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Su la testa: così L’Aquila torna in volo

Su la testa: così L’Aquila torna in volo

Il presidente Chiodi: «Compiamo 90 anni e non molliamo». Il tecnico Morgia: «Qui il calcio vero, non la plastica della A»

 Xavier Jacobelli

domenica 19 febbraio 2017 12:17

L’AQUILA - Il presidente dell’Aquila Calcio si chiama Corrado Chiodi, ha 54 anni, è di Roio, località del capoluogo abruzzese che comprende quattro frazioni e appartiene alla seconda circoscrizione comunale. Il 6 aprile 2009, l’epicentro del terremoto fu localizzato nel territorio di Roio, in località Colle Miruci. Il sisma rase al suolo tutto. Il presidente, iscrittosi alla Camera di Comercio nell’81 come artigiano, è il titolare della Fratelli Chiodi srl, 80 dipendenti, una delle imprese impegnate nella ricostruzione: interventi programmati per 40 milioni 524 mila 806 euro; finanziamenti erogati sinora: 32 milioni 744 mila 9 euro (dati ufficiali dal sito opendataricostruzione. gss.it). Annota: «L’Aquila è il cantiere più grande d’Europa: vi lavorano 15 mila persone. Siamo arrivati al sessanta per cento della ricostruzione nel centro storico. La strada è ancora molto lunga e il lavoro che ci resta da fare è immenso. Ma noi non siamo gente che si pianga addosso».

CASA DI LEGNO - Sono trascorsi 2.876 giorni dal sisma. Il presidente vive ancora in una casa di legno. «I miei non se la sentono di rientrare in un edificio di cemento armato. Soprattutto, dopo il 18 gennaio e dopo le quattro scosse di grado superiore al quinto. Da noi, per precauzione, dormono anche alcuni amici. Li capisco benissimo». Per comprendere che cosa significhi vivere all’Aquila oggi, bisogna tenere presente che in ogni conversazione, irrompe lo spartiacque del tempo: «prima del terremoto» o «dopo il terremoto» è l’intercalare costante. Per capire che cosa significhi vivere all’Aquila oggi, non bisogna mai dimenticare quattro date (6 aprile 2009, 24 agosto 2016, 30 ottobre 2016, 18 gennaio 2017) e migliaia di maledette scosse che non finiscono mai. SENZA BARRIERE. Tant’è vero che, dopo il 18 gennaio, causa inagibilità degli edifici precedentemente occupati, sia la Fratelli Chiodi sia l’Aquila Calcio hanno dovuto cambiare le rispettive sedi. Il club si è acquartierato all’interno dello Stadio dell’Acquasanta intitolato al Gran Sasso e a Italo Acconcia, centrocampista aquilano negli Anni Quaranta e Cinquanta, indimenticabile tecnico delle giovanili azzurre. L’impianto è stato ricostruito fra il 2010 e il 2016. Costo dell’opera 3 milioni 793 mila 653 euro e 92 centesimi. Segni particolari: senza barriere. Terreno sintetico di ultima generazione. Dotazioni richieste al club: 100 telecamere per la videosorveglianza e servizio steward. Capienza: 6.763 posti.

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TAVECCHIO E SIBILIA - Tre settimane fa, sono venuti in visita Tavecchio e Cosimo Sibilia, neopresidente della Lega Dilettanti. Hanno promesso all’Aquila la gara di una nazionale giovanile. Chiodi ricorda gli effetti devastanti dello scandalo scommesse Dirty Soccer. Era il 2015: «A causa della responsabilità oggettiva, alla fine siamo stati penalizzati con 7 punti (l’accusa ne aveva chiesti 32) e 150 mila euro di multa, mezza squadra a gennaio se ne voleva andare e, per sovrammercato, abbiamo pure perso i playout con il Rimini, retrocedendo in D. Ma nel 2017 compiamo 90 anni e noi non siamo gente abituata a mollare. Anche se abbiamo trovato debiti con l’Erario per 1 milione di euro, il budget annuo per la squadra è di 600 mila euro e la gestione ci costa 400 mila euro a stagione. Anche se, quando le cose andavano male, lo slogan dei tifosi era uno solo: o vincete o lasciate. Contiamo di vincere e di non lasciare, sebene il nostro giorne sia molto competitivo». Chiodi cita Massimo Mancini, il vicepresidente e gli altri soci: Stefano Cipriani, Tonino Brunamonti, Giuseppe Mililli. «Oggi siamo quarti in classifica nel girone G della serie D, a quattro punti dalla capolista Rieti. Ce la giocheremo sino alla fine. Il nostro valore aggiunto? Si chiama Morgia». 

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