Intervista Fabris, addio alla Lega femminile dopo 20 anni: "La rivoluzione è iniziata, ora..."
Vent'anni esatti. Il 29 settembre del 2006 Mauro Fabris veniva eletto per la prima volta presidente della Lega pallavolo femminile. Oggi, stesso giorno di 20 anni fa, a Venezia - prima del lancio del campionato, domani al Teatro La Fenice - le società del consorzio riunite in assemblea eleggerà i nuovi componenti del CdA, presidente compreso. Fabris lascerà l’incarico e passerà alla guida di Spike Media, la società che gestirà i diritti marketing e media della Lega. I due candidati per sostituirlo sono Massimo Beduschi, CEO & Chairman di WPP Media Italia, e Vito Cozzoli, AD di Autostrade.
Fabris che percorso è stato?
«Sicuramente non una passeggiata di salute. Quando venni coinvolto, trovai grande conflittualità interna e per questo chiamarono un esterno. La pallavolo femminile nonostante il Mondiale vinto nel 2002 era coperta mediaticamente dall’eco della Generazione dei Fenomeni al maschile, c’era poca copertura tv e pochi investimenti. La mia fortuna è stata proprio quella di non essere espressione di questo mondo autoreferenziato, che mi ha consentito di fare scelte controcorrente. Ora è giunto il momento di passare il testimone. È stata un’esperienza esaltante, faticosa ma ripagato da risultati inimmaginabili. Da Cenerentola della pallavolo e dello Sport italiano siamo diventati “il Campionato più bello del Mondo”, il più seguito sui social dopo la Serie A di calcio».
Oggi che movimento lascia?
«Penso di aver contribuito a compiere una vera rivoluzione, qualcosa di grande per lo sport italiano. Dalla scelta del “campo rosa”, per un’identità visiva e valoriale inconfondibile, alla scommessa su LVFTV, la prima tv di una lega sportiva. Fino alla dura battaglia contro il “doping amministrativo” che ha garantito solidità, sostenibilità e assoluta credibilità al nostro campionato cacciando chi non pagava stipendi. Così siamo riusciti ad attrarre nuovi, importanti investitori, fino alla storica nascita di Spike Media, in cui ha investito il Fondo NJF».
Quali novità nell’immediato?
«Manderemo gratis su tutti i device dei followers di atlete e società 3 partite per ogni turno di campionato. E grazie ad un investimento importante per noleggiare un macchinario speciale, a fine partita, ogni giocatrice di A1 e A2 riceverà tutti gli highlights delle azioni più importanti che le riguardano in modo da agevolare il loro interesse a realizzare storie ad hoc sfruttando un bacino di 30 milioni di followers, anche monetizzabili. Il potenziale di Spike Media è immenso, al punto che altri sport sono interessati a replicare questo modello, come Lega basket di serie B e ciclismo».
Oggi verrà eletto il suo sostituto, come finirà secondo lei?
«Chiunque vinca dovrà continuare sulla strada delle scelte innovative. Sono convinto fosse il momento di eleggere una donna capace, peraltro già individuata, ma i club hanno deciso diversamente. Quello che mi dispiace è la spaccatura causata da interferenze politiche e federali inaccettabili. Che non hanno senso. Prima non interessavamo a nessuno. Andrà sanata dopo il voto».
Si vuole spiegare meglio?
«Con il presidente Manfredi non ho nulla di personale. Io difendo solo gli interessi dei club. E lo faccio quando improvvisamente mi ritrovo un’A2 zoppa a 17 squadre per accogliere il Club Italia dopo la garanzia che in caso di retrocessione andasse in A3; quando si parla di un’A1 a 12 squadre, quando dopo aver approvato il calendario si propone una partita All Star-Italia il 9 ottobre alle 17 al PalaEur per gli 80 anni della Fipav alla vigilia della 2ª giornata di campionato, oppure quando nello statuto viene inserita la norma che tutti i dirigenti devono essere tesserati, come se dovessimo essere messi tutti sotto controllo. Una vicenda per la quale siamo all’Antitrust e senza dimenticare il contratto già firmato e fatto saltare con Wilson per un nuovo pallone già approvato da Cev e Fivb».
Preoccupato per la fuga di talenti all’estero?
«Sì, perché a maggior ragione i club dovrebbero essere messi nelle condizioni di trovare le risorse necessarie per rimanere competitivi, di poter pagare certi ingaggi, mentre sta tornando la Russia. E se anche le straniere dovessero andare via, come si potrà garantire la crescita delle ragazze italiane? In fondo i club chiedono solo di essere autonomi nel loro operato».
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