
Santarelli: "I punti deboli di Conegliano? Lasciamoli scoprire agli altri..."
DALL'INVIATO A VENEZIA - L’uomo dalla panchina tricolore e bordata d’oro è pronto per un’altra traversata nel mare piuttosto agitato della pallavolo femminile. In quattro mesi si è portato a casa l’8º scudetto di fila con Conegliano (ormai a quota 31 trofei in appena 14 anni) e la doppietta d’oro con la Turchia tra VNL ed Europeo. Al Gran Teatro La Fenice di Venezia Daniele Santarelli, 45 anni, per il vernissage della stagione al via sabato, non ha bisogno di alzare sipari o rinascere da alcuna cenere. Semmai di scavare trincee per evitare le avanzate altrui e, appena sceso dal palco dove ha ricevuto il premio “Sergio Guerra” come migliore allenatore della scorsa stagione, si è tuffato nella prossima.
Le donne ripartono: il pronostico è sempre per Conegliano?
«Inizia una nuova stagione con il club, la decima per me con l’Imoco. Non avrei mai immaginato di poter restare dieci anni su una panchina così prestigiosa. Ma sono pronto all’ennesima sfida e ai pronostici siamo abituati».
Che stagione si aspetta?
«Conosciamo il valore della nostra squadra e del campionato. Abbiamo già avuto un primo assaggio del livello con le prime quattro al torneo di Courmayeur. Sappiamo che come sempre ci sarà tanta battaglia, perché tutti faranno di tutto per cercare di prendersi il nostro scettro. E noi siamo consapevoli di non poter abbassare mai la guardia, di dover dare sempre qualcosa in più per cercare di portarci a casa un altro scudetto o altri trofei. Per raggiungere l’obiettivo serve un mix tra umiltà e consapevolezza della forza del gruppo».
In cosa può crescere Conegliano per vincere ancora?
«Mantenere il livello che abbiamo tenuto in questi ultimi anni cercando di fare qualcosa di meglio rispetto all’anno scorso quando abbiamo perso il trofeo perché ci è mancato qualcosa. Per restare ad alto livello serve continuità su tutto. E già mantenere un buono stato di forma sarebbe importante. Poi, toccherà a me, staff e giocatrici provare a fare meglio dal punto di vista tattico e tecnico».
Conegliano ha cambiato poco: quali i punti forti e quali i deboli?
«Gli ultimi facciamoli scoprire agli altri (sorride, ndr). Sono arrivato da venti giorni e non nascondo la forza del gruppo, anche se le ragazze nuove le sto scoprendo adesso. Con Cekulaev, Folie e Manfredini abbiamo cambiato molto al centro. Più qualche giovane in panchina desiderosa di mostrare il proprio potenziale. Ma il cuore del gruppo è rimasto invariato. E il mix tra gioventù ed esperienza potrebbe essere l’arma vincente. Senza il Mondiale per Club la lunga pausa tra Supercoppa e Coppa Italia ci permetterà di far crescere il livello delle giovani, in attesa del rush finale».
Secondo lei, rispetto allo scorso anno le distanze con le rivali si sono ridotte?
«Difficile da dire, lo deciderà il campo. Milano ha cambiato ancora meno di noi ed erano già una squadra molto forte. Scandicci ha cambiato abbastanza, mentre Novara quella che ha fatto più modifiche di tutte. Detto questo, i valori rimangono molto alti. Milano ha già fatto vedere che gioca a memoria. Bisogna vedere come funzioneranno gli incastri tra le nuove arrivate di Scandicci e Novara. Perché è tutto relativo: l’anno scorso pensavo che Conegliano fosse forte da subito, poi invece ci è capitato di perdere tre trofei. Non basta mettere giocatrici forti in un roster. Si deve incastrare tutto nel migliore dei modi; condizione fisica, motivazioni, la partita giusta nel momento giusto, vedremo».
Trovare stimoli nuovi dopo 10 anni non deve essere facile: può aiutare la presenza a Milano di un collega come Blengini?
«Sono contento arrivino forze fresche. Da parte nostra dovremo fare di tutto per far capire che per entrare nel nostro mondo si deve fare un pochino fatica. Blengini come me all’inizio ha la fortuna di avere una squadra molto forte. Sarà l’ennesima bellissima sfida e noi viviamo di sfide. Anche se non è Santarelli contro Blengini».
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