
Egonu spinge l'Italia e avvisa il Brasile: "Siamo pronte. E Velasco..."
La regina è sempre la regina. Discreta, quasi timida, apparentemente introversa. Se potesse, si eclisserebbe volentieri di fronte all’esibizione mediatica che troppo spesso in passato l’ha messa in difficoltà anche a causa di strumentalizzazioni sgradevoli, lei che invece è così schiva. Ma il suo regno, la pallavolo, comincia a non conoscere più confini per le sue lunghe braccia che fanno disegnare alla palla traiettorie tanto precise quanto violente. E dopo l’Olimpiade di Parigi, ecco che si prospetta un’altra conquista, l’ultima che manca al suo palmares ricco già di 5 ori azzurri (1 olimpico, 3 VNL e 1 Europeo) oltre un argento e un bronzo iridati e un altro bronzo europeo. Ma le conquiste importanti vivono di tappe intermedie. La penultima, dopo 5 vittorie di fila ai Mondiali che hanno portato la striscia vincente delle azzurre di Velasco a 34, è la semifinale di oggi - la quarta consecutiva ai Mondiali - con il Brasile (mai battuto prima nella rassegna iridata) di Zè Roberto. Così, la regina Egonu - già 100 punti in 5 partite (con 5 ace e 14 muri) - non si tira indietro, anzi, ci mette il suo volto pulito fasciato dai grandi occhiali scuri per difendere il suo trono e quello di una Nazionale che sembra proprio la nuova Generazione di Fenomeni. Al femminile.
Gabi - la fuoriclasse brasiliana di Conegliano - dopo i quarti vinti con la Francia ha candidamente detto che è molto bello affrontare l’Italia perché è la squadra più forte che abbia mai incontrato: che ne pensa?
«È un onore sentire parlare così della nostra squadra da una giocatrice che è la più forte al mondo nel suo ruolo. La ringrazio, credo che siamo consapevoli che siamo cresciute molto in questi due estati, come squadra e sistema di gioco. Fa piacere che altri lo notino, ma con questa consapevolezza il modo in cui si entra in campo e si gioca non cambia. Sono contenta del percorso che stiamo facendo. L’Italia non ha mai battuto il Brasile ai Mondiali? Non aggiungo altro, sono scaramantica».
Dal punto di vista personale, come ha vissuto questo Mondiale?
«È una competizione tosta perché è lunga, ci sono tanti momenti di stasi, da passare in camera a fare poco o nulla. Non hai a disposizione sempre la palestra per poterti allenare due-tre ore. Quindi prendere il ritmo gara è complesso. Dal punto di vista personale, sono contenta di come sto giocando, di essere presente per la squadra, per il gruppo. E non vedo l’ora di tornare ad allenarmi. Non è che ci sia chissà cosa su cui lavorare qui, però muoversi aiuta a continuare a creare quell’alchimia, quell’automatismo che serve sempre. Un modo di sentirsi, percepirsi essere presenti e spingere. Abbiamo tutte le stesse sensazioni. C’è tanta voglia di campo in questa squadra e lo abbiamo dimostrato con la Polonia. A me allenarmi piace, perché durante il campionato giocando tanto spesso non è che hai il tempo di lavorare su te stessa. Ma la partita è un’altra cosa: la realtà è che non vediamo l’ora di giocare, di vivere tutte insieme queste emozioni spingere».
Questo è il suo terzo Mondiale, cosa le hanno lasciato le altre tre esperienze?
«Nel 2018 siamo partite sinceramente senza pensieri. Nessuno credeva potessimo centrare un risultati, per prime noi: mai pensavamo che saremmo arrivate in finale. Quello è stato un anno magico. Si giocava e si vinceva, quindi si continuava a giocare, e a vincere. Tra noi dicevamo, aspetta abbiamo vinto ancora. Un wow totale, argento compreso. Nel 2022 credo ci fosse tanta aspettativa, anche tra noi stesse. E tutto questo alla fine ci ha sopraffatto. Perché ci mancava ancora quell’esperienza necessaria ad uscire con lucidità dai momenti difficili, come nella semifinale col Brasile».
Dal 2022 a oggi cos’è cambiato?
«È tutto diverso, perché più passano gli anni, più hai la fortuna di giocare determinate partite. Quindi arivi con un altro tipo di consapevolezza, un altro tipo di maturità, lucidità. E comunque avere a fianco giocatrici come Monica De Gennaro che ti aiutano in ogni frangente, fa stare sereni. C’è lei, ci siamo tutte. La differenze tra questi tre mondiali sta tutta qua: la condivisione della responsabilità. Non che prima mi sia mai sentita sola in campo ma adesso si parla, si condivide. Ognuno sa qual è il proprio ruolo e questo aiuta molto di più perché c’è chiarezza».
Merito di Velasco?
«Il suo ruolo in queste due stagioni è stato un tratto capace di unire tutte le nostre caratteristiche, che già c’erano singolarmente. E il suo modo di porsi ha fatto sì che questo gruppo potesse diventare gruppo davvero. La capacità che Julio ha avuto nel mettere ordine, nel definire determinate cose ha fatto in modo che noi potessimo esprimerci ancora meglio».
Secondo lei sono arrivate in semifinale le quattro squadre migliori?
«Sì, sicuramente quelle più attese. E quelle che hanno fatto vedere in campo gioco e valori migliori. Per me è strano non trovare la Serbia che ero abituata ad affrontare ma è normale perché è in atto un ricambio generazionale, come è successo a noi, ma serve tempo. La Cina ad esempio ha fatto una bella VNL ma il Mondiale è una competizione molto più seria. È un percorso naturale che tornerà a coinvolgerci».
Moki De Gennaro dice che c’è una Paola profondissima e sconosciuta a tutti: che ne pensa?
«Ha ragione. La Paola che vedete in campo, che conoscete voi è diversa da quella che frequenta famiglia e amici. E magari si tende ad etichettare una persona come fredda, s...... Ma sul... lavoro non posso essere la stessa, devo pensare a mettere la palla per terra. La Paola profonda c’è ma non tutti hanno la possibilità di conoscerla. Sono questa nel modo diverso in cui mi pongo in situazioni diverse».
Che impressione le fa vedere una giovane come la Nervini inserita già così bene nel vostro gruppo.
«Fa piacere e anche impressione, perché nella mia testa mi sono sempre considerata la più piccola del gruppo. E vedere che c’è Stella, mi fa pensare “caspita non sono più così piccolina”. Sono contenta si sia ambientata bene e che anche in campo si senta a suo agio. Alla fine di una delle partite del girone le ho chiesto: “Stella, ti vedo veramente contenta di essere qui con noi”, e lei mi ha risposto: “Paola sono felicissima, è un sogno: non mi sarei mai potuta immaginare di giocare con voi e invece sono qui...”. Fa strano perché dopo tanti anni che sei in Nazionale si tende a dimenticare che non è una cosa banale poter rappresentare la propria maglia. Stella è forte. Credo che lavorando e facendo Il suo percorso migliorerà, crescerà e diventerà lei il prossimo punto di riferimento di questa squadra. E forse è quello che fa la differenza nel nostro essere gruppo: è anche un’occasione. La nuova entrata che diventa protagonista, è un’ulteriore forza per persone che devono passare 5 mesi insieme e se ci sentissimo a disagio non sarebbe piacevole. Non si farebbe col cuore al 100%. Per questo sarà al suo fianco per sostenerla, come lei sosterrà me».
A proposito di gruppo, è vero che manca tanto tempo, ma pensa possiate arrivare a Los Angeles 2028?
«Chi lo può dire, nessuno lo può sapere....».
La regina, è sempre la regina: discreta.
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