
Manfredi replica a Fabris: "Perché non si è vinto negli altri 15 anni della sua gestione?"
Il dilemma è antico e, sostanzialmente, mai risolto. E resta ancora lì appeso soprattutto dopo la complessa estate delle Nazionali appena messa alle spalle. Un dilemma antico quello che vuole Federazione e Leghe tradizionalmente in contrasto nella valutazione dei meriti da attribuire quando uno sport come la pallavolo, a parte quest’annata poco fortunata, raccoglie successi in serie. E ognuno cerca di portare argomentazioni importanti per dimostrare la bontà della propria tesi. Anche se poi dovrebbero restare sempre i fatti oggettivi a fare da giudici imparziali. Il presidente Fipav, Giuseppe Manfredi, ancora legittimamente scosso dall’epilogo dell’Europeo maschile organizzato in casa (“da quel punto di vista posso solo essere soddisfatto ma l’assenza della Nazionale alle semifinali è ancora difficile da metabolizzare”) proprio in riferimento al famoso dilemma non ha gradito le parole di Mauro Fabris, presidente uscente della Lega femminile in alcune interviste: «Fabris continua a ripetere che i successi della Nazionale femminile sono merito del lavoro dei club. Ora, non voglio dire che non abbiano avuto un ruolo, per carità. Però se così fosse non riesco a capire perché il vero boom del volley femminile, durante i 20 anni della sua presidenza di Lega, sia arrivato solo in questi ultimi tempi dopo i successi in serie della squadra allenata da Julio Velasco. Piuttosto ritengo che il lavoro dell’intero movimento abbia ottenuto attraverso l’eccellenza del nostro team risultati fantastici. Ribaltare la situazione, sinceramente, mi sembra uno scenario poco veritiero».
A giudicare dallo scambio di opinioni, non mancano le ruggini con la Lega Femminile, corretto?
«Ci tengo a essere chiaro nel merito. Personalmente non ho problemi con nessuno dei club di serie A, con i quali, anzi, i rapporti sono buonissimi. Il discorso cambia se parliamo dell’attuale governance della Lega femminile. A differenza della collaborazione quasi quotidiana che troviamo con i responsabili del consorzio maschile. È da tempo ormai che con la Lega femminile non si riesce ad andare avanti su ogni singola questione. Ogni problema, situazione, cosa viene trasformata in una rivendicazione sindacale, per ottenere un ritorno economico».
Presidente Manfredi, può essere più chiaro, fare qualche esempio?
«Certo: la scorsa settimana, con gli Europei in pieno svolgimento, la Federazione ha erogato alla Lega maschile il sostanzioso contributo già deliberato in Consiglio Federale come riconoscimento del lavoro fatto dai club maschili per la crescita dei settori giovanili. Ebbene, non possiamo erogare la stessa somma alla Lega femminile perché stiamo ancora aspettando le loro proposte in merito al futuro, alla ristrutturazione dei campionati, come dell’attività giovanile».
Fabris chiede autonomia alla Lega e ai club femminili.
«Nessuno l’ha mai negata. Ma Fabris e l’attuale governance non devono dimenticare che la Lega organizza il campionato su delega federale. A noi non interessa alimentare un clima di conflittualità che non ha senso e non serve a nessuno nell’indubbia necessità di dover lavorare insieme per far crescere e migliorare il movimento. Ma non ci interessa nemmeno avere qualcuno che polemizza su ogni cosa dentro casa nostra. Dall’assicurazione sulle infortunate, alla partita della Nazionale per gli 80 anni della Fipav; dal nuovo Statuto alla partecipazione in serie A2 del Club Italia, fino ai campionati. Manca totalmente la collaborazione quando invece dovremmo portare avanti interessi comuni. E una cosa deve essere chiara a chi invece nutre dei dubbi in proposito: non ci vogliamo appropriare di nulla, non ne abbiamo bisogno. Ma nemmeno essere messi costantemente in discussione».
Cosa si aspetta oggi dalle elezioni del nuovo CdA e del nuovo presidente?
«Nulla, ci mancherebbe. Aspetto solo di conoscere l’esito e i nomi della nuova governance per poter riprendere un dialogo che in questo momento non è proficuo come mi aspettavo potesse essere. Così magari si potrà finalmente iniziare a parlare di pallavolo e di sport piuttosto che solo di soldi».
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