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Atletica - Ostruzionismo contro Schwazer

Atletica - Ostruzionismo contro Schwazer
© LEADES

Iaaf e Wada, la catena delle omissioni non si spezza nemmeno dinanzi al Tribunale di Bolzano. Le provette non sono arrivate a Parma. E dal Tas, dopo cinque mesi e mezzo, deludente motivazione della squalifica inflitta al marciatore azzurro. Periti al lavoro a Torino

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 di Leandro De Sanctis

martedì 31 gennaio 2017 15:58

Nel caso Schwazer, parafrasando la celebre commedia di Eduardo, le scuse non finiscono mai, anche se pur sempre di esami si tratta. Test che, strano ma vero, in questo caso è la difesa e non l’accusa a volere. Con una tempistica in linea con tutte le anomalie ormai acclarate e ben più che sospette di questo caso, ieri si sono registrati ulteriori colpi di scena che aiuteranno a consolidare gli elementi globali in possesso del Tribunale di Bolzano, dove si è aperto il processo che vede l’ex marciatore azzurro indagato per doping. In realtà più passa il tempo e più succedono cose che rafforzano i dubbi sulla limpidezza del caso di doping scaturito dal controllo a sorpresa dell’1 gennaio 2016.
Oggi come è noto si apre l’operazione dna, ostacolata in ogni modo dalla Iaaf (la Federazione Internazionale di atletica), che continua a dimostrare di non avere interesse e voglia di far chiarezza. Anzi... A Torino il perito chimico Marco Vincenti, scelto dal Giudice Walter Pelino insieme con il colonnello Lago del RIS di Parma, verificherà la compatibilità dei livelli ormonali del prelievo di Capodanno 2016 con il profilo di Schwazer “fotografato” da precedenti e successivi controlli. Un’analisi che la Iaaf ha ostacolato in ogni modo, praticando un ostruzionismo di fondo che sta irritando notevolmente il Gip. Il nome del perito Iaaf (il l’austriaco Gunther Gmeiner) è uscito fuori solo il 25 gennaio, e dato che oggi il professore era impegnato “inderogabilmente” la Iaaf ha chiesto un ulteriore rinvio. Ma stavolta la manovra Iaaf, sfrecciata sempre con semaforo verde dinanzi al Tas, si è fermata al rosso imposto dal Gip di Bolzano. Ma non è finita qui, perchè la Iaaf ha provato anche a chiedere che per l’analisi fosse usata solo una piccola porzione del campione e che tutto restasse presso il laboratorio di Colonia, mettendo in dubbio le capacità e la serietà del RIS di Parma. Non proprio una mossa diplomaticamente azzeccata e rispettosa del Tribunale italiano. Per finire, chiedendo il dissequestro del campione, si è registrato il “balletto” tra Wada e laboratorio di Colonia: la Wada ha chiesto il trasferimento della provetta, il laboratorio ha detto di non poterlo fare senza prima aver ascoltato il parere del legale e aver ricevuto un ordine diretto del giudice tedesco. Insomma, le provette non sono arrivate.
L‘avvocato Brandstaetter, difensore di Schwazer, ha denunciato ad alta voce l’ostruzionismo continuo per ostacolare quella che potrebbe rivelarsi la prova decisiva: «E’ un’ opposizione squallida, fatta di piccole furbizie e mezzucci».
Tas, Iaaf, Wada: la catena di...custodia di questo caso non si spezza nemmeno dinanzi ad un Tribunale. Per tacere del persistente silenzio sul fronte delle istituzioni sportive italiane. 
Il Giudice Walter Pelino ha assolto invece con rigore il suo ruolo, senza lasciarsi influenzare e valutando ogni passaggio nell’ambito del processo che si è andato delineando, con ogni tessera del puzzle che occupa un posto preciso nel disegno. Il Giudice ha rigettato le istanze, ribadendo che sarà il colonnello Giampietro Lago a stabilire la quantità di urina necessaria per l’analisi, precisando che le provette dovranno essere trasportate da Colonia integre, senza travasi di sorta e che sarà cura del RIS di Parma garantirne la custodia da quando avverrà la consegna. Pelino ha anche trovato singolare che la Iaaf si ponga sotanto ora il problema della sigillatura del campione A, per lunghi mesi rimasto non sigillato presso il laboratorio di Colonia (dove invece il “B” era stato sigillato). Pungente nel chiedersi in che modo avrebbe potuto esserci il rischio di manipolazione maggiore di quanto non ci fosse prima. 
Non bastasse tutto questo a movimentare la vigilia di una fase cruciale del processo, ieri è arrivata improvvisamente anche la motivazione, invero assai deludente tenuto conto dei cinque mesi e mezzo che ci sono voluti per diffonderla, con cui il Tas squalificò per otto anni Schwazer, lo scorso agosto a Rio, dove la Iaaf aveva chiesto (e naturalmente ottenuto) di dirottare l’udienza originariamente prevista a Losanna. Motivazioni che si possono riassumere con la “colpa” di Alex Schwazer, di non aver saputo dimostrare come la sostanza proibita sia entrata nel suo corpo. Beh, se l’imputato non si è dopato, difficile che possa sapere come nelle sue urine siano finite molecole steroidee...

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