
Moki De Gennaro esclusiva: “Italia-Turchia? Una bella finale”
È la donna dei record nella squadra dei record, quasi senza saperlo. Perché a lei, Monica De Gennaro, 38 anni da Meta di Sorrento, il miglior libero al mondo a detta di tutto l’ambiente pallavolistico da più di un decennio, in fondo, del ruolo di personaggio interessa meno di zero. Ha sempre avuto una sola passione sin da quando era bambina: giocare a pallavolo. E anche oggi stabilmente ai vertici internazionali per prestazioni, successi e trofei a livello di nazionale e di club, è rimasta schiva, quasi imbarazzata del suo stesso talento, per non parlare dei suoi numeri che la portano a superare complessivamente anche un’icona come il “maestro” Velasco (potete leggere a parte ndr). E proprio insieme a Julio e alle sue compagne d’azzurro da oggi in Thailandia, a Phuket per l’esattezza, insegue l’unico successo che le manca per completare un percorso da sogno, quello al Mondiale. Il debutto (ore 15.30) con la Slovacchia oggettivamente non fa tremare i polsi ma è l’inizio di un viaggio iridato che arriva dopo 12 mesi di vittorie senza sosta, tra i due ori di fila alla VNL e il trionfo olimpico di Parigi, oltre alla striscia vincente di 29 successi consecutivi.
A proposito di viaggi, forse proprio grazie a questa sua discreta riservatezza Monica è così longeva ad altissimo livello, con una carriera cominciata già da piccolissima quando mamma Virginia la portava a vedere le partite della sorella Giusy alla Libertas Sorrento, insieme alla gemella Maria. E da Sant’Agnello altro angolo di quel Paradiso che è la costiera dove vive la sua famiglia, il libero azzurro iniziò il suo percorso dopo aver vinto due titoli giovanili proprio con la LIbertas. Fu il trampolino di lancio perché la notò il Vicenza di Giovanni Coviello in A. Qui Monica divenne “Moki” per l’abitudine di dare un soprannome a tutti, anche se lei non ne era affatto convinta. In Veneto è cresciuta fino a conquistare la Nazionale trovando anche l’amore di Daniele Santarelli, tecnico di Conegliano e Turchia. E in Veneto è decollata con i successi a catena della sua Imoco. E Moki coglie l’occasione per chiarire un luogo comune della sua storia da “Benvenuti al Nord”: «A dire la verità, a Vicenza, non sono mai stata discriminata. Chi scrisse quell’articolo interpretò male le mie parole. Lo sport è un mondo a parte, non vive di quste cose». Le parliamo tra un allenamento e una seduta video a Phuket. Per sua volontà non si può prendere il discorso del futuro in azzurro post-Mondiale perché già si era espressa in un’intervista a Sette (“Questa maglia onora il Paese, ma per me sarà l’ultimo, ho una certa età...”, aveva detto). Ma con lei è difficile essere sicuri di qualcosa, visto che anche quello del 2022 sembrava dovesse essere l’ultimo... Allora ci rifugiamo nel passato.
De Gennaro di Mondiali lei ne ha disputati già tre: 2014, 2018, 2022. Ci racconta quelle esperienze?
«Il primo in Italia è stato il più bello. Per il calore, l’entusiasmo e la passione dei tifosi in giro per il Paese. Giocammo nche una buona pallavolo, alla fine mancò solo la medaglia (le azzurre chiusero al 4° posto, ndr). Il secondo in Giappone, eravamo la squadra più giovane, la sorpresa e arrivammo sino alla finale persa con la Serbia. Ma quell’argento pesa. Infine tre anni fa ad Apeldoorn in Olanda c’erano molte più aspettative: purtroppo i semifinale incrociammo un Brasile che giocò una grande partita eliminandoci. Alla fine ci siamo consolate con il bronzo».
E per questo suo quarto Mondiale che sta per scattare, che sensazioni ha?
«Buone, siamo tutte molto concentrate perché sappiamo cosa ci aspetta. E sappiamo anche che veniamo considerate le favorite dopo un anno di successi e tre medaglie d’oro. Come in VNL ci aspetteranno tutte al varco per batterci e noi dovremo dimostrare di saper superare tutte le difficoltà che incontreremo sulla nostra strada».
Ci sono squadre che pensa possano essere all’altezza di battere l’Italia vista in questi 12 mesi?
«Le stesse che abbiamo affrontato a Lodz nelle finals di VNL: se ti prende la giornata storta puoi trovarti in difficoltà con chiunque. Ogni partita fa storia a sè. Brasile, Stati Uniti, Polonia e Turchia possono far male in qualsiasi momento. Noi pensiamo come sempre ad una patita alla volta, un’avversaria alla volta, a cominciare dalla Slovacchia. Delle squadre del girone ad esempio, conosco meglio il Belgio che so essere una squadra forte in difesa e con i suoi punti di riferimento in attacco. Sarà u avversario ostico».
In questo Mondiale, peseranno più il record di vittorie, le aspettative o l’appagamento post-olimpico che evidentemente non c’è stato?
«Se devo essere sincera del record proprio non mi interessa. È più una cosa giornalistica. Non so nemmeno a quante vittorie di fila siamo arrivate... Alle aspettative degli altri, dell’ambiente, ormai siamo abituate. Sappiamo come affrontarle e in fondo non ci pesano, restiamo concentrate su quello che dobbiamo fare, palla dopo palla. E grazie a Julio abbiamo combattuto dal primo giorno dopo l’oro olimpico il pericolo dell’appagamento che infatti non c‘è mai stato come abbiamo dimostrato sul campo. E ora è tutto più stimolante».
Lei dice sempre che “vincere, aiuta a vincere”: ma come si fa a trovare sempre gli stimoli giusti per riuscirci?
«A volte può capitare di avere meno voglia in allenamento, come capita a tutti di avere giornate storte. Ma poi quando arriva il momento, evidentemente si accende la luce giusta».
Dopo aver superato Francesca Piccinini con 638 presenze in serie A, punta a battere il primato di 548 di Eleonora Lo Bianco in Nazionale?
«Anche qui vi devo deludere: non so quante presenze ho in azzurro e non mi interessa saperlo. I record sono numeri, resto concentrata su quello che devo fare, poi magari tra 20 anni mi renderò conto meglio di quello che sono riuscita a fare».
Se si può sapere, cosa si è detta con suo marito Daniele Santarelli, prima di partire per la Thailandia?
«Che ci vediamo a fine Mondiale (ride ndr). Scherzi a parte ormai siamo abituati. E a dire la verità, sarebbe bello ritrovarsi contro nella finale di questo Mondiale».
Trova delle affinità tra il modello Nazionale di Velasco e quello Conegliano di Santarelli?
«Hanno due modi di lavorare diversi, ognuno le proprie idee su come impostare le squadre e il gioco. Se c’è un punto di contatto riguarda la maniera di gestire le giocatrici, il gruppo, insieme a tutto lo staff».
Ce lo spiega come e dove nasce questo bellissimo rapporto con Paola Egonu, visibile dall’esterno a ogni immagine?
«Paola la conobbi più di 10 anni fa in Nazionale, era il 2015 se non ricordo male. Era molto giovane. E siamo diventate subito amiche. Rispetto ad allora è maturata tantissimo. Quella che vedete voi è solo una piccola parte di Paola. L’altra, quella prevalente è sconosciuta a tutti, molto profonda e alla quale sono molto legata»-
Un legame messo in discussione dalla vecchia gestione azzurra...
«Penso che quella fu una decisione svincolata dal nostro rapporto. È passato e noi pensiamo al presente».
Già, al qui e ora. Al Mondiale.
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