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Atletica - Il libro di Colasante su Bruno Zauli

Atletica - Il libro di Colasante su Bruno Zauli

Presentato stamane al Coni: Bruno Zauli, il più colto uomo di sport. L'autore: «Concepì lo sport nelle scuole ancor prima della Seconda Guerra Mondiale»

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giovedì 3 marzo 2016 18:01

ROMA - (Ansa) Se l'Italia ha ospitato due edizioni dei Giochi olimpici, Cortina '56 e Roma '60, grande merito va anche a Bruno Zauli, atleta, medico, giornalista e soprattutto dirigente sportivo della Federazione italiana di atletica leggera prima, del Comitato olimpico nazionale poi. A più di 52 anni dalla sua improvvisa scomparsa, Bruno Zauli torna ora a vivere nella biografia scritta da Gianfranco Colasante e presentata oggi nel Salone d'Onore del Coni alla presenza, tra gli altri, del numero uno dello sport italiano, Giovanni Malagò, del segretario generale Roberto Fabbricini, del membro del Cio, Mario Pescante e del rettore dell'Università degli studi di Roma "Foro Italico", Fabio Pigozzi. "Chissà cosa sarebbe stato il Coni - ha osservato Malagò - senza l'opera risanatrice di Giulio Onesti (storico presidente del Comitato olimpico, ndr) che ha fatto diventare il nostro comitato il più prestigioso a livello internazionale. Il prestigio è dato dagli uomini e fra questi, accanto a Onesti, c'era Zauli. Un gigante che ha lasciato una traccia sotto gli occhi di tutti. Di fronte a simili personaggi, è gioco forza fare un passo indietro e cercare di copiare le loro idee ancora valide, i loro principi e valori: correttezza e schiena dritta, qualcosa a cui mi ispiro". Pescante ha ricordato il rapporto tra Onesti e Zauli, uniti da tanti aspetti comuni: "Insieme - le parole dell'ex presidente del Comitato olimpico nazionale - hanno fatto grande il Coni, mi piacerebbe mettere l'immagine di Zauli accanto a quella di Onesti nel Salone d'Onore". L'autore ha rimarcato uno dei principali meriti di Zauli: "Lo sport nella scuola nasce nella sua testa molto prima della seconda Guerra Mondiale - ha sottolineato Colasante -, ci lavorò moltissimo, all'epoca era un tema molto difficile, erano gli anni del bianco e nero, il Paese era diviso tra don Camillo e Peppone, Bartali e Coppi. Quello di Zauli, più di un sogno, era una missione".

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