
Barbolini torna a Novara: "Gli altri crescono, ma l'Italia resta il top"
Cervelli di ritorno ogni tanto ne abbiamo. Per fortuna. Magari non in tutti i settori della società, ma almeno nello sport capita. E in una pallavolo ormai abituata ad esportare in abbondanza conoscenze tecniche, organizzazione e cultura del lavoro, tra allenatori e giocatori/giocatrici in club e nazionali straniere, ritrovare sull panchina di Novara Massimo Barbolini nel campionato italiano femminile che riparte oggi, è un piacere, oltre che un sollievo. «Mi mancava, più di quello che si possa pensare. Perché è sempre facile parlare ma quello italiano, nonostante qualche defezione di troppo resta il miglior campionato al mondo. Provare per credere».
Se lo dice lei che ha avuto tre esperienze in Turchia e una negli States...
«Questo non significa che le altre realtà non stiano crescendo, ma credetemi, il nostro livello è sempre più alto. In Turchia ci sono tre club importanti, contro l’ultima puoi giocare male e vincere lo stesso. In Italia se ti rilassi, perdi con chiunque».
E poi ci sono esperienze ed esperienze...
«Quando pensi di averle viste tutte, ne arriva sempre una che non ti aspetti: ad esempio, non mi era mai capitato di essere esonerato a metà stagione com’è successo quest’anno col Galatasaray. Ma alla fine sono a posto con me stesso. Se uno agisce con coerenza e correttezza nel rispetto del lavoro di tutti e delle ragazze, senza calarsi i pantaloni davanti a quelle che invece condizionano le scelte delle società, va bene così».
Doveva andare ad allenare a Los Angeles e invece è tornato a Novara: cos’è successo?
«Che a un certo punto nella vita devi decidere quali sono le cose più importanti. E le mie esigenze familiari lo sono più di qualsiasi altra cosa. Avrei voluto tanto rispettare l’impegno preso. Ma di fronte a certe contingenze ho cambiato idea. Abbiamo faticato a trovare l’intesa col club americano, ma alla fine ci siamo riusciti. E alla fine, non si possono lamentare visto che hanno scelto uno dei migliori allenatori al mondo, il brasiliano Zè Roberto».
Che effetto le fa tornare in Italia e a Novara dove aveva già allenato per tre stagione dal 2017 al 2020?
«Davvero bellissimo e ammetto che un anno fa quando venimmo a giocare col Galatasary il torneo appena disputato con Chieri, non avrei mai immaginato di avere un’altra possibilità su questa panchina e voglio ringraziare la società per la fiducia».
Anche perché ci sono dei numeri da difendere...
«In effetti, se i miei calcoli non sono sbagliati su circa 1400 partite vissute da primo allenatore in A1 femminile, sono arrivato a 996 partite vinte. E non dico altro. Sto per cominciare la 23ª stagiione - 10 con Perugia, 4 a Scandicci, 3 con Matera e Novara, 1 a Roma e Casalmaggiore ndr - ma lo faccio con l’entusiasmo di sempre anche se con una consapevolezza diversa».
Dall’alto della sua esperienza - 5 scudetti vinti e altri 22 trofei in bacheca, a parte 5 ori e 4 bronzi in Nazionale - quale pensa possa essere il ruolo di Novara in questa stagione?
«L’obiettivo è quello di riuscire dopo qualche tempo a qualificare direttamente Novara per la Champions League, senza aspettare wild card. Ho accettato la sfida proprio con questa ambizione che si porta dietro naturalmente un grande campionato. Provarci, è un dovere per un club come Novara, come quello di arrivare in fondo a tutte le manifestazioni».
Conegliano resta la favorita d’obbligo?
«Ci mancherebbe, vince lo scudetto da 8 anni di fila insieme a tante altre cose, a parte qualche piccolo inciampo la scorsa stagione. Investono e lavorano bene. Noi, almeno quest’anno, dobbiamo fare la corsa su Milano che pure ha cambiato pochissimo e Scandicci che invece ha fatto una mezza rivoluzione. Guardandosi da squadre come Bergamo, che secondo me sarà la rivelazione dell’anno. Mi interessa relativamente vincere gli scontri diretti che fanno notizia. Conta più vincere le partite che devi vincere, con quelle si fa la classifica».
A proposito di Milano, come lo vede Blengini al femminile?
«Secondo me è una scelta molto interessante, sono molto contento. Non ho mai pensato ci fossero differenze tra chi allena gli uomini e chi lo fa con le donne. Un’osmosi del genere può fare solo bene al movimento: se uno è bravo è bravo. Le ragazze possono imparare da diversi sistemi di lavoro».
Parliamo di Nazionale?
«Proviamo»
Che idea s’è fatta della stagione azzurra?
«La finale con la Turchia è stata dolorosa per tutti. Ma quello che va riconosciuto, al netto della follia dei social, è che questa squadra ha giocato un grande Europeo fino al terzo set della finale, dimostrando di saper lottare sempre e comunque. E quando in tre anni vinci 6 medaglie su 6 manifestazioni significa che sei sempre lì. E non puoi pensare di vincere sempre. Poi, certo, il rammarico, il dispiacere resta. Ma questo è un gruppo che può tranquillamente arrivare ai Giochi di Los Angales 2028. Antropova? Deciderà Velasco se farla continuare da schiacciatrice, ma per me ha fatto un grandissimo Europeo».
E Barbolini ci arriva a Los Angeles?
«È presto per parlarne: piuttosto penso che le nuove regole aiutano parecchio a fare scelte di un certo tipo. Tra gli 8 cambi e soprattutto la possibilità di spostarsi in ricezione prima della battuta. Anche se temo che la regola del pallonetto farà parecchia confusione».
Non nei cervelli di ritorno.
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