbe del sistema pallavolo?
«I settori giovanili e la scuola, là dove il nostro interesse è maggiore. Senza scuola e società sportive, non avremmo i giocatori/ici che abbiamo e senza loro, niente risultati. Al contrario le medaglie e i trionfi delle nazionali hanno generato valore soprattutto nei club piccoli perché aumentano il numero dei bambini e di conseguenza le risorse a disposizione per fare più investimenti e un’attività migliore. In questo quadriennio per noi sarà importante la formazione e la qualificazione di dirigenti e tecnici. E il discorso tecnico è delicato: i nostri allenatori sono i migliori e infatti vanno  tutti a lavorare all’estero. Ne siamo felicissimi per loro, però così si crea un problema tecnico in quanto non ce ne restano a sufficienza, avendo  tantissime squadre e bambini. Quindi bisogna formare ancora più tecnici».

Nel frattempo avete dato un grande contributo per gli impianti, scolastici e non.
«Una cosa del genere non l’ha fatta mai nessuno. Sia chiaro, con il possibile utilizzo da parte delle associazioni sportive delle palestra scolastiche non risolviamo i problemi dell’impiantistica in Italia, comunque è un segnale importante. Come quello dato con l’accordo con Invimit SGR: 20 milioni sul tavolo non sono pochi e contiamo di realizzare 20 impianti per l’attività di base».

Avete individuato/scelto l’assicurazione per gli atleti impegnati con le Nazionali?
«Stiamo lavorando. Abbiamo stanziato i soldi in bilancio, per il momento 150.000€, ma sappiamo bene che non basteranno. Adesso bisognerà selezionare due o tre assicurazioni, anche se pare che solo i Lloyd di Londra abbiano prodotti molto flessibili e funzionali alle nostre esigenze».

Qualcosa da dire a Velasco e De Giorgi, i suoi allenatori d’oro?
«A Julio cosa vuoi dire, è sempre focalizzato, va a vedere tutte le partite. Fefè invece sta ovunque, mi fa concorrenza, ma tra un po’ - ridacchia - lo richiamiamo all’ordine, lo mettiamo a lavorare subito sui programmi e sui giocatori, basta riposarsi... ».

Comunque il movimento continua a produrre atleti interessanti e non solo al maschile.
«Prima pensavo ne avessimo solo tra gli uomini, invece ha ragione Velasco, ce ne sono anche tra le donne. Al Club Italia stanno facendo oggettivamente un grande lavoro. Come sapete avevo pensato ad un stop di quella struttura federale perché non ero convinto dei risultati ottenuti nell’ultimo periodo. Invece stiamo ripartendo e bene. Si vede che le ragazze migliorano giorno per giorno. Significa che la qualità è buona».

È Natale, lo manda un biglietto d’auguri ai suoi colleghi di tennis e basket, Binaghi e Petrucci?
«In realtà vorrei mandarlo a tutti. Ma per loro due però c’è un pensiero speciale. A Binaghi scriverò “Chapeau”, perché sbagliano quelli che pensano che il tennis sia solo Sinner. In realtà, è un progetto tecnico costruito negli anni che funziona come dimostrano i risultati ottenuti ovunque e con tutti. All’amico Gianni invece scriverei che comprendo le difficoltà di gestire un mondo professionistico che attrae tanto interesse. Viviamo realtà diverse che si riflettono anche nella gestione delle nazionali, ma personalmente sono in competizione solo con me stesso e nessun altro. Devo guardare solo a migliorare quello che facciamo noi e come ho già spiegato, di cose da fare ne abbiamo tantissime».

Per sapere, ma il divieto al doppio incarico agli allenatori negli uomini, rimane?
«Purtroppo sì: credo che solo i vice allenatori possono allenare squadre nazionali. Non capisco, anzi lo trovo anacronistico ma si sono opposti i grandi club. Del resto non condivido nemmeno l’eventuale idea della Lega di provare ad aumentare le squadre in Superlega. Nel calendario FIVB di oggi non c’è spazio».

Presidente, c’è un caso Roma? Il Comitato Regionale è commissariato e manca una squadra di vertice al maschile. La Capitale non servirebbe alla crescita di tutto il movimento come altre grandi città?
«Il vero problema di Roma è la mancanza di un investitore serio, interessato ed appassionato. Quello che mi lascia perplesso è che ciclicamente c’è qualcuno che ci prova, arriva in alto, però non riesce a reggere. Non so se dipende dalla presenza di due squadre di serie A o da altro. Adesso leggo anche della possibilità che arrivi una franchigia NBA, può essere un problema o forse anche un’opportunità, vedremo. Per quanto riguarda il Comitato locale è una situazione che si risolverà presto. Aspetto di conoscere il candidato alla presidenza». 


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